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L’orribile estate del centro sinistra

Dalla Jumela in poi, la frana di credibilità del centro-sinistra. Tra le aggressive lobby di Dellai e le inutili verifiche della sinistra; che cerca di arginare i danni con l’antica arte del rinvio. La giunta è ormai morta, i bei programmi ibernati.

E' stata un’estate decisiva per il governo provinciale. Le divergenze di fondo sul futuro del Trentino, su cosa si intenda per governare, sono emerse in tutta chiarezza: dopo le ambiguità dei programmi elettorali, delle dichiarazioni buone per tutti gli usi, è venuto, impietoso, il momento delle scelte di governo. E tutto è diventato più chiaro. Anche se non è certo un bel vedere.

Il punto di svolta è stata la querelle attorno alla Val Jumela.

Il problema era posto in termini chiari, peraltro già noti ai nostri lettori. Un impianto dall’altissimo impatto ambientale (e pertanto gravato dal parere negativo del V.I.A.) e dalla dubbia utilità (Val di Fassa: il collegamento Buffaure-Ciampac); proposto dall’annaspante società delle funivie del Buffaure come improbabile àncora di salvataggio solo perché finanziato dai contributi pubblici.

I convegni organizzati dalla sinistra sul tema hanno chiarito la portata generale della questione: il turismo dello sci è in fase di contrazione in tutto il pianeta, occorre investire nelle tante nicchie di turismo alternativo, le quali puntano innanzitutto su un ambiente integro; ormai passata l’epoca che le favoriva, oggi le più fragili tra le società impiantistiche versano in difficoltà irresolubili; continuare a foraggiarle costruendo sempre nuovi impianti non è solo un inutile e dispendioso accanimento terapeutico, significa soprattutto tagliare le gambe al nuovo turismo, che prima di ogni altra cosa richiede qualità ambientale.

Di essere oggi in una nuova fase, c’è una consapevolezza ormai diffusa. Come ha dimostrato un sondaggio dell’Alto Adige (peraltro confermato da tutti i referendum tenuti in questi anni su temi ambientali), nella popolazione c’è una netta contrarietà a proseguire nella vecchia politica divoratrice dell’ambiente: perfino nelle valli, a cominciare dalla Val di Fassa.

Ma questo non basta, anzi non conta niente. Le "istanze", come vengono benevolmente chiamate; le lobby, come diremo noi, riescono a organizzare una serie di prese di posizione, articoli sui giornali, dichiarazioni di sindaci che "pretendono" la realizzazione. Terminale politico di queste pressioni è la Margherita, o meglio, il tandem Dellai-Grisenti; i quali contro i progetti complessivi, contro l’opinione pubblica generale, contro il buon senso, impongono tali progetti.

Questa prima sequenza di avvenimenti ha portato a una serie di conseguenze. Innanzitutto la Margherita si è pubblicamente configurata come il partito delle lobby: come nel caso del referendum sull’aeroporto, non ha né saputo né voluto argomentare la propria decisione: la ha semplicemente imposta, infischiandosene di obiezioni e di progetti complessivi.

E il via libera alla Jumela ha subito comportato, a ruota, altre due decisioni altrettanto gravi: il collegamento San Martino-Rolle (in zona parco a riserva integrale, primo caso del genere in Italia); e l’impianto in Val della Mite, in una zona cioè a rischio valanghe; ricorrendo all’escamotage di affidare il potere decisionale sull’agibilità delle piste al gestore degli impianti: la privatizzazione della sicurezza, un ritorno all’epoca precedente la sciagura di Stava.

Configuratasi come governo delle lobby, la giunta Dellai si è subito trovata a dover proseguire nella strada intrapresa: perché mai si dovrebbero accontentare alcune lobby, e altre no? Appurato che non esiste più alcun disegno di riordino del settore turismo, che i contributi si danno a palate, che l’ambiente conta zero, perché si devono accontentare i lobbysti di Fassa e non quelli di Rendena? Così questi ultimi si sono sentiti legittimati a impiantare il consueto canaio, e anche loro hanno spuntato il loro collegamento Pinzolo-Campiglio (Val Rendena: il collegamento Pinzolo-Campiglio); che, come abbiamo spiegato alcuni mesi fa, non sarà un collegamento sciistico, ma funiviario, cioè gli sciatori dovranno sciropparsi ore di trasbordi. In compenso però questa realizzazione farà rientrare le boccheggianti funivie di Pinzolo nell’orbita delle ricche società di Campiglio, e - soprattutto - aprirà la località Plaza e la Val Brenta agli immancabili insediamenti di residence e seconde case.

