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Il pasticciaccio della Valdastico

Lo avevamo detto fin dal numero di giugno che a Renzi (e soprattutto al suo ministro competente, il ciellino Lupi) frullava in capo di inserire la Valdastico nel decreto “Sblocca-Italia”, come se fosse una delle tante opere bloccate per insulse lungaggini burocratiche. Ma avevamo anche ricordato, per gli smemorati interessati, che la Corte Costituzionale si è già espressa due volte sulla necessità costituzionale dell’intesa con la Provincia di Trento, per avere il via-libera a quell’opera. Quello che ne è venuto fuori in questa piovosa estate è un confuso pasticciaccio, che ricorda quello gaddiano di via Merulana. Si sono infatti rincorse voci contraddittorie, che per il lieto evento dello “sblocco” si rimpallavano diverse location: il decreto “Sblocca-Italia”, la conferenza stampa governativa del 1° settembre sui “mille giorni di governo” col relativo scadenziario, la riunione del CIPE del 4 settembre

Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi

Passate le ferie, la questione rimane confusa come all’inizio. Certamente il governo ha mostrato la volontà di sbloccare tutto lo sbloccabile in nome di una ripresa che viene considerata un puro e semplice problema di PIL (di denaro da far circolare e cantieri da sbloccare, indipendentemente dalla loro utilità ed economicità), ed ha anche dimostrato di considerare l’autonomia speciale del Trentino uno spiacevole freno sulla via della suo decisionismo. Del resto considera anche parte della Costituzione un intoppo da spazzar via, ma si dà il caso che - finché la Costituzione non è stata davvero cassata, compresa l’autonomia speciale delle province di Trento e Bolzano - rimane in vigore e produce effetti giuridici, come quelli ricordati dalla Consulta nel merito della vicenda della Valdastico. Da cui il pasticciaccio, il rimpallarsi la patata bollente della Valdastico cercando il modo più semplice per prenderla in mano senza scottarsi, per esempio con qualche ricorso dal sicuro effetto.

Sono le conseguenze approssimative della fretta che ha attanagliato il premier. Fretta tutt’altro che campata per aria, ovviamente, visti i dati dell’economia e della disoccupazione che produce, ma vissuta - temiamo - in modo un po’ ideologico, grazie anche ad interessati consiglieri che continuano a suggerire ricette che vanno nella stessa direzione da cui la crisi è arrivata, e per la qual via il nostro Paese rischia di incepparsi sul serio (non in Valdastico!).

Ricordiamo alcuni dati di fatto.

La Valdastico sarebbe una costosissima (2/3 del tracciato sarebbero in galleria) scorciatoia fra Vicenza e Trento del percorso autostradale già esistente via Verona, ma avrebbe l’effetto di vanificare gli investimenti già fatti attorno a Verona per convogliare in ferrovia anziché in autostrada parte del traffico pesante che vuole attraversare le Alpi lungo la valle dell’Adige. Non è affatto una necessità della viabilità fra Veneto e Trentino quindi, anzi è una costosa distorsione di quanto fin qui fatto, finanziariamente insostenibile, destinata a non pagarsi mai anche secondo il Piano Finanziario della società proponente, la Serenissima s.p.a., che prevede dal 2022 (apertura) al 2046 incassi su quel tratto per 638.286.862,00 milioni, nemmeno 1/3 dei costi di costruzione previsti (vedere il bollettino “Informiamoci” n.8 del Comitato vicentino contro la Valdastico).

I costi di costruzione e poi di gestione della Valdastico verrebbero quindi caricati stabilmente - con aumento dei pedaggi - sul traffico che passa a sud, lungo il tragitto davvero rimunerativo in mano alla Serenissima s.p.a, la Brescia-Padova, su cui passa praticamente tutta l’economia del Nord-est, di cui verrebbero aggravati dunque i costi.

La volontà della Serenissima di realizzare la Valdastico non ha alcuna motivazione economica: ha come unico fine il rinnovo della concessione senza gara, grazie a un rilancio dei suoi programmi a lunga scadenza. Mentre per il governo Renzi il problema è far scorrere un paio di miliardi per le spese di costruzione, che avrebbero un’influenza sul PIL.

Ma è un calcolo puramente finanziario, che non fa i conti con l’economia reale, per la quale la realizzazione di un’autostrada inutile sarebbe un investimento in perdita, invece che un moltiplicatore economico. Realizzare investimenti dello stesso importo per esempio nella messa in sicurezza del territorio, tramite piani di lotta alla disoccupazione, avrebbe gli stessi effetti benefici sul PIL, distribuirebbe risorse ai lavoratori, ma avrebbe il segno finale + invece di quello -. Porterebbe a risparmi reali sui disastri ambientali, tipo quelli che ad ogni stagione di piogge gravano sull’economia italiana, invece di tartassare ancor di più i costi di trasporto delle imprese del nord-est, quindi la loro competitività.