Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Elezioni comunali: Rovereto

Confronto tra Andrea Miorandi e Francesco Valduga: scintille vere.

A Rovereto la competizione si svolge soprattutto tra il sindaco uscente, Andrea Miorandi e l’ oncologo Francesco Valduga. Miorandi ha avuto una non scontata riconferma, per le devastanti baruffe nel suo partito (il PD) la cui segretaria provinciale, nonché assessora a Rovereto, mirava a sostituirlo. Alla fine Miorandi ce l’ha fatta, a capo di tutto il centro-sinistra, anzi aggregando - cosa insolita - la sinistra oltre il PD nella lista Bene Comune, e la propria avversaria (del centro-destra) alle precedenti elezioni Barbara Lorenzi nella lista Rovereto Merita.

Francesco Valduga

Una corazzata insomma. Cui però Valduga (figlio d’arte: il padre Guglielmo è stato sindaco di Rovereto spodestato proprio da Miorandi, nonché politico di lungo corso e democristiano a livello provinciale) ha contrapposto 4 liste civiche di un più che le aggregazioni contano le valutazioni sui sindaci uscenti e programmi e personalità degli sfidanti. È di Rovereto quindi che parliamo con i nostri due interlocutori.

Incominciamo dalla questione principe, l’urbanistica, il governo dello sviluppo della città:

“Con il mio mandato - dice Miorandi - per la prima volta c’è stata una riduzione delle possibilità edificatorie, togliendo delle lottizzazioni, anche a costo di andare in tribunale: così ci sono 100.000 mc equivalenti a 550 alloggi in meno, e 14 ettari di aree agricole in più rispetto alla città prevista da Valduga padre. Se Renzi si vantava, da sindaco, del mattone zero, noi siamo sotto zero; avendo ereditato un PRG aperto, che aveva bisogno delle ultime due adozioni, ho potuto lavorare per togliere mattoni senza ledere diritti acquisiti. Non perché sia contro l’edificazione, ma per costruire sul costruito, con aumenti di cubatura in cambio di miglioramenti energetico-ambientali. Abbiamo anche tolto volumi in collina per trasferire le possibilità edificatorie in altre zone”.

Come si è rapportato con i PRG precedenti di Bruschetti, Laezza e Valduga-Tomazzoni?

“Sono piani consegnati alla storia, oggi non si ragiona in termini di crescita volumetrica, ma di riqualificazione, pubblico-privato. Ad esempio il gruppo Poli poteva fare due supermercati; con un accordo abbiamo ridotto il volume concentrandolo in una sola area e dando al pubblico 700.000 euro in funzioni pubbliche, rotatoria e ciclabile, che poi sono utili anche al supermercato. Così dovremo rivedere le lottizzazioni, in un’ottica di partenariato pubblico-privato per attuare i piccoli interventi di cui la città ha bisogno. Poi mi lasci dire un’altra cosa: Tomazzoni e Valduga avevano speso 1,3 milioni di consulenze in urbanistica, noi invece per il PRG 186.000 euro, perché anziché dare soldi fuori abbiamo fatto lavorare gli uffici, che le competenze le hanno, e forse per questo do fastidio a certi gruppi di potere”.

Anche Valduga concorda sulla necessità di “limitare il consumo del territorio, recuperando l’esistente”, ma afferma che “le scelte urbanistiche più recenti non vanno in questa direzione, vedi l’utilizzo dell’area della stazione delle corriere, che sarà un’ulteriore colata di cemento”.

Ma Miorandi dice che su quell’area c’è una riduzione di cubatura.

“Nella precedente legislatura era prevista più altezza ma non sul fronte strada, e a prescindere dalla cubatura c’era meno spreco di territorio. Ma al di là del progetto di allora, noi ne proponiamo uno nuovo, dando largo spazio a una piazza, perché il tema dei luoghi di relazione per noi è centrale. La nostra società è sempre più caratterizzata da relazioni sfilacciate, e si deve trovare il modo per facilitarle, ricostruirle. E alla relazione va destinata pure l’area del Follone, che dev’essere una piazza, con le macchine interrate, e magari con uno spazio per un mercato”.

