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La storia infinita dei bond argentini

Dalle trattative col governo argentino alla partenza delle azioni legali nei confronti delle banche.

I bonds argentini.Molti piccoli risparmiatori ci chiedono con insistenza a che punto è la vertenza concernente i bonds argentini e quelli Cirio e Parmalat, che la Federconsumatori di Trento ha deciso di portare avanti con l’ausilio di un pool di legali.

Ebbene, per quanto riguarda lo stato della vertenza, occorre distinguere due ambiti entro i quali ci stiamo muovendo: uno internazionale, attraverso il CITA (Comitato Italiano Titoli Argentini) che tratta direttamente col Governo argentino; e uno locale, l’ufficio legale Federconsumatori, che sta per avviare le azioni legali nei confronti delle banche che non hanno rispettato il regolamento della Consob per quanto riguarda le informazioni da dare ai risparmiatori e per tale ragione si chiede l’invalidità degli ordini di acquisto effettuati e il diritto ad essere risarcito dei danni, e ciò nella misura almeno pari all’ammontare dell’investimento, più gli interessi legali e la rivalutazione monetaria.

Per quanto riguarda il primo ambito, va detto che l’Argentina, la prima e maggiore responsabile del mancato pagamento dei bonds, ha poca intenzione di assolvere il debito. L’Argentina sta attraversando un momento abbastanza positivo dal punto di vista economico e dunque questa sua indisponibilità sta preoccupando non solo il F.M.I., ma tutti gli Stati con i quali ha fatto debiti. L’ultima proposta di quel Governo, che ha irritato tutte le controparti, è stata quella di rimborsare l’80% del capitale versato in 20 anni senza interessi!

Da parte delle banche e dei fondi di investimento dei Paesi interessati, compresa la Consob, è stata invece elaborata un’ipotesi di risanamento che prevede il rimborso per le banche e per i fondi di investimento in 10-20 anni e per i singoli risparmiatori in 5; il rimborso riguarderebbe sia l’intero capitale investito sia gli interessi maturati.

Il CITA valuta positivamente tale proposta, che, per il momento, non è stata ancora presa in considerazione dal Governo argentino.

Per quanto riguarda l’ambito locale, alla luce dell’accordo (fissazione del primo incontro col singolo risparmiatore e applicazione del minimo della tariffa in caso di soccombenza ), raggiunto con un pool di legali che hanno accettato di collaborare con la Federconsumatori per la risoluzione della vertenza, va puntualizzato che:

- dal 22 maggio al 16 luglio i legali hanno incontrato circa 100 risparmiatori in ordine ai bonds argentini, ma anche Cirio e Parmalat;

- le banche coinvolte sono state per l’80% Casse Rurali e per il 20% banche commerciali;

- dalla fine di luglio ad oggi sono state inviate alle banche circa 45 lettere di diffida e ne verranno inviate ancora una ventina, in base alle pratiche espletate finora.

L’atteggiamento delle banche, dopo l’invio della diffida, non è stato univoco. Mentre le banche commerciali hanno mostrato segni di apertura ad un’eventuale transazione, le Casse Rurali hanno adottato come strategia il silenzio, oppure una scarna risposta, affidata allo studio dell’avv. Galgano, che proclama la correttezza della banca nell’operazione.

Ci preme rilevare come nell’incontro della primavera scorsa con i responsabili della Federazione delle Cooperative e delle Casse Rurali, questi abbiano mostrato apparentemente una certa sensibilità alla problematica: ma di fronte alla proposte concrete (creare un comitato etico per vagliare i casi in cui i risparmiatori sono stati indotti all’investimento con grave responsabilità da parte della Cassa Rurale, oppure di ritirare il titolo pagando al consumatore il capitale), hanno invece mostrato una totale indisponibilità. Comunque, terminato il tempo richiesto per rispondere alle missive inviate dai legali alle diverse banche, inizieranno le prime cause.

Il lavoro di questi mesi ha permesso ai legali di valutare la possibilità di svolgere azioni giudiziarie che, interessando situazioni omogenee (esempio, bonds argentini) riguardano la stessa banca (ad esempio, la Cassa Rurale di Rovereto) e quindi vi sarebbe la possibilità di svolgere una specie di azione collettiva.

