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I candidati a sindaco e il mattone

La campagna elettorale per il sindaco di Trento è riuscita a mettere a fuoco una serie di argomenti che prima passavano tra l’indifferenza generale.

Ci riferiamo in particolare a una serie di grandi progetti, apparentemente insensati, ideati in Provincia, cioè da Dellai, e prontamente recepiti dai sindaci del PD Pacher e Andreatta: il nuovo ospedale, la nuova stazione, il nuovo polo scolastico.

Sull’ospedale abbiamo già scritto: spendere 500 milioni (e saranno solo i primi) per un nuovo ospedale, quando il “vecchio” (per modo di dire, è del ‘69) è appena stato ristrutturato, anzi i lavori non sono ancora completati, è uno spreco fuori di testa. Le motivazioni o sono inconsistenti (liberare il quartiere Bolghera dalle macchine, ma basta fare un parcheggio, lo spazio c’è) o fanno riferimento a un modello di sanità infausto: quella americana, dove ogni 20 anni si ricostruiscono gli ospedali da capo perché, trattandosi di un business privato, tende costantemente a dilatare il fatturato e quindi i costi, a scapito del servizio, ormai solo per gli abbienti, e dei conti, fuori controllo.

Se il nuovo ospedale è una spesa inutile, quella per la nuova stazione sarebbe dannosa. Infatti Pat e Andreatta vorrebbero spostarla da piazza Dante all’area dello Scalo Filzi, costruendovi il solito maxi-contenitore con tutte le funzioni di cui sempre si parla in questi casi: parcheggi multipiano, negozi, centro commerciale, albergo, ecc. A parte le obiezioni architettoniche, quelle relative al piano del commercio (che prevede tutt’altro rispetto all’apertura di nuovi centri commerciali, ma è stato messo in un cassetto) il punto centrale è: perché spostare la stazione verso la periferia? Perché obbligare il viaggiatore, arrivato in città, a dover prendere un altro mezzo pubblico per portarsi in centro? Tutte le città d’Italia e del mondo hanno la stazione centrale a ridosso del centro, perché Trento, che ce l’ha anche lei, vuole ora privarsene? Tanto più che l’attuale stazione, di Angiolo Mazzoni, è un pregevolissimo esempio di architettura razionalista, perfettamente integrata con piazza Dante e la città, ulteriormente ampliabile, se del caso, verso ovest.

Il nuovo polo scolastico all’Italcementi: ideato da Dellai per comperare l’area alla Federazione Cooperative dell’amico Diego Schelfi, comporterebbe lo spostamento a Piedicastello di scuole ora ben inserite nel contesto urbano, con l’effetto di ghettizzare gli studenti. Su questo abbiamo assistito a una parziale presa di distanza di Andreatta, che vuole mantenere le scuole superiori dove sono, a parte il Liceo artistico e il Conservatorio che dovrebbero formare una sorta di “polo artistico” a Piedicastello. La presa di distanza è quindi relativa: se la nuova sede per la Scuola d’Arte è doverosa, per il Conservatorio essa è già prevista nelle Scuole Crispi, in piazza Fiera, dove è stato redatto un (bel) progetto, è stato indetto e portato a termine l’appalto, dovrebbero iniziare i lavori, ma per ora è stata montata solo la gru. Come mai? Si tira in lungo per giustificare il “polo artistico” nei terreni dell’amico Schelfi?

Tutti questi progetti, come abbiamo visto inutili o dannosi, sembrano creati con un unico scopo: indire nuovi appalti, far lavorare le imprese di costruzioni. Provvedimenti anti-crisi? Sarebbe grave se la crisi si pensasse di combatterla così. Ma la risposta è no, la crisi non c’entra, sono progetti di lunga data: la ratio è la solita, la contiguità tra politica e cemento.

Andreatta intende continuare su questa strada: non avevamo dubbi. Nessuno nel centro-sinistra, non certo nel PD, sempre in altre faccende affaccendato, l’aveva messa in discussione. Diamo atto che in questa tornata elettorale le opposizioni, sempre sbiadite su questi temi, li hanno qui invece riproposti e con forza, soprattutto i candidati Morandini (PdL) e Merler (Civica di Centro). A noi piacerebbe che questo tipo di dibattiti procedesse, a prescindere dal risultato elettorale, anche dopo il voto.