Commercio e viabilità

Andrea Miorandi

Uno dei temi di cui più si discute in città è il commercio, con gli esercizi del centro che risentono della concorrenza dei centri commerciali esterni.

Abbiamo un fattore competitivo, la bellezza del centro storico, che dobbiamo tutelare, ma soprattutto far vivere - risponde Miorandi - Per questo dobbiamo liberarlo dalla morsa del traffico, migliorare l’arredo, farlo diventare un polo di attrazione turistica: costruire parcheggi a corona e pedonalizzare. Nel comparto commerciale c’è una certa paura del cambiamento, che comprendo, ma dobbiamo avere il coraggio di fare una Rovereto più bella”.

Sulla mobilità alternativa venite accusati di aver praticato soluzioni di facciata, vedi la ciclabile in via Dante.

No, per la prima volta abbiamo realizzato un piano della viabilità superando la logica del piano traffico che parla solo di auto. Per fare questo vanno fatte tante cose: parcheggi, ciclabili, alcune strade nuove. Abbiamo fatto un piano delle ciclabili, la realizzazione è in progress, alcuni tratti non sono ottimali come appunto in via Dante, ma intanto abbiamo aumentato la sicurezza dei ciclisti”.

Anche qui Valduga non concorda: “Quelle sulla valorizzazione del centro sono chiacchiere, gli atti concreti vanno in segno opposto. Citiamo ancora il progetto alla stazione delle corriere: al suo interno è previsto un centro della grande distribuzione Conad, che facilmente diventa una sorta di centro commerciale, perché vi si vende di tutto, e cosìsi incide sull’attività del centro storico”.

E sulla viabilità?

“È necessario agire a 4 livelli. Una variante ovest che elimini il traffico di attraversamento di Rovereto, ma anche per garantire accessi più ordinati alla città stessa...”

Ancora il progetto faraonico di Grisenti di spostare l’autostrada in galleria?

“Dobbiamo ripartire da progetti lungimiranti, con i tracciati più ad ovest possibili. Secondo livello: parcheggi di attestamento. Terzo, mobilità alternativa: non siamo contro le ciclabili, ma che non siano operazioni di immagine come via Bettini o brutte come via Dante, che per di più si sviluppano in centro su percorsi che si possono fare a piedi. La mobilità alternativa è tale se sostituisce la macchina, da Lizzana o Sacco verso il centro, mentre nella zona pedonale non dovrebbero esserci le bici. Quarto punto, un trasporto pubblico ecologico, più frequente ed efficiente”.

La cultura

Veniamo al recente episodio del sindaco che indica un rappresentante di Rovereto nel cda del Mart, e l’assessore Mellarini che ne boccia i nominativi perché intellettualmente troppo qualificati e lui vuole che al Museo comandi gente “più pratica”. Oltre al merito della questione, peraltro pesante, c’è un problema dello status della città, che non appare in grado di avere voce in capitolo sull’indirizzo generale della propria più prestigiosa istituzione culturale. Rovereto non conta più niente?

È un problema enorme, che riguarda Rovereto, il PD, ma soprattutto il Trentino. La cultura è un investimento, Rovereto in crisi industriale aveva saputo creare il Mart, per investire in una cultura non solo roveretana o trentina, ma di respiro europeo. Altrimenti ripieghiamo su un Trentino piccolo e chiuso. Quando Valduga scrive nel suo programma che il Mart ‘ha potenzialità inespresse, a causa di politiche di internazionalizzazione’, siamo agli antipodi. Lui vuole un museo roveretano, io un museo del mondo: ma purtroppo la prima è la visione dell’assessore alla Cultura provinciale. Io invece difendo la legge costitutiva del Mart, che deve essere un museo del mondo con forti radici trentine, che tragga ispirazione e prestigio dalla sua ricerca e valutazione internazionale, non un centro commerciale, un mero centro espositivo. Oggi in Italia e all’estero Rovereto è città del Mart, ecco perché dobbiamo ancora investirci”.