Lo studio della normativa vigente ha condotto infatti i legali a ritenere assai probabile l’ammissibilità di tale azione, deducibile dal nostro ordinamento, laddove recita: "Più parti (nel nostro caso i risparmiatori che hanno investito in bonds argentini) possono agire nello stesso processo quando la decisione dipende dalla risoluzione di identiche questioni" (nel nostro caso, mancata informazione, operazioni non adeguate, conflitto d’interessi, ecc.). Nel caso di percorribilità di tale azione verrebbero notevolmente abbattuti i costi della causa in caso di soccombenza, in quanto il costo verrebbe ripartito tra tutti coloro che muovono l’azione giudiziale contro la singola banca; inoltre si tratterebbe del primo caso in Italia di azione collettiva nei confronti delle banche.

Finora ci sono state sentenze riguardanti i bonds (Mantova, Bari, Avezzano) che hanno interessato singoli risparmiatori nei confronti di singole banche.

Invitiamo quanti ancora non si sono rivolti al nostro ufficio legale a contattarci immediatamente per poter essere inseriti nell’elenco di coloro che lamentano una scarsa informazione da parte della banca, in merito alle operazioni relative ai bonds argentini, Cirio, Parmalat, e vogliono usufruire dell’azione collettiva.

Chi vuole utilizzare tale iniziativa deve:

- fornirsi della documentazione necessaria da sottoporre ai legali;

- procurarsi presso la sede Federconsumatori in Via Muredei 8 a Trento il modello per richiedere alla banca la documentazione relativa al proprio titolo, un modello utilizzabile anche per evitare la prescrizione del proprio diritto;

- fissare l’appuntamento per il primo incontro con i legali presso la sede dell’associazione, telefonando al n° 347-8405352.

La Telecom ci riprova. S. M. di Trento ci chiede come comportarsi di fronte alla richiesta da parte della Telecom di pagare quanto lo scorso anno era stato sospeso nella cosiddetta "bolletta pazza" a causa dei prefissi 709, 899, 166, ecc.

All’epoca si era raggiunto un accordo fra la Telecom e le associazioni dei consumatori per cui gli utenti si impegnavano ad effettuare una denuncia di presunta truffa telefonica alla Polizia Postale, inviandola assieme ad una raccomandata alla Telecom con un "invito formale di storno importi fatturati e non dovuti" su bolletta telefonica bimestrale. In base a tale accordo l’utente pagava la fattura della bolletta decurtando la somma riferita ai prefissi non richiesti.

Ora invece, con le lettere che la Telecom sta inviando, si pretende dagli utenti il pagamento degli importi non dovuti. L’Intesa dei Consumatori dice un secco no alla conciliazione caso per caso proposta da Telecom, perché la conciliazione è già avvenuta dopo la montagna di denunce, ed il caso (identico per tutti gli utenti) è già stato definito con l’impegno da parte di Telecom di girare ai presunti fornitori di tali servizi il credito che oggi pretende di incassare dagli stessi utenti.

Secondo noi Telecom sbaglia come sbagliava ai tempi del 144: il pagamento di questi servizi a sovraprezzo non può essere preteso, perché contrasta con la delibera dell’Authority che impone costi massimi, e con la legge che vieta di imporre all’utente l’accettazione di prestazioni supplementari non connesse all’oggetto del contratto sottoscritto, e con la stessa normativa europea là dove impone informazione ed "una effettiva e consapevole scelta" da parte dei consumatori.

Tali servizi, inoltre, non potevano neppure essere fatturati in bolletta e le numerazioni 166, 709, 899 e 70X sono state attivate senza alcuna richiesta da parte dell’utente, cui viene al contrario imposto di attivarsi, facendo espressa domanda per la disabilitazione.

L’accoglimento delle istanze delle associazioni da parte dell’Autorità per le Garanzie delle Telecomunicazioni, peraltro modeste in rapporto al fatturato enorme originato dal 70X, ribadisce la posizione assunta dall’Intesa, di totale contrasto di questa ennesima vessazione.

Piuttosto che vessare i cittadini, la Telecom riduca i costi del servizio e spieghi perché il servizio Adsl flat sia per gli italiani il più caro d’Europa, del 300% superiore al costo imposto ai francesi dalla stessa azienda, consociata francese della Telecom.

Invitiamo dunque gli interessati ad inviare per fax a Telecom Italia diffida per contrastare tali illegittime richieste e preannunciare la propria adesione all’azione collettiva in sede giudiziale.

Il testo della lettera è disponibile sui siti Intesaconsumatori.it, adoc.org, adusbef.it, codacons.it, federconsumatori.it e presso le sedi di Trento delle associazioni facenti parte dell’Intesa dei consumatori.