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Le foibe e il silenzio di allora

Quest’anno, in occasione della giornata della memoria che ricorda la Shoa, si è parlato molto del dramma delle Foibe, ma in modo spesso strumentale e fazioso, quasi comparandolo allo sterminio degli Ebrei. Mi sembra opportuno qualche chiarimento, ora che le polemiche si sono attenuate e prima che comincino quelle che si riaccendono abitualmente nei dintorni del 25 aprile.

La storiografia ha accertato che nell’autunno del 1943 e nel maggio-giugno del 1945 nei territori della Venezia Giulia, in particolare in Istria, vennero eliminati sommariamente migliaia di Italiani (circa 10.000 persone) fascisti e non fascisti dall’esercito iugoslavo, da formazioni partigiane slovene e croate, e da una parte della popolazione autoctona. Non tutti vennero "infoibati" nelle cavità carsiche: la maggior parte morì per fame, per malattia o per fucilazioni nei campi di concentramento iugoslavi.

La causa principale di questa "pulizia etnica" fu la decisione iugoslava di annettere la regione alla nuova Repubblica titina, facendo valere il peso della maggioranza slava (vedi Giovanni Sale, padre gesuita, in La civiltà cattolica, 21 febbraio 2004, p. 327).

La seconda causa fu la reazione dei combattenti e della popolazione contro le nefandezze compiute dai fascisti durante il ventennio, in particolare nell’Istria e nelle isole dalmate, e la dura e violenta occupazione nazifascista della Iugoslavia negli anni ‘41-’43; nel 1941 "la violenza dello Stato fascista toccò apici di parossismo: internamenti di massa di civili sloveni e croati, arresti a valanga di antifascisti italiani, rappresaglie di stampo nazista con esecuzioni collettive e incendi di villaggi, insediamento di organi polizieschi come l’Ispettorato Speciale di P.S. dove si torturavano anche le donne incinte, pogrom di aggressioni e devastazioni contro la comunità israelitica di Trieste... Una violenza indiscriminata e suicida incalzata dalle direttive impartite da Mussolini a Gorizia nel 1942... II 1941 preparò il disastro del 1943, l’occupazione nazista, le foibe istriane dopo l’armistizio" (Galliano Fogar, in Foibe e deportazioni, in Qualestoria 1989. Fogar viene considerato uno degli storici più preparati sulla questione, e certamente il più documentato).

Bogdan Novak, storico sloveno anticomunista emigrato negli Stati Uniti, nota che altre etnie subirono la stessa sorte degli italiani e forse anche peggiore: "Durante l’inverno ‘44-’45, quando ormai Tito aveva imposto il suo dominio sulla parte orientale della Jugoslavia, interi reparti cetnici furono massacrati. Alla fine della guerra, tra il maggio e il giugno del 1945, intere divisioni di ustascia e domobranzi furono liquidate sommariamente con le armi automatiche... La situazione nella Venezia Giulia era identica" (B. Novak, Trieste 41-45, La lotta politica, etnica e ideologica, Mursia. Milano 1973, pp. 176-180).

Diego de Castro, che ricopri i1 ruolo di consigliere politico italiano presso il Governo militare alleato che amministrava il ‘Territorio libero di Trieste’, concorda con Novak: "Dal 24 al 31 maggio 1945 furono massacrati almeno diecimila jugoslavi (domobranzi e cetnici) senza processo, nella foresta di Kocevje, dopo che gli inglesi li avevano consegnati ai partigiani di Tito" (D. de Castro, La questione di Trieste, Lint, Trieste 1981, vol. I, p. 212, nota 445).

Potrei citare sul punto numerosi altri storici, ma la questione è un’altra. Perché nonostante la numerosa e documentata storiografia, incominciata subito dopo la guerra, è calato il silenzio politico sulle foibe per quasi 50 anni?

Il Governo militare alleato sapeva e ha taciuto. Anche il Governo italiano sapeva e non ha neppure protestato. Nulla fece in sede di trattato di pace (Benedetto Croce parlò di clausole che mortificavano la dignità dell’Italia), né sollevò obiezioni quando cominciò l’esodo forzato di 350.000 Italiani dalla Dalmazia. Il padre gesuita Giovanni Sale, nell’articolo citato, dà questa spiegazione: "Furono in realtà motivi di ordine politico nazionale e internazionale che imposero tale imbarazzante silenzio su quanto era accaduto agli Italiani in quelle zone di confine. Innanzi tutto fu la nuova collocazione della Jugoslavia nello scacchiere politico strategico dell’Europa (la rottura con Stalin e l’avvicinamento di fatto agli Stati Uniti) che spinse le potenze occidentali, e tra queste anche l’Italia, ad assumere nei confronti di Tito un atteggiamento più morbido" (G. Sale, ibidem, p. 334).

Inoltre agli inizi del 1945 il Governo di Belgrado aveva chiesto all’Italia l’estradizione di soldati e ufficiali italiani accusati di aver compiuto crimini di guerra durante il periodo della occupazione nazifascista della Jugoslavia nel ‘41-’43. "Questo fatto naturalmente imbarazzava molto il Governo di Roma... la maggior parte degli ufficiali indicati nelle liste trasmesse da Belgrado era stata immessa nelle unità del ricostituito esercito italiano, mentre altri occupavano addirittura posti di rilievo nell’amministrazione dello Stato... Inoltre non si credeva possibile che soldati italiani potessero aver commesso azioni così delittuose e perpetrato massacri cosi efferati come quelli che venivano addebitati ad essi. Da fonti documentali credibili risulta invece che i buoni e pacifici soldati italiani si lasciarono andare ad azioni di questo tipo... Quello dei massacri compiuti dall’esercito italiano nei Paesi di occupazione è ancora un brutto capitolo della storia patria tutto da riscrivere... In ogni caso il Governo italiano ritenne opportuno di non sollevare la questione delle foibe e degli eccidi nella Venezia Giulia, nella speranza che anche quella sui presunti crimini di guerra venisse in qualche modo insabbiata... Così di fatto avvenne: l’Italia acconsentì a dimenticare i massacri delle foibe in cambio della assoluzione morale concessa in sede internazionale per le ‘irregolarità’ (sic!) compiute dai propri soldati durante la guerra" (G. Sale, ibidem, pp. 337-338).

lo credo che l’analisi di padre Sala sia sostanzialmente corretta. Dimenticare quei terribili fatti faceva comodo a tutti, scrive Sala. Purtroppo è stato così. Ma ora che la guerra fredda è finita e molto tempo è passato, è giusto ricordare la tragedia degli Italiani istriani e dalmati nelle sue esatte proporzioni, insieme alle vere cause che la determinarono, senza strumentalizzazioni, e ricordare anche la inadeguatezza dei Governi, dei Partiti e dei giornali che ebbero la grave responsabilità del silenzio.