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CasaPound: dalla goliardia alle botte

Il crescendo della nuova destra trentina in un documentato dossier dell’ Osservatorio contro i fascismi del Trentino-Alto Adige

Aldo Colombo

Quando per il numero di luglio 2011 intervistammo quattro giovani esponenti trentini di CasaPound, lo scenario attuale era ancora lungi da venire. O forse no, e in quel caso fu nostra responsabilità sottovalutare, almeno in parte, le conseguenze - oggi sciaguratamente evidenti - della presenza di CasaPound a Trento. Sta di fatto che l’articolo sui “fascisti del terzo millennio”, a suo tempo, prese ad un certo punto una piega quasi narrativa, tra immagini mitologiche (come la sentinella di Pompei che vede il fiume di lava avvicinarsi ma non lascia il proprio posto perché non ha ricevuto l’ordine di farlo) e il rifiuto de “l’uomo moderno borghese”, che “agisce solo per interesse personale” e cede al “relativismo delle scelte”.

Il mito forse è ancora vivo nei cuori dei camerati, ma nel frattempo ben altre passioni hanno trovato spazio nei petti ardenti di questi giovani figli del Trentino. E le velleità culturali allora manifestate sembrano aver lasciato spazio a tutt’altro.

All’origine era esuberanza fisica

Già alcuni anni fa, a dire il vero, il gruppo rivano di CasaPound era assurto agli onori della cronaca per la cosiddetta cinghiamattanza. Il termine ha origine da una canzone degli ZetaZeroAlfa, gruppo di riferimento di CasaPound e band del suo leader nazionale, Gianluca Iannone. Si tratta, secondo CasaPound, di “uno sport ‘non conforme’ la cui carica goliardica e vitalista può essere negata solo da chi sia in aperta malafede”; in altre parole, è una situazione nella quale un gruppo di persone si mette a torso nudo e si prende in buonafede a cinghiate. Beninteso, non dalla parte della fibbia, perché il regolamento (che va ligiamente rispettato) non lo consente.

La pratica richiamerebbe quella delle feste di laurea più spinte, in stile veneto, dove - nella situazioni più estreme - è usanza diffusa prendere la schiena del festeggiato a sonore manate, quando non tirargli piccioni morti, escrementi, immondizia e quant’altro: un modo cameratesco, più o meno discutibile, per far espiare al laureato colpe di varia natura, compresa quella di aver completato il percorso di studi. Ma il richiamo è superficialmente estetico. Potremmo sbagliare, ma nel caso della cinghiamattanza l’esercizio fisico sembra sottendere, più che una “carica goliardica e vitalista”, la volontà (decisamente maschia) di esprimere la propria virilità attraverso un gesto fisico prorompente. Senza paura, perché “l’ideologia si esprime attraverso l’azione”.

Prima l’azione e poi il pensiero?

A suo tempo, quando nel corso dell’intervista uno dei redattori azzardò provocatoriamente la domanda: “Prima l’azione e poi il pensiero, quindi?”, Alessandro Marocchi (allora responsabile provinciale di CasaPound) si affrettò a rispondere: “Esatto”. Il dono della sintesi già allora non mancava. Non sappiamo se la pensino ancora tutti così; ma pare che oggi la coscienza politica dei ragazzi sia decisamente maturata, così com’è maturata la presenza di CasaPound sul territorio: portando con sé un crescendo di violenza culminato con le recenti aggressioni a privati cittadini.

A livello di fascismo, a dire il vero il clima provinciale è decisamente cambiato negli ultimi mesi. Purtroppo la storia ci insegna che nei momenti di difficoltà è usanza comune quella di cercare rifugio e sicurezza in figure e ideologie forti, capaci di catalizzare su di sé attenzione (mediatica), passioni, malumori, desideri e speranze; e di solito poi incapaci di trasformare questa grande fiducia in qualcosa di buono.

Anche Trento è oggi terreno fertile per coltivare sentimenti confusi: basti pensare a come è stato affrontato, purtroppo anche dall’attuale amministrazione comunale, il presunto problema del degrado, cavalcato da certa destra come cavallo di Troia per fare breccia nelle pance in sussulto dei trentini spaventati.

Sta di fatto che i fenomeni oltranzisti e di intolleranza si sono moltiplicati. Va citata, a questo proposito, la presenza sempre più frequente delle Sentinelle in piedi, che vegliano “per la tutela della famiglia naturale fondata sull’unione tra uomo e donna”, celando (nemmeno troppo) dietro i loro modi apparentemente pacati sentimenti ampiamente omofobi e discriminatori.