Questo, però, anche per Dellai, ha costi pesanti. Il Trentino non è nella macchina del tempo, è anch’esso nell’anno duemila. E se nei decenni scorsi si è agevolmente governata la Provincia accontentando amici, clienti, "istanze" varie, oggi, nell’epoca della competitività globale, la ricetta non funziona più. Appare chiaro che con questi metodi il Trentino non lo si governa, lo si droga; i miliardi facili - gli ultimi dell’Autonomia - non vengono investiti, ma dissipati.

Per contrastare la caduta verticale di gradimento nella pubblica opinione, Dellai non trova di meglio che intensificare la propria politica: accontentare più gente, più lobby. Di qui, chiusa la partita Jumela, subito il collegamento Pinzolo-Campiglio; e poi ancora un grande indaffararsi attorno ad aeroporto e Pi.Ru.Bi., scegliendo sempre le iniziative economicamente più discutibili, le imprese più fragili: perché sono proprio quelli ad avere più bisogno del sostegno politico. Fra i cosiddetti poteri forti, sono quelli meno autonomi a dover essere - strutturalmente - più "riconoscenti": e quindi sono essi a venir incoraggiati e foraggiati.

Un circolo vizioso, che spiega l’apparentemente masochistico bisogno di Dellai di appoggiare a tutti i costi progetti superati, perdenti, impopolari. E la gente inizia a manifestare portando a spasso l’asinello "Lorenzo".

In questo quadro si inserisce la crisi della sinistra. All’interno della quale una parte - minoritaria - ritiene di dover fare concorrenza alla Margherita sul suo terreno, divenendo essa il referente politico delle lobby (è la sinistra dell’onorevole Olivieri, per intenderci).

Ma esiste anche un’altra sinistra, largamente maggioritaria, che in questi anni ha elaborato, con qualche fatica, un programma di governo sufficientemente credibile. Nell’attuale frangente a questa sinistra va indubbiamente riconosciuto un grande merito: quello di aver approfondito, in convegni, interventi, programmi, i temi del Trentino del duemila. Così è stato sul turismo, di cui si sono tracciate le linee di come dovrebbe essere riconvertito; così è stato per i trasporti. La sinistra ha discusso, spiegato quello che bisognerebbe fare e quello che non si deve fare. Ed ha convinto. E poi ha approvato quanto aveva appena dimostrato essere una jattura.

Così è stato per la Val Jumela. Così per il collegamento Pinzolo-Campiglio (salvo inventarsi all’ultimo momento la foglia di fico: la pista "nera" in Val Brenta che - omologata come discesa libera per la Coppa del Mondo - dovrebbe costituire un richiamo irresistibile per lo sciatore straniero).

Sulla Val della Mite neanche si è discusso. Su Rolle-San Martino non ci si è nemmeno accorti che si andava in zona parco. Ma Roberto Pinter, dei Ds, non è assessore all’urbanistica?

Sarà così anche per Pi.Ru.Bi. e aeroporto?

La divaricazione fra teoria e pratica, tra dire e fare, sempre presente - come ovvio - in politica, qui è clamorosa: si hanno i programmi e le idee per il Trentino del futuro, quelli su cui si potrebbe aggregare buona parte della società, e si approva invece il contrario, le vecchie pratiche da politicanti di una stagione ormai consunta. Con questo si perde ogni credibilità sul fronte dell’innovazione, senza peraltro ritirare i dividendi della vecchia politica, che vanno tutti all’alleato.

Si disamora il proprio elettorato tradizionale (peraltro già propenso a passare all’astensionismo), si rinuncia a conquistare l’elettore che vuole innovazione, si rafforza la ripulsa dell’elettorato clientelare.

Un comportamento suicida, per una forza politica. Come è possibile?

Quando a luglio il segretario diessino Mauro Bondi giunge allo scontro decisivo con Dellai, chiedendo la "verifica di Giunta" sulla Val Jumela, la sede di via Suffragio viene tempestata di telefonate dalla base del partito, che richiedeva a gran voce due cose. Primo: "Non cedete sulla Jumela" Secondo: "Non rompete per nessun motivo con Dellai". Buona notte.

