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Progetto Translagorai: il silenzio della SAT

S cosa pensa di fare la SAT su malga Lagorai? Restare immobile o assumere con coraggio una posizione consona con i propri valori?

lettera firmata
Lagorai

Translagorai: che sta succedendo alla SAT? Ci si aspetterebbe coerenza con quanto viene proclamato nei convegni: “I monti sono i nostri amici fragili” e ancora “Come SAT bisogna anche saper dire dei no a certi tavoli”.

Le incongruenze logistiche e ambientali del Progetto Translagorai, e ancora più i rischi dell’intervento su Malga Lagorai, la SAT li conosceva bene fin dall’inizio. Eppure si è fatta promotrice di queste scelte. Anche i protagonisti, palesi ed occulti, li conosceva molto bene (Comunità, Provincia, Funivie Cermìs): anzi li ha visti all’opera con la ferrata di Bombasèl, vero sfregio della montagna. Ma non ha detto o fatto nulla, nonostante lo Statuto della SAT abbia tra i suoi obiettivi primari la tutela dell’ambiente. Perché la SAT ha sostenuto, se non addirittura proposto, nel Progetto Translagorai, quelle scelte così incongrue e potenzialmente così rischiose per la montagna e Malga Lagorai? Cui prodest, a chi giova? A noi pare di averlo capito, ma la SAT che c’entra? C’è forse qualcosa che non sappiamo?

Nell’incontro pubblico dell’8 novembre 2018 nella sede SAT a Trento abbiamo fatto affermazioni che adesso sono ammesse e confermate anche dall’ex assessore Gilmozzi e dallo scario Boninsegna, tuttavia allora siamo stati tacciati di fare polemica politica e di essere disinformati. Peccato che attraverso i canali della SAT, il Bollettino o la Sezione di Cavalese per esempio, ai Soci mai fosse stato comunicato alcunché circa il progetto. Secondo il Consiglio Centrale della SAT Malga Lagorai era funzionale alla Translagorai e doveva diventare un rifugio.

In quella “serata informativa”, a progetto approvato, finanziato e addirittura già iniziato, tanti soci si sono chiesti se il Consiglio Centrale li rappresentasse ancora. Alla fine abbiamo ottenuto poco: dopo un mese, una parziale marcia indietro di SAT sul ristorante a Malga Lagorai, con la proposta bizzarra del “bivacco gestito”, poi da allora di nuovo silenzio.

Noi però ci siamo ancora, numerosi e più informati, e vorremmo sapere cosa pensa di fare la SAT su Malga Lagorai. Restare immobile lasciando andare le cose al loro destino, oppure assumere con coraggio una posizione consona con i propri valori?

Giorgio Daidola, docente di Analisi economico-finanziaria per le imprese turistiche, ha spiegato bene quali sono i rischi delle “valorizzazioni” come la Translagorai, dove si inizia a costruire dal tetto invece che dalle fondamenta. Finisce che quando le cose vanno inevitabilmente male poi si invoca il salvataggio economico forzando le regole, i limiti e le tutele con le solite deroghe, ormai il classico grimaldello all’italiana per ottenere scopi inizialmente inconfessabili.

Nell’incontro pubblico a Cavalese del 28 giugno lo scario Boninsegna ha rassicurato: “Funivie Cermìs non ci ha chiesto nulla su Malga Lagorai”. Ma come dice un vecchio adagio, “Excusatio non petita, accusatio manifesta”: scusa non richiesta, accusa manifesta.

Nella stessa serata del 28 giugno l’ex assessore Gilmozzi ha affermato di essere stato fermamente contrario alla ferrata sul Castel di Bombasèl e di non condividere affatto questo modo di aggredire le montagne. Eppure egli sedeva in Giunta Provinciale mentre il Lagorai veniva aggredito, mentre Funivie Cermìs creava una sorta di parco giochi artificiale in quota, perfettamente funzionale ai propri interessi: aumentare i passaggi estivi sugli impianti, che sono circa un decimo di quelli invernali.

L’oscena ferrata al Castel di Bombasèl ha la stessa logica della trasformazione della Malga Lagorai in ristorante-rifugio: incrementare l’afflusso turistico e monetizzare la montagna. Malga Lagorai come punto d’attrazione e ristoro è per gli impiantisti del Cermis una vera manna: amplia l’offerta turistica basata sugli impianti senza tirar fuori un soldo.

È incredibile che la SAT si sia prestata a fare da stampella, anzi da pilastro, allo sfruttamento turistico del Lagorai in favore di soggetti privati, progettando ristoranti nelle malghe e addirittura nuovi sentieri in aree protette: vedi quelli di Malga Valsolero, Col della Palazzina, Forcella Sadole-Miesnotta, e Buse Malacarne, perfino dentro il Parco di Paneveggio!

Con la coscienza serena e il cuore leggero di chi ha fatto, e continuerà a fare, tutto ciò che è nelle proprie possibilità per limitare i danni di questo infausto progetto, chiudiamo con le parole del giornalista e scrittore Franco de Battaglia, che nel suo bel libro “Lagorai” di trent’anni or sono scriveva profeticamente: “La montagna va vista nella sua struttura culturale oltre che morfologica. Non come un terreno di gioco, vuoto e libero, da riempire a capriccio, con sport, turismo, sopraffazione banale, insediamenti e ‘valorizzazioni’”; ma come un tessuto di relazioni fra gli uomini e la natura, fra le valli e il lavoro, fra la storia e gli antichi (e nuovi) rifugi di libertà.

Oggi il Lagorai si presenta come la più vasta area ‘decompressa’ dell’intero Triveneto, al confine della grande confusa arena dolomitica. È questa la sua grande forza se gli spazi liberi potranno diventare ‘collante’ ecologico per un nuovo modo di vivere, rispettoso delle risorse e della loro rinnovabilità; ma la forza può facilmente diventare l’inizio di una nuova fase distruttiva - quale più volte il Lagorai ha affrontato nel corso della sua storia - se gli spazi di libertà verranno intesi come contenitori dentro i quali sia possibile inserire tutto: le strade e le malghe trasformate in osteria, i sentieri tracciati ad arbitrio fin sulle cime, i bivacchi alpinistici su ogni forcella, gli sport di sopravvivenza e le slitte a motore, i raduni guidati e gli insediamenti attrezzati. Solo se le genti del Lagorai capiranno che è il grande spazio libero comune e comunitario che dà fascino e vita al piccolo lago, alla malga, al sentiero; solo se questo spazio potrà essere comunitariamente difeso, il Lagorai, come proposta di vita e di libertà nel tempo, potrà essere salvato”.

Chi concordasse con quanto esposto può aderire scrivendo a malga.lagorai@virgilio.it

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