Quella delle Sentinelle in piedi è un tipo di violenza piuttosto strisciante e subdolo. Ma loro, per lo meno, se ne stanno in piedi, a qualche metro di distanza l’una dall’altra, leggono libri e non menano le mani.

A menare le mani, in effetti, ci pensa già qualcun altro. E qui la goliardia non c’entra nulla.

Il dossier

Ai primi di marzo l’Osservatorio contro i fascismi del Trentino-Alto Adige ha presentato un interessante dossier dal titolo “Un anno di CasaPound a Trento: storie di squadrismo, propaganda e blackout mediatici”.

L’Osservatorio è nato come rete di soggetti, singoli od organizzati, che si propone di dare risalto ai fatti (spesso poco noti) che riguardano l’estrema destra sul territorio locale. Aderiscono all’Osservatorio, tra gli altri, il Centro Sociale Bruno e alcuni membri dell’associazione “Ora e Veglia”; ma paradossalmente non altri soggetti di dichiarata fede antifascista, come l’ANPI e l’ARCI (non è ancora stata trovata una cura risolutiva per la malattia divisoria della sinistra italiana).

Il dossier analizza e commenta i fatti accaduti a Trento nell’ultimo anno, ossia dall’apertura della sede cittadina di CasaPound, “il Baluardo”. Si tratta di un documento chiaramente e dichiaratamente partigiano (e come potrebbe essere altrimenti?), che però ricostruisce con metodo una serie di inquietanti episodi avvenuti nel corso dell’ultimo anno, inquadrandoli in un più ampio contesto culturale.

Il dossier parte da una descrizione di cos’è CasaPound Italia: “Se vi aspettate di sentir parlare di bomber neri, anfibi e teste rasate vi diciamo subito che probabilmente rimarrete delusi. CasaPound, già dalla sua nascita, cerca in tutti i modi di distinguersi dalla tradizionale destra neofascista, definendola spregiativamente ‘destra terminale’”. In effetti, CasaPound si è mossa finora su un terreno ibrido: ammiccando in qualche modo a sinistra, almeno apparentemente, ma trovando poi sempre una sponda a destra: “L’uscita dal ‘ghetto’ è portata avanti sotto l’egida intellettuale di Gabriele Adinolfi, ex terrorista nero di Terza Posizione e vero ideologo del gruppo. Presentazioni di libri con ex brigatisti sugli anni ‘70, incontri con noti esponenti del Partito Democratico sui diritti delle coppie omosessuali o tavole rotonde con rappresentanti della vicina comunità cinese sull’immigrazione, questi sono solo alcuni esempi di una strategia volta a integrare CasaPound nella vita democratica cittadina e nazionale. Allo stesso tempo, però, le reali alleanze che CasaPound stabilisce nel corso degli anni sono tutt’altro che innovative ed atipiche per un’organizzazione neofascista. Alleanza Nazionale, Fiamma Tricolore, Popolo delle Libertà e, infine, Lega Nord, sono questi i padrini politici di Iannone e soci, che in molti casi sono stati ospitati all’interno delle loro liste cercando (ancora senza successo) di essere eletti in sedi di rappresentanza di rilievo”.

CasaPound ha un’ispirazione dichiaratamente fascista, ma utilizza (o prova ad utilizzare) “un linguaggio brillante, nelle parole ma soprattutto negli slogan, nella grafica e nelle modalità comunicative”. Un linguaggio (in senso lato) allusivo. Così Gianluca Iannone ha dichiarato a più riprese che “CasaPound non è omofoba, in quanto si dichiara favorevole alle unioni civili”. Salvo poi opporsi ufficialmente ai matrimoni e alle adozioni gay e preferire le coppie omosessuali “equilibrate e di buon gusto”.

La violenza come strumento politico

Abitudine consolidata dell’associazione è senz’altro quella di far volare i cazzotti. Quasi scientificamente: “CasaPound si contraddistingue per un uso sistematico della violenza fisica per guadagnare spazio e potere politico”.