A ciò si aggiunge, il giorno stesso della verifica, diffuso sui giornali, un documento dei sindaci del centro-sinistra, i diessini in testa, che in buona sostanza intimano di non rompere l’alleanza. Si aggiungono gli assessori provinciali che non vogliono perdere il posto, i parlamentari che vogliono essere rieletti: Bondi si presenta all’incontro con le pistole caricate a salve e la verifica finisce in farsa.

Si cede a Dellai sulla Jumela, ma "in cambio di un no al collegamento Pinzolo-Campiglio e alla Pi.Ru.Bi.": sarebbe la vecchia logica dei no, invece di quella dei progetti complessivi per turismo e trasporti. Ma la realtà è ancora più cruda, il no alla Pinzolo-Campiglio viene velocemente ribaltato, e la coppia Dellai-Grisenti subito si mette al lavoro per Pi.Ru.Bi. e aeroporto.

La conclusione appare ovvia: la sinistra non conta nulla, conta solo Dellai.

In questa débacle pesano indubbiamente tante piccole ambizioni personali, che sarebbero nell’immediato compromesse da uno scontro politico con la Margherita. Ma pesa soprattutto un dato culturale: la convinzione minoritaria della sinistra di avere un destino da forza di complemento; per cui anche la sua (relativa) forza attuale, l’essere al governo, non dipenderebbe dalla capacità di proporre riforme, di interpretare i nuovi orientamenti della società, bensì dalla benevolenza del leader Dellai che magnanimamente ha scelto la sinistra come proprio partner. In fondo i DS sono lo stesso partito che nel ’98 impostò una discutibile campagna elettorale all’insegna degli osanna al "nostro leader Dellai", che era a capo di un’altra lista.

Se a questo aggiungiamo le pressioni da Roma, che non vuole la rottura in quanto l’alleanza con la Margherita viene contrabbandata in tutt’Italia come luminoso esempio da seguire (il che la dice lunga sull’attuale funzionamento dei partiti); se aggiungiamo il paralizzante timore che il centro-sinistra trentino si spezzi prima dell’appuntamento delle elezioni nazionali di aprile, abbiamo il quadro completo: la sinistra non ha forza contrattuale, il governo è tutto nelle mani di Dellai.

Ma la realtà è più complessa. C’è innanzitutto la società civile che, in mille forme, esprime il proprio dissenso per questo andazzo. Le associazioni ambientaliste sempre più aggressive, associazioni politico-culturali come Società Aperta, singoli elettori, in parte anche la stampa quotidiana, mettono, anche con asprezza, il governo provinciale di fronte alle sue contraddizioni.

La sinistra reagisce in parte con chiusure a riccio, in parte attuando - dal governo - la politica del rinvio: non potendo fermare Dellai, lo si rallenta, chiedendo approfondimenti, creando intralci, o anche semplicemente evidenziando le molte disinvolture istituzionali connesse a una voglia di fare insofferente di regole e controlli.

E’ un atteggiamento da opposizione, non da forza di governo: ci si oppone a una linea che non si condivide, anche se la si è approvata, il che non è il massimo della chiarezza. "E’ vero, ma è meglio che non far niente - si risponde a denti stretti in via Suffragio - Vedremo alla fine quanti di questi progetti di Dellai andranno in porto".

Non basta. La sinistra intende proseguire sulla linea degli approfondimenti culturali e programmatici. Una prassi apprezzabilissima, ma - come abbiamo visto - nell’immediato controproducente: si elaborano programmi, si delinea il nuovo Trentino, e poi si butta tutto in un cassetto perché si deve accontentare una qualche lobby dellaiana. Ma la sinistra persevera: sono in cantiere convegni sulla New Economy, sul commercio, sulla scuola, sull’assistenza, sui trasporti (quest’ultimo a livello internazionale). E forse proprio in questa capacità (e volontà?) di riprogettare il Trentino risiedono i motivi di una sopravvivenza politica altrimenti in dubbio. "Dopo la caduta di Dellai dovremo scontare un lungo periodo di purgatorio - ci confida un dirigente diessino - Ne usciremo solo se e quando ritorneremo credibili nel