Non mi pare che la città si sia posta questo tema, né che l’abbia sostenuta nel suo confronto con Mellarini.

La città non dovrebbe pensare quello che può avere dal Mart, ma quello che può dare al Mart. La mia priorità assoluta è lavoro e giovani, e per unirli il collante è la cultura, e quindi l’arte. Ecco perché penso che sul Mart si debba investire”.

Valduga è molto polemico: “La frase attribuitami dal sindaco non mi appartiene, ho detto il contrario: il Mart nasce per elevare i cittadini e aprirci al mondo. Poi è anche bene che possa avere ricadute sul territorio, che però saranno tanto più rilevanti quanto più è aperto. E ancora, ho detto che si deve promuovere la ricerca, ma al contempo ospitare grandi eventi artistici anche alla Goldin (il direttore di ‘Linea d’ombra’, che allestisce grandi mostre dalla sicura attrattività in termini di visitatori, giudicate superficiali dai critici più esigenti, n.d.r.), che possono proficuamente convivere anche con la ricerca di nicchia. E inoltre aprirsi ad altre espressioni artistiche, come danza e concerti, in maniera non solo episodica come fatto finora. Poi, ai nomi di Miorandi nel cda, a Feltrinelli e De Michelis, io preferivo Franco Rella per via del suo collegamento con il territorio oltre che per l’apertura internazionale”.

Quello di Rella è stato il primo nome fatto dal sindaco. Intende dire che ha accettato troppo facilmente il diktat di Mellarini?

“In generale con la Provincia ha un rapporto di sudditanza, non solo con Mellarini”.

Il fatto è che la città e il PD lo hanno lasciato solo.

“Il che dimostra come i partiti abbiano abdicato al loro ruolo: non stimolano dibattito, né selezionano classe dirigente. Di fatto pur essendo le istituzioni culturali roveretane, come la maggioranza della Giunta provinciale, del PD, non c’è stato alcun dibattito sulla vocazione e ruolo culturale di Rovereto né alcun intervento sulla PAT”.

Da ultimo il rapporto tra Rovereto e la Vallagarina.

Miorandi: “Rovereto è al centro di un sistema territoriale, perché accentra servizi, problemi, opportunità. Io accuso Maffei e Guglielmo Valduga di non aver pensato nella riforma istituzionale a un modello più adatto alla città. Io sono per una città nella comunità, ma non per essere il 17° comune nella valle. Ora l’assessore Daldoss ci dà un’opportunità di ridefinizione del ruolo di Rovereto, e questa è l’occasione per realizzare questo principio”.

Valduga: “Non parlo di campanile, parlo di progetti e strutture di valenza anche extraprovinciale che hanno fatto di Rovereto il polo industriale e culturale della provincia. Bisogna capire se la Provincia vuole continuare a investire in quest’ottica. Sui rapporti col territorio circostante siamo contrari a una Rovereto sola, autonoma rispetto alla Comunità di valle: deve esserci dentro, con un ruolo di leadership. Il rapporto è biunivoco: Rovereto vive del lavoro delle persone che vengono dai comuni vicini, e loro vivono dei servizi della città. Invece questa giunta ha chiesto il cambio della legge provinciale per definirsi come realtà autonoma, come Trento; quando però il sindaco si è reso conto che approvare questa delibera avrebbe provocato mal di pancia nell’UPT, ha ritirato la delibera”.

Miorandi afferma per Rovereto in Vallagarina un ruolo di primus inter pares...

Allora deve dire perché ha fatto pressioni per arrivare all’uscita dalla Comunità. Primus inter pares è la nostra visione. Certo, questa primazia devi esercitarla: se non vai alle riunioni, e quando ci vai non sai che dire, questo non è un problema istituzionale, ma personale del sindaco”.

Come si vede, una competizione accesa.