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Ferrovie: tanta pubblicità, ma i servizi?

La testimonianza sconsolata di un utente delle ferrovie.

Il recente avvio di privatizzazione di servizi pubblici ha provocato fenomeni mediatici dall’indubbio fascino. Settori statali (poste e ferrovie in testa) finora vittime delle più crudeli maldicenze, sempreverdi soggetti di luoghi comuni e barzellette (Fs=Fuori Servizio, eccetera), hanno nel loro avvio di privatizzazione scoperto la pubblicità. Trenitalia, ad esempio: pubblicizza se stessa in televisione, paragonando un viaggio in treno ad uno in macchina attraverso la nebbia; associa l’uso di carte speciali ("Club Eurostar", "Intercity card"…) destinate a ristrette e benestanti categorie di utenti a raccolte punti con ricchi premi; trasforma le grandi stazioni in shopping center ove passare l’intera giornata, e gli interni e gli esterni dei treni in cartelloni pubblicitari; se fortunosamente il treno è in orario ce lo sottolinea, e un altoparlante, dopo averci ringraziato di aver viaggiato con Trenitalia, ci avvisa: "Treno in orario!".

Ma in tutto questo surplus di offerte aggiuntive che certo non critichiamo, che fine hanno fatto i servizi originari, quelli per così dire primari? Quelle che seguono sono esperienze individuali capitatemi nel 2004, frutto di un uso personale del servizio ferroviario, quindi opinabili. Vanno prese per semplici testimonianze, alle quali altri utenti-consumatori potranno trovare (o non trovare) riscontro nelle loro altrettanto personali esperienze.

Primo episodio. Un viaggio di media durata, da Bologna a Rovereto con cambio a Verona: 3 ore in tutto, effettuato la sera del primo lunedì primaverile. Il treno parte da Bologna con 10 minuti di ritardo, per aspettare 3 (tre) persone che giungono di corsa da un Eurostar. Nonostante il ritardo (sono quasi le 20), confido nei 15 minuti a disposizione promessimi dall’orario per prendere la coincidenza a Verona. Se non sono quindici minuti, saranno cinque, penso, e poi il treno ha tutto il tempo per recuperare. Così non è, ed anzi il treno accumula altri 10 minuti di ritardo.

La cosa per me e per altri si fa grave, perché il treno che dobbiamo prendere a Verona è l’ultimo che ferma a Rovereto. Non arrivando il controllore, per una volta vado io a cercarlo per sapere se può chiedere al capostazione di Verona di ritardare di 5 minuti la partenza del regionale Verona-Bolzano. Sembra assurdo, ma in questi mesi di allarme terrorismo e molto spesso eccessivo (quanto sgradevole) ipercontrollo, il controllore non si trova. Dal primo all’ultimo percorro tutti i vagoni, senza trovar nessuno. Ad Ostiglia salgono degli agenti Polfer, e un po’ vergognandomi chiedo a loro. Mi rispondono che "su questo treno è facile che non ci sia il controllore", mentre per il mio problema avvisano il macchinista, che dichiara che non c’è nulla da fare, se non una corsa a Verona nella speranza di non si sa bene cosa… Angustiato, a Verona tento l’impresa, ma come da copione il regionale è già partito.

Mentre aspetto che qualcuno da Rovereto mi venga a prendere (e se qualcuno non ha nessuno che venga a prenderlo?) cerco l’Ufficio macchinisti per riferire per lo meno l’accaduto. Due dipendenti FS mi dicono che l’Ufficio veicoli al momento è occupato, e che la mia disavventura è abbastanza normale, perché il controllore del treno non li ha avvisati del ritardo (hai voglia, non c’era!). Comunque - aggiungono - rispetto a una volta sarebbe stato molto più difficile far aspettare il regionale perché avrebbero dovuto avvisare i superiori, probabilmente irreperibili a quelle ore.

Ma da quando sarebbero peggiorate le cose? Risposta tagliente: "Da quando hai iniziato a vedere le pubblicità che tutto va bene". Trovo indiretta conferma di ciò all’Ufficio veicoli, dove incontro altri utenti che si lamentano per altri problemi, come la sala d’aspetto chiusa e il bagno solo a pagamento. Anche qui la risposta è laconica: "Non ci sono più le coincidenze di una volta…".

Secondo episodio. Esiste, o meglio esisteva fino al dicembre del 2003, la possibilità per gli utenti FS che utilizzano frequentemente il treno di acquistare una carta, in vendita a 50 euro, che oltre a più o meno inutilizzabili sconti, permetteva di pagare la tariffa ragazzi (scontata del 50% rispetto a quella intera) sui treni a bassa frequentazione, denominati "treni verdi". Questi, in genere regionali o interregionali, di certo non abbondavano (per la tratta Bologna-Rovereto un solo treno per l’andata ed uno per il ritorno al giorno), ma con un bel po’ di flessibilità era garantito, nonostante l’alto costo iniziale, un buon risparmio. Era ovvio l’utilizzo della carta da parte di una ben definita categoria di utenti: gli studenti fuori sede. Ma dal gennaio scorso la suddetta carta, denominata "Amicotreno" ed esistente dal 1997, non è più in vendita, con un immediato raddoppio dei costi di trasporto su rotaia per i molti (ex) possessori della carta.

Numerose quanto ovvie sono giunte le proteste alle ferrovie, alcune delle quali riportate su "Amicotreno", mensile del trasporto regionale in abbonamento gratuito ai possessori della carta. Le risposte ad un disappunto generale di fronte all’abolizione della carta lasciano però perplessi. Nel numero di marzo 2004 leggiamo: "Contemporaneamente alle consuete dichiarazioni di apprezzamento, [la tessera] ha originato delle manifestazioni di insoddisfazione: una concreta testimonianza ci viene dai tanti reclami in cui si lamentano le limitazioni all’utilizzo del prodotto determinate dalla riduzione dei treni verdi o dalle integrazioni tariffarie introdotte in molte città regionali". Come dire: vi siete lamentati perché abbiamo ridotto i treni verdi? Ora ve li togliamo del tutto!

Il pezzo poi continua: "Vale la pena di ricordare un’altra non trascurabile considerazione: in sostanza, questa offerta commerciale ha raggiunto l’obiettivo per cui era stata ideata, ovvero orientare una parte della nostra clientela verso i servizi meno utilizzati". Insomma, la carta era una carota per farci prendere i treni meno utilizzati; ora ci siamo abituati a prenderli e quindi continueremo a farlo anche al doppio del prezzo.

Tempo fa, chiamando il numero verde di "Amicotreno", alle mie lamentele una signorina rispose che avrei dovuto protestare con chi aveva voluto le privatizzazioni. Riprovando qualche giorno dopo, un’addetta più fedele all’azienda scaricò invece le colpe sui trasporti regionali, vagheggiando di future, indefinite iniziative promozionali.

E, a proposito di trasporto in regione, un terzo, brevissimo e conclusivo caso: è normale che il biglietto Rovereto-Trento costi pochi centesimi in meno rispetto a quello Rovereto-Bolzano o Rovereto-Verona, dal chilometraggio almeno triplo? E’ normale che se da Rovereto debbo andare a Mezzocorona mi convenga fare il biglietto per Salorno, che è la fermata successiva a Mezzocorona?