Il dossier riporta un esempio noto: “Il 29 Ottobre 2008 Blocco Studentesco, sezione giovanile di CasaPound, sale alla ribalta delle cronache per aver fatto un’irruzione a colpi di cinghie e bastoni in una piazza Navona gremita di studenti scesi in strada per protestare contro la riforma della scuola dell’allora ministro Gelmini. Probabilmente desiderosi di guadagnare un posto in prima fila nella protesta studentesca e di mettere a tacere gli studenti antifascisti, una cinquantina di militanti di CasaPound si accanisce su alcuni studenti inermi, di fronte ad una polizia stranamente immobile e accondiscendente”. CasaPound, alcuni ministri del governo Berlusconi ed esponenti della destra scaricano la responsabilità sugli studenti di sinistra, ma “numerose testimonianze (tra cui quella del noto giornalista Curzio Maltese) confermano come i primi ad agire siano stati i neofascisti e spargono diversi dubbi sull’operato della Polizia”.

CasaPound in Trentino Alto Adige

Prima di arrivare a Trento, comunque, CasaPound è cresciuta altrove in regione. L’associazione ha trovato spazio inizialmente a Bolzano e Riva del Garda, non a caso storiche culle della destra territoriale.

Nel capoluogo altoatesino tutto ruota intorno allo “Spazio Sociale Non Conforme ROCKaFORTE” e alla figura di Andrea Bonazza, attuale coordinatore regionale di CasaPound indagato (e poi unico assolto, sebbene le stesse testimonianze degli altri indagati lo ponessero sul luogo del delitto) per l’omicidio a sfondo politico del perginese Fabio Tomaselli nel 2003 ed attualmente a processo, come recita il dossier, per le aggressioni avvenute a marzo di due anni fa in due locali di Verona ritenuti “di sinistra”.

L’attività della ROCKaFORTE non sembra prevalentemente politica; in compenso, CasaPound intrattiene rapporti con la destra locale. Il più forte e duraturo “è con Unitalia, partito locale nato nel 1996 da una scissione interna di Alleanza Nazionale, di cui il leader indiscusso è Donato Seppi, presente ininterrottamente in Consiglio provinciale dal 1998 al 2013, anno in cui il partito perde consensi non riuscendo ad eleggere un proprio rappresentante”. In questo caso l’interesse comune sembra essere principalmente lo scambio di voti: “Da una parte CasaPound alle elezioni provinciali del 2013 ha dichiarato alla stampa locale di schierarsi con il partito di Seppi (non presentando una propria lista), dall’altra i voti di Unitalia alle elezioni politiche dello stesso anno sembrano confluire verso la lista di CasaPound (facendola arrivare nella città di Bolzano all’1,7%, risultato decisamente più alto della miserrima media nazionale dello 0,2% e del più che modesto risultato provinciale dello 0,5%)”. Tuttavia CasaPound Bolzano parteciperà alle prossime elezioni amministrative con un proprio candidato.

La storia di CasaPound a Riva del Garda inizia invece nell’autunno del 2009, quando alla presenza di Gianluca Iannone viene inaugurata l’associazione “Asso di cuori”. Che parte forte, ma perde poi nel tempo mordente, forse per trasferire nella vicina Trento la sua azione. Tuttavia anche a Riva CasaPound lega il suo nome ad alcune figure: Walter Pilo, proprietario del locale “Moby Dick”, “responsabile di un’associazione della destra radicale denominata Uomo Libero ed ex militante di una lunga serie di formazioni fasciste, dal Fronte della Gioventù fino a Forza Nuova”; ma pure Giovanni Ceniti, segretario a Verbania di CasaPound fino al 2010, che a Riva si è trasferito per qualche tempo prima di partecipare al celebre omicidio dell’avvocato Silvio Fanella avvenuto a Roma il 3 luglio 2014.

CasaPound a Trento: fenomenologia della violenza

Una delle caratteristiche di CasaPound, in effetti, sembra quella di avere militanti oscuri, che rimangono fuori dai riflettori, e alcuni esponenti di spicco che invece prestano il loro volto alla causa. Forse un modo anche questo per “non farsi contare”: altra peculiarità dell’associazione, che preferisce affiggere striscioni e cartelli in luoghi significativi piuttosto che farsi vedere in piazza.

Tra i nostri intervistati, quattro anni fa, c’era Filippo Castaldini, allora studente del liceo “Da Vinci” e militante del Blocco studentesco, braccio (oramai armato?) di CasaPound frequentato in età scolare. Oggi Castaldini è il responsabile della base cittadina dell’associazione, “il Baluardo”. Che ha sede - beffardamente - in via Ancilla Marighetto, la partigiana trentina “Ora” (cosa sulla quale i ragazzi di CasaPound hanno fatto provocatoria e macabra ironia).

