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“Il socialismo nella storia del Trentino”

Walter Micheli, Il socialismo nella storia del Trentino. Il Margine, 2006, pp.340, € 15. Micheli, protagonista (fu vice-presidente della Provincia), testimone e storico, ricostruisce con lucidità e passione, storia, meriti, limiti, dei socialisti trentini, da Battisti al crollo di Tangentopoli.

Vincenzo Calì

Scrive Walter Micheli a chiusura delle otto pagine autobiografiche introduttive al suo volume fresco di stampa che nel 1992 “la slavina che travolse il Psi non risparmiò il Trentino, anche se tutti i socialisti trentini uscirono da ‘Mani pulite’ con le mani pulite. Si chiudeva un capitolo della politica italiana e locale, ma la storia del Trentino sarebbe una storia epurata, una povera storia, se non comprendesse anche le vicende e gli uomini di quella che fu la mia parte politica”.

In questa frase cogliamo l’essenza del messaggio che l’autore intende lanciare, in quest’epoca di oblio delle tradizioni politiche che hanno segnato la storia del nostro continente nel secolo passato; e questo messaggio è stato subito compreso, e ripreso, nell’interrogativo finale che uno dei suoi primi recensori, Fabrizio Rasera, si è posto sulle colonne del giornale l’Adige a proposito dell’attualità del socialismo oggi, nel Trentino e non solo nel Trentino.

Perché il grande merito del libro di Micheli, pur parlando di storia e storie del mondo di ieri, è quello di riportarci costantemente a riflettere sulle sfide del presente, che a ben vedere non sono poi molto diverse da quelle che si trovarono ad affrontare in passato uomini come Carlo Rosselli, Ernesto Rossi o Piero Gobetti: come coniugare socialismo, giustizia e libertà. Questo filo rosso, che l’autore tenacemente segue lungo tutta l’opera, si dipana con continui rinvii dalla storia generale del socialismo a quella trentina; un contributo davvero originale rispetto alla produzione storiografica, anche recente, e non del solo socialismo, che tende a privilegiare o aspetti di microstoria politica locale o affreschi che spesso da generali si fanno general-generici.

Questo approccio, che oggi definiremmo “glocal”, permette all’autore di cogliere con grande lucidità i punti di debolezza del pensiero politico del Partito socialista italiano come quando, ad esempio, nel secondo dopoguerra, sottolinea che per voce del suo massimo esponente, Pietro Nenni, il partito mostra di non saper cogliere le necessarie sfumature che rendono l’esperienza socialista trentina un crocevia irripetibile fra socialismo, nazionalità e autonomie.

Nel racconto di Micheli la stella polare del socialismo trentino va trovato nel nesso “patria e socialismo” e nella battaglia per l’autonomia, che fin dal tramonto del XIX secolo furono i cardini dell’azione politica di Cesare Battisti. Il crollo del socialismo trentino con lo scoppio della Grande Guerra e la fine tragica di Battisti vengono collocate dall’autore all’interno della più generale e irreversibile crisi del socialismo europeo, di cui è emblematica la fotografia che nel volume ritrae gli esponenti della socialdemocrazia europea, vecchi e stanchi, in arrivo a Stoccolma per la conferenza indetta con l’obiettivo, fallito, di far cessare l’orrendo macello bellico.

Micheli ripercorre per gli anni fra le due guerre i generosi tentativi fatti anche in sede trentina di tener viva la tradizione socialista e democratica, con particolare attenzione alle luminose figure di Gianantonio Manci e Angelo Bettini. Del secondo dopoguerra in cui, con il trascorrere del racconto si fa via via sempre più presente nel libro la voce del testimone- protagonista a fianco di quella dello storico, va segnalato il giusto rilievo che Micheli dà alle figure di casa Battisti: Ernesta , Gigino e Livia. Ne esce un doveroso risarcimento a questa famiglia, che ha saputo interpretare, negli anni difficili dell’egemonia democristiana nel Trentino, il meglio del messaggio politico del loro illustre congiunto, impegnandosi in tutte le battaglie di libertà e di giustizia, specie quelle condotte in appoggio ai sudtirolesi, verso i quali l’Italia repubblicana in fondo non si era mostrata in quegli anni molto meno matrigna dell’Italia mussoliniana.

Avvicinandosi ai nostri giorni, la galleria dei personaggi si infittisce, ma il passaggio dalla storia alla cronaca non impedisce a Micheli di delineare fatti e figure con il giusto distacco e con rara obiettività; da ciò è conseguito, giocoforza, l’uso della terza persona anche quando dalla narrazione è emerso il ruolo di protagonista dell’autore. Dalla battaglia che anticipa in Trentino negli anni Settanta i temi della questione morale (l’alterità lombardiana) all’impegno del socialismo trentino nella sua ultima e finalmente vittoriosa battaglia, dopo tante sconfitte, per la difesa del territorio, il racconto di Micheli si fa appassionante e coinvolgente: anche la critica al craxismo dilagante, pur tenuto a freno nel Trentino, non manca mai in Micheli di un tocco di umanità nei riguardi dello sfortunato leader socialista. Ciò fa capire di che pasta sia l’uomo Micheli anche a quanti, fra i più giovani, non hanno avuto la fortuna di averlo compagno, in tante battaglie di libertà, come è stato per i molti socialisti di almeno due generazioni che sono ricordati nel libro. Con alcuni profili biografici l’autore ricorda in particolare quei socialisti trentini (Guido Pincheri, Toni De Tassis, Iginio Lorenzi ) che gli furono maestri di vita prima ancora che di azione politica.

Il socialismo, nella sua versione otto-novecentesca è morto. Leggendo il libro di Micheli possiamo a ragione affermare “viva il socialismo!”, inteso come una nuova stagione della democrazia europea, che sarà tale se farà tesoro delle tante storie di vita, segnate anche da tante sconfitte, che Micheli ci racconta (storie sconfitte nel loro presente, ma straordinariamente ricche di futuro, come sarà sicuramente per Giuliano Pischel ).

Cesare Battisti con la moglie e il primogenito Gigino.

Si è parlato tanto in questi anni di come portare nella scuola dell’autonomia trentina approfondimenti che tocchino la storia locale; il miglior antidoto ad ogni presunzione di ricostruzione storica “da manuale”, è rappresentato da questo libro: l’ impegno civile che sta dentro questo “Trentino sconosciuto” è una buona chiave di lettura che si può offrire a degli insegnanti che vogliano trasmettere ai loro allievi nozioni critiche sui fatti di casa nostra, senza presunzioni di “oggettività”.

Renato Ballardini, uno dei protagonisti della storia socialista, così conclude la prefazione al libro (che è arricchito da un utile apparato composto da cronologia, glossario, bibliografia e da sintetiche biografie dei personaggi citati): “Possiamo dire che ancora una volta Walter Micheli si è applicato a custodire l’integrità dell’ambiente. Questa volta non dell’ambiente naturale ma dell’ambiente politico, culturale, umano della nostra terra e del nostro popolo, nel quale il movimento laico-socialista è stato presente e fecondo di benefici effetti ed è giusto che ne sia rivendicato il riconoscimento”.