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La Cogo, l’arte e la creatività umiliata

La disputa tra Mart e Galleria Civica, tra Accademia e Scapigliatura. E l’assessore che, invece di mediare, diventa pasdaran di una parte. Con il bel risultato che...

La differenza tra l’arte consolidata (anche se moderna) e quella in divenire, dovrebbe essere chiara: esporre "L’urlo" di Munch, o invece promuovere un atelier dove si confrontano giovani artisti, sono evidentemente cose entrambi interessanti, ma molto diverse.

Il Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto.

In Trentino queste due attività sono in effetti svolte da due distinte istituzioni, il Mart, il grande Museo d’Arte Moderna di Rovereto da una parte, la Galleria Civica di Trento dall’altra. Due soggetti diversi, per due progetti e due mondi diversi; che potrebbero trovare terreni in comune per collaborare, ma che invece si sono sostanzialmente ignorati; fino a pochi mesi fa, quando le ultime vicende hanno ulteriormente divaricato le due istituzioni.

In questa dinamica, ci sono indubbiamente dati personali: i due direttori, Gabriella Belli del Mart e Fabio Cavallucci della Galleria, non si amano. Ma ci sono anche dati culturali quasi oggettivi: il Mart ha finito con il rivolgersi, più che alla cerchia degli studiosi, al ricco e dorato mondo dei collezionisti, fatto di caviale, champagne, hotel a cinque stelle e di tanti soldi; la Galleria invece si rivolge ai giovani artisti in jeans, cui magari in prospettiva il soldo non fa schifo, ma intanto puntano all’innovazione, quando non alla provocazione o allo sberleffo (massimo esempio, Maurizio Cattelan, non a caso amico della Galleria di Trento, grande provocatore eppure artista italiano vivente maggiormente quotato). Quindi la differenziazione delle finalità – studio ed esposizione di grandi opere al Museo; ricerca creativa alla Galleria Civica – non ha dato luogo ad una coabitazione virtuosa: per la Galleria il Museo è roba da arrivisti e parrucconi; per il Mart la Galleria è luogo di patetici velleitari.

Il fatto non è certo drammatico: i contrasti nella cultura sono spesso fecondi, e tra essi la periodica dialettica tra Accademia e Scapigliatura.

L’equilibrio, pur conflittuale, viene rotto nello scorso anno. Come abbiamo spiegato nel nostro servizio Trento, Bolzano e l’arte in divenire del giugno scorso, il motivo della rottura – e della crisi della Galleria Civica – è venuto paradossalmente dal suo stesso successo. La Galleria infatti è riuscita ad aggregare e a lanciare una serie di talenti (più famosa, Laurina Paperina), a creare un interessante humus culturale nel mondo universitario cittadino, ma soprattutto ad ottenere un’inaspettata visibilità sui media nazionali e anche internazionali (sui quali il ricco Mart fa pubblicare inserzioni a pagamento, mentre la misera Galleria invece ottiene – gratuite e positive – recensioni).

E’ in questo contesto che la Galleria Civica viene individuata da "Manifesta", la prestigiosa biennale europea di arte contemporanea, come partner per tenere a Trento l’edizione 2008 dell’evento.

La cosa viene ostacolata dal Mart, o meglio, dalla sua direttrice-despota Gabriella Belli, che ritiene che in Trentino l’arte moderna debba dipendere da lei. Anche questo è un film già visto, né dovrebbe essere un fatto drammatico: le gelosie tra istituzioni sono una sgradevole normalità. Ed è compito dell’istanza superiore, in genere la politica, smussare i contrasti e fare sintesi. In questo caso, invece, la politica si dimostra partigiana: l’assessore alla Cultura Margherita Cogo (DS) diventa la pasdaran del Mart.

Partita con lo slogan "Le bande dovranno suonare il rock", nel senso che il mondo della cultura cultura trentina deve aprirsi al nuovo, la Cogo aveva inizialmente messo il Mart nel mirino: inadeguati risultati culturali; numero di visitatori discreto ma non eccezionale (150.000-200.000 all’anno, il dato ufficiale su cui ci sono molti dubbi, come evidenziato su L’Adige da un’impietosa inchiesta di Gigi Zoppello, appostatosi in una giornata-tipo a contare i visitatori – 47 più un centinaio di scolari, invece di 600); e soprattutto un costo – 12 milioni all’anno – del tutto fuori scala, a fronte di un trattamento del personale semplicemente indegno. Da qui i primi passi per rivederne la direzione, in particolare attraverso la sostituzione della direttrice-zarina Belli, da oltre 20 anni al comando.

Poi, la conversione: Margherita Cogo diventa la prima fan di Gabriella Belli. Dopo alcuni viaggi all’estero a presenziare a inaugurazioni di mostre, da Montreal a Pechino, tra voli in prima classe, soggiorni in Grand Hotel a cinque stelle, ricevimenti del bel mondo internazionale, l’ex-sindaco di Tione scopre che il Mart è bello così come è. "La Belli è proprio brava" sentenzia l’assessore.

E non è solo brava. Ha ragione. Sempre. Così l’assessore supporta l’egocentrismo della direttrice: tutto deve fare capo al Mart. E la Galleria Civica diventa un fastidioso inciampo.

Quando il board internazionale di "Manifesta" afferma di essere interessato ad avere rapporti con la Civica e non col Mart, la Cogo deve abbozzare. Ma se la lega al dito; e, d’accordo con l’assessore comunale Lucia Maestri (anche lei diessina) tenta di chiudere la Galleria; che viene salvata solo da una forte reazione di parte dell’intellettualità trentina (e nazionale).

Si giunge così a un compromesso: la parte trentina di "Manifesta 2008" (ce n’è anche una sudtirolese, che si svolgerà tra Bolzano e Fortezza) avrà due sedi, a Trento al Palazzo delle Poste, e a Rovereto all’ex-Peterlini. Spesa complessiva, tre milioni di euro, divisi tra le due province. Coordinatori locali, inseriti nel board di "Manifesta", Cavallucci per Trento, Hapkemeyer (già direttore del Museion) per Bolzano.

In realtà per la Galleria Civica gli orizzonti sono corruschi. Sorta per una ripicca dei trentini trentocentrici gelosi della localizzazione roveretana del Mart, è finora sopravvissuta grazie a un finanziamento comunale di 480.000 euro annui, modesto in assoluto (meno di un ventesimo del Mart) e per le ricche casse provinciali, ma oneroso per quelle comunali. Una volta trovata, con la gestione Cavallucci, una propria feconda specificità riconosciuta a livello nazionale e internazionale, si pensava che la Provincia subentrasse al Comune. Ma la linea Cogo-Belli è vigorosamente contraria.

Si è allora iniziata a battere la strada tesa ad emancipare in parte la Galleria dal Comune (di cui ora è un servizio, con autonomia nulla), trasformandola in Fondazione, o in Associazione, in maniera da poter almeno trovarsi degli sponsor. Il Comune di Trento, tramite il sindaco Pacher e l’assessora Maestri, che pare aver cambiato opinione, vorrebbe sostenere la Galleria, anzi aumentarne l’operatività proprio favorendone l’emancipazione; ma non si è arrivati ancora ad alcuna decisione.

L’ex-Peterlini, capannone da ristrutturare (progetto Baldessari) come sede roveretana di Manifesta 2008, e del nuovo polo di arte creativa del Mart.

Nel frattempo Cogo-Belli cercano di creare il fatto compiuto in senso contrario, assegnando al Mart anche la gestione del contemporaneo creativo. Di qui il senso della particolare duplice localizzazione di Manifesta: a Trento in un sito (il pur interessante Palazzo delle Poste) che non può che essere temporaneo, verrà sbaraccato a fine mostra; a Rovereto invece in una localizzazione prevista come definitiva, su cui si investe, l’ex-Peterlini.

L’edificio (vedi foto) è un capannone industriale di qual-che pregio artistico riconosciuto dai Beni Culturali della Provincia: il progetto è di farne non solo la sede roveretana di "Manifesta 2008", ma, visto il consistente investimento per la ristrutturazione (300.000 euro), la sede vera, provinciale, dell’innovazione contemporanea, naturalmente come articolazione del Mart.

Il presidente Bernabè non ne è entusiasta. Il Mart, oltre alla maxi-sede monumentale di corso Bettini, è articolato anche su Palazzo delle Albere e sulla Casa del Mago di via della Terra di prossima apertura; una quarta sede rappresenterebbe un ulteriore aggravio di costi, per una struttura già elefantiaca, che stenta a giustificare costi fuori scala (ricordiamo, solo per fare un confronto, che il Guggenheim di Bilbao, costa 8 milioni di spese di gestione, e vanta un milione di visitatori).

Ma la logica con cui si vuole andare avanti sembra un’altra: bruciare la concorrenza della Galleria di Trento. 12 milioni contro 480.000 euro (per di più a rischio). I collezionisti del jet set internazionale contro i performer in jeans.

Grande politica culturale...