Proprio Filippo Castaldini era candidato per il Blocco studentesco, insieme ad Oscar Valentini, alle elezioni universitarie del 2012. La loro lista organizzò un aperitivo elettorale al Line cafè, in via Verdi, poco prima delle elezioni. Come riportò anche QT, il riassunto più plausibile dei fatti che accaddero in quell’occasione è il seguente: “Una sessantina di studenti decidono di impedire, con la loro presenza fisica nel bar, lo svolgimento [...] di un aperitivo elettorale del Blocco Studentesco, braccio universitario dei ‘fascisti del terzo millennio’ di CasaPound, per la prima volta candidato alle elezioni universitarie a Trento. Ci riescono cacciando in malo modo i due rappresentanti della lista di estrema destra, che reagiscono contattando dei loro camerati di Bolzano (o Riva) che, circa un’ora dopo, arrivano in una ventina a fare giustizia. Con i volti coperti ed equipaggiati con spranghe e tirapugni, menano i presenti al bar, che si difendono con quello che trovano, soprattutto sedie e tavolini. Conclusione: due ragazzi di sociologia che avevano preso parte al presidio finiscono all’ospedale”.

In quel caso, il Blocco studentesco diede a posteriori una versione pubblica dei fatti che venne smentita dallo stesso gestore del bar. Questa sembra essere un’usanza tipica di CasaPound a Trento: in seguito ad episodi di violenza che li vedono coinvolti, i militanti prendono le distanze dagli stessi e anzi accusano qualcun altro di aggressioni e danneggiamenti. Salvo poi rivendicarne la paternità sulla pagina Facebook della “Trento fascist crew” (di cui Filippo Castaldini ha pubblicamente dichiarato di non sapere niente, salvo poi farsi ritrarre in fotografia davanti al suo stemma).

Riporta ancora il dossier: “Se il portavoce di CasaPound Castaldini non ha perso occasione di affermare che la violenza per lui è solo una forma di difesa, la realtà sembra essere un’altra. Nell’arco di un anno si sono contate circa venti aggressioni, di cui almeno 15 firmate CasaPound, a volte condotte verso militanti antifascisti (il dossier utilizza spesso questo termine, a nostro avviso troppo generico, perché indica un arco di persone che va dai militanti anarchici ai semplici spettatori di un concerto al Centro Soociale “Bruno”, n.d.r.), altre volte indirizzate a ragazzi e ragazze dall’abbigliamento reputato “alternativo”. Nonostante Castaldini e soci abbiano diversi procedimenti giudiziari a loro carico, gli episodi perseguiti penalmente e denunciati dai giornali sono solo una parte di quelli realmente avvenuti”.

Sono pochi, in effetti, gli episodi noti rispetto a quelli avvenuti. Le ragioni di ciò sono molteplici: certamente non ha aiutato, in questo senso, l’atteggiamento vagamente paternalistico e mellifluo di molta stampa locale, che spesso ha riportato i fatti inquadrandoli in un clima da guerra fra bande o eccesso di goliardia (il comportamento dei media è stato ripreso anche all’interno del dossier, con particolare attenzione alla condotta dell’Adige e del suo direttore Giovanetti). Molti degli scontri messi in atto da CasaPound negli ultimi mesi, inoltre, hanno coinvolto i gruppi anarchici di Trento e Rovereto, che come noto si rifiutano di denunciare alle autorità eventuali episodi, che di conseguenza passano sotto silenzio.

Tuttavia l’aumento dei casi di violenza e il fatto che questi abbiano recentemente riguardato cittadini slegati da particolari appartenenze e militanze hanno messo gli episodi sotto un’altra luce. Tra gli ultimi, in ordine cronologico, ricordiamo la rissa di piazza Venezia dell’ottobre scorso, che ha visto due feriti (uno per parte) e per la quale Filippo Castaldini è indagato per porto abusivo di arma da taglio, e la recente aggressione a Giacomo Gamba, giovane impiegato provinciale reo di essere passato con abbigliamento “non allineato” davanti ad alcuni militanti del Blocco studentesco mentre appendevano i loro manifesti sui muri di via Dosso Dossi.

La faccia di CasaPound, quindi, ha cambiato espressione. Nel tempo i seminari e gli incontri di approfondimento (pur discutibili) sono stati accompagnati e sostituiti da pestaggi e spedizioni punitive. Sempre meno cultura, dunque, e sempre più violenza. Il che, tutto sommato, ha una sua logica: sarà anche “del terzo millennio”, ma è pur sempre fascismo.