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Inceneritore: le ultime parole famose…

Quello che scriveva Dellai un anno fa e quello che invece è successo. Considerazioni in margine alla serata con Beppe Grillo.

"Una comunità responsabile è una comunità che fa delle scelte; chiare e quanto più possibile condivise". La scelta è quella di incenerire i rifiuti, le parole sono di Lorenzo Dellai. Scritte esattamente un anno fa, a conclusione dell’editoriale del numero di febbraio 2005 de il Trentino (la rivista della Provincia Autonoma di Trento), interamente dedicato all’inceneritore che verrà costruito ad Ischia Podetti.

Beppe Grillo alla serata trentina sull'inceneritore.

Ma che Dellai voglia davvero fare il possibile per rendere la scelta massimamente condivisa dalla comunità trentina appare quanto meno dubbio, per lo meno dopo la sua decisione di non partecipare alla serata organizzata da Nimby Trentino giovedì 9 febbraio al centro sportivo di Gardolo, dove 1.500 persone (con molte altre costrette a restare fuori per mancanza di posti) hanno ascoltato eminenti scienziati di varia estrazione spiegare perché la scelta di incenerire rappresenti una soluzione sbagliata al problema dei rifiuti.

Il Presidente della Provincia non ha nemmeno degnato di una risposta gli organizzatori che lo avevano invitato, imitato nel discutibile comportamento anche dal sindaco di Trento Alberto Pacher. "Ero impegnato", "Non ho ricevuto l’invito": queste le rispettive giustificazioni del giorno dopo. Ma sono proprio indispensabili un’agenda vuota o un invito ufficiale per decidere di prendere parte ad un autorevole dibattito scientifico su un’opera di grande impatto che verrà costruita nella Provincia o nel Comune che si amministra? Noi crediamo di no. Dellai e Pacher, evidentemente, la pensano diversamente.

Peccato, perché in democrazia le scelte non si prendono (o, come in questo caso, non si portano avanti) da soli, ma discutendo (o ridiscutendo) con chi non è d’accordo. Specialmente se chi non è d’accordo avanza argomenti molto convincenti, come quelli snocciolati uno ad uno l’altra sera dai vari ospiti di Nimby Trentino, per l’occasione coordinati da un moderatore d’eccezione, Beppe Grillo, comico da tempo costretto a reinventarsi giornalista, visto che chi dovrebbe svolgere il mestiere di informare vi abdica sempre più spesso.

Infatti, pur dando atto del ruolo rivestito nei mesi scorsi – soprattutto da L’Adige – nel risollevare il problema inceneritore, sia pure a rimorchio di Nimby, ci è parsa piuttosto povera l’informazione fornita dai due maggiori quotidiani locali sulla serata del 9 febbraio. Ne parliamo nella scheda a pag. 24. Qui invece proseguiamo, mettendo a confronto gli argomenti avanzati il 9 febbraio dai contrari all’incenerimento con quelli che l’amministrazione provinciale ha usato per convincere i trentini della necessità di costruire l’impianto che entrerà in funzione nel 2009. Faremo costante riferimento al numero della rivista della Provincia occupatosi dell’inceneritore, di cui abbiamo parlato all’inizio del pezzo: in esso sono infatti indicati tutti i motivi in base a cui la scelta di incenerire i rifiuti andrebbe considerata la più ragionevole.

Il primo punto controverso riguarda la sicurezza dell’impianto. "Abbiamo gli strumenti – scrive Dellai – […] per dotarci […] di una tecnologia d’avanguardia, e al tempo stesso collaudata e sicura". "Il rischio per la salute indotto dall’impianto può essere considerato non significativo" (p. 27).

Tutte queste belle certezze da parte dell’amministrazione provinciale derivano dalle caratteristiche tecnologiche della sezione dell’inceneritore nella quale avverrà la depurazione dei fumi: le emissioni, ci assicurano, rispetteranno limiti autoimposti ben inferiori a quelli indicati dalla legge.

Il super sponsor dell'inceneritore, il presidente Lorenzo Dellai.

Già, ma di quali emissioni si parla? Quelle degli impianti di incenerimento si possono raggruppare in macro-inquinanti (anidride solforosa e carbonica, ossidi di azoto e di carbonio, acido cloridrico, fosforico e altri), particolati (polveri di varia dimensione, ceneri volanti e altri) e micro-inquinanti (organici, diossine, metalli pesanti).

L’amministrazione provinciale si è preoccupata di rassicurare la cittadinanza soprattutto in merito all’emissione delle sostanze che fra queste sono oggi considerate le più pericolose: le diossine, classificate come cancerogene per l’uomo dallo Iarc (l’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro delle Nazioni Unite). Le diossine hanno un brutto difetto: entrano nel ciclo alimentare degli animali che mangiano i cibi sui quali si sono depositate. Ma non ci dobbiamo preoccupare: sempre sulla rivista della Provincia si legge che il loro incremento sarà molto modesto e che, comunque, basterà non alimentare i capi di bestiame con foraggio prodotto nell’area limitrofa all’impianto. Nessun rischio, poi, per le produzioni agricole: la diossina non vi penetra, poiché non è idrosolubile. Intanto, però, la Coldiretti trentina, evidentemente poco convinta, si oppone alla costruzione dell’impianto.

Ma il punto nuovo, che ha gelato l’uditorio della serata di Nimby, è il fatto che oltre (e più) delle diossine, a preoccupare sono le polveri. Chi era presente l’altra sera a Gardolo lo ha capito chiaramente. A mettere tutti in guardia è stato uno degli ospiti di Nimby, il dottor Stefano Montanari, massimo esperto italiano di nanopatologie, che sull’argomento vanta amplissimi riconoscimenti, da Tokyo a New York (dove gli è stato commissionato uno studio sull’effetto delle polveri causate dal crollo delle Twin Towers) a Londra (dove ha parlato alla Camera dei Lords): "Il pericolo maggiore viene dalle polveri con diametro inferiore ai 2,5 micron, le cosiddette ultrasottili. Esse, al contrario di quelle più grossolane, possono passare dai polmoni al sangue, e da lì a tutto l’organismo, dove non si degradano, ma rimangono causando infiammazioni croniche che alla lunga possono diventare tumori. Esse sono in grado di intaccare anche le cellule, causando alterazioni del DNA: a causa delle polveri ultrafini potrebbero nascere bambini deformi".

E l’inceneritore cosa c’entra? "Sono proprio gli inceneritori più moderni – ha spiegato Montanari – a produrre le polveri più fini, e il guaio è che l’attuale tecnologia non permette ai filtri di trattenerle".

Il punto è poi lo sventurato esito delle disposizioni legislative, pur varate con le migliori intenzioni. La legge europea, infatti, in linea con le conoscenze di alcuni anni fa, impone limiti solo alle polveri di diametro superiore ai 2,5 micron; i costruttori di inceneritori hanno successivamente sviluppato impianti che, lavorando a temperature più alte, producono polveri molto più sottili; che sono sì a norma di legge ma che, in base alle attuali più aggiornate conoscenze,sono anche molto più dannose. Insomma, questo mix di legislazione vecchia e tecnologia nuova ha prodotto - peraltro senza colpa di nessuno - un peggioramento del risultato finale.

A complicare le cose ci si mette poi anche la collocazione dell’impianto: "Il sito di Ischia Podetti è […] baricentrico […] risulta sufficientemente defilato rispetto al capoluogo" e, nel caso che l’Adige tracimi, "non avverrebbe alcuna catastrofe ambientale": questi sono gli argomenti di chi ha scelto il sito (p. 28).

D’accordo, ma ci sono anche buone ragioni per non ritenerlo affatto ottimale. "Hanno scelto l’area più ecotonale, ossia una zona in cui coesistono più comunità biologiche (ad esempio, prateria e montagna, n.d.r.) di tutta la valle", ha osservato a Gardolo Virginio Bettini, docente di Analisi e Valutazione ambientale dell’Università di Venezia. Gli ha fatto eco Antonio Zecca, docente di Fisica del clima dell’Università di Trento: "E’ una zona soggetta a inversione termica: d’inverno, lo strato caldo che i raggi del sole formano sopra la valle respinge sistematicamente verso il basso le emissioni inquinanti".

"L’aggiornamento dei tecnici è continuo […], con stretti rapporti con il mondo della ricerca e con l’università", informano dalla Provincia (p. 26): noi pensiamo che Dellai e i suoi collaboratori farebbero bene a stringerli ulteriormente, e non solo con chi la pensa come loro.

In ogni caso, la questione pur fondamentale relativa alla sicurezza dell’impianto non esaurisce la controversia tra chi è pro e chi è contro l’inceneritore: essa si allarga infatti alla questione, ben più profonda, dell’approccio culturale alla gestione dei rifiuti.

"Non sono emerse alternative", ha osservato il Presidente della Provincia in merito alla serata del 9 febbraio: l’unico commento da parte di Dellai sui contenuti del convegno organizzato da Nimby è riduttivo e del tutto fuori luogo. Le alternative sono emerse, eccome. Certo, non appartengono solo alla categoria tecnologica, ma comportano anche il coinvolgimento sociale, una più adeguata maniera di produrre (con prodotti facilmente scomponibili in materiali riciclabili) e distribuire (con confezioni riutilizzabili).

Il sindaco di Trento Alberto Pacher.

Sono appunto le alternative che coinvolgono nuova scienza e nuova mentalità, come ha più volte gridato Grillo a Gardolo. Alternative che presuppongono il proseguimento di una rivoluzione culturale in tema di rifiuti che peraltro è già in atto da qualche anno, e che la scelta di incenerire rischia di frenare. Sono in molti a rilevare infatti il pericolo che, una volta costruito, l’inceneritore cominci a rispondere ad esigenze di efficienza del tutto proprie, inducendo a bruciare più rifiuti di quanto sarà necessario (specialmente se l’impianto dovesse finire sotto il controllo di privati). Tanto più che l’attuale contesto legislativo, che considera i rifiuti come "energia rinnovabile", remunera bene il loro incenerimento. Ma Dellai assicura che nulla comprometterà la differenziazione e il riciclaggio. L’inceneritore, garantisce, rappresenta solo una delle risposte al problema dei rifiuti, peraltro provvisoria: fra 20 anni, ci dicono, non sarà più necessario. Già questo basterebbe a farlo apparire come un cattivo investimento. Ma non è questo il punto.

L’inceneritore serve oggi, ci dicono, per "puntare verso il sogno di un domani pulito" (p. 31). E’ come se si puntasse verso il sogno della democrazia con le bombe e i cannoni (vi ricorda qualcosa?): un comportamento piuttosto strampalato. Quello che appare del tutto sbagliato è prendere una strada rischiosa senza aver prima provato ad arrivare in fondo a quella più sicura, che peraltro finora ha promesso benissimo. E’ la stessa amministrazione provinciale, sullo stesso numero della sua rivista in cui spiegava la necessità di costruire l’inceneritore, ad essersi giustamente vantata del passaggio dal 16% di raccolta differenziata del 2001 al 42% registrato nel dicembre 2004. Entro il 31 dicembre del 2007 l’obiettivo del piano provinciale è di arrivare al 50%. Certo, fermarsi a questi dati porta inevitabilmente ad osservare, come ha fatto lo stesso Dellai, che comunque "rimane una quota di rifiuti che, per i prossimi anni, dovremo smaltire con la termovalorizzazione; non è una resa, e non è nemmeno un’eresia – ha scritto proseguendo il Presidente della Provincia – considerato che anche nelle civiltà contadine una quota di rifiuti […] si è sempre bruciata".

"Ambiente e salute"

Nimby trentino ha fatto il bis. Al convegno sull’inceneritore è seguito un altro incontro a tematica ambientale dal profilo scientifico molto alto. Questa volta senza Beppe Grillo, per capire se la discussione scientifica su questioni cruciali ma di difficile comprensione sia capace di interessare il grande pubblico anche senza l’aiuto di un anchor-man.

Quando uscirà questo numero di Questotrentino, si sarà già svolto, il 23 febbraio, il convegno "Ambiente e salute – oggi e domani". Ospite di riguardo della serata, l’oncologo di fama mondiale Lorenzo Tomatis, già presidente dell’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro ed oggi presidente dell’International Scientific Committee della Società internazionale dei medici per l’ambiente. Cervello in fuga dall’Italia fin dai lontani anni Cinquanta, Tomatis è un prezioso e raro esempio di scienziato capace di riflessione epistemologica sull’attività scientifica, che ha saputo fare scienza rifiutandosi di rispondere agli impersonali imperativi della tecnica, come a quelli molto più "personali" dell’economia. Vale la pena ascoltarlo anche, forse soprattutto, qui in Trentino.

Pessimo parallelo. Nelle civiltà contadine, infatti, non avevano ancora preso piede il produttivismo e il consumismo delle civiltà contemporanee, per cui, nonostante la quota di inceneriti, la capacità di autodepurazione della natura era ancora superiore a quella dell’uomo di inquinarla. Oggi non è più così, e incenerire non sarebbe affatto indolore.

Ecco perché bisogna guardare ben più in là di dove si è spinto lo sguardo miope dei nostri amministratori. E’ notizia di alcune settimane fa che il Comune di Aldeno è riuscito a differenziare ben l’80% dei suoi rifiuti. Nel 2004, il Consorzio Priula, che copre un terzo della provincia di Treviso (23 Comuni con circa 200.000 abitanti) è riuscito ad arrivare al 73,8%, con una decina di paesi anch’essi attestatisi attorno all’80%. Lo stesso consorzio nel 2002 differenziava appena il 35% dei suoi rifiuti, meno della metà. Non crediamo che nei posti citati vi sia una eccezionale concentrazione di cittadini virtuosi, irripetibile in altri luoghi. Di eccezionale, c’è stata senz’altro la volontà di intere comunità di procedere con decisione sull’unica strada sostenibile per risolvere oggi il problema dei rifiuti: quella di riciclarli.

Se nella nostra Provincia si è arrivati in così pochi anni a risultati relativamente brillanti, non ci sono ragioni per credere che non si possa ulteriormente migliorare: di quanto rapidamente potrebbe ancora aumentare la percentuale di rifiuti riciclati se il denaro destinato all’inceneritore venisse investito nel miglioramento dell’organizzazione e delle tecniche di raccolta differenziata dei rifiuti?

"Quello che dobbiamo assolutamente evitare è di rimanere ostaggi della paura": è ancora Dellai che scrive, a proposito della scelta di incenerire. A noi sembra che ostaggio sia rimasto lui: della paura di non farcela con la forza della volontà e della ragione. Paura che ha indotto lui e quanti hanno condiviso le sue scelte a chiedere ad una macchina di risolvere i loro problemi: quanti scompensi e disastri saranno ancora necessari per capire che ogni qual volta si dia una risposta tecnologica a un problema filosofico, esso tende a risultarne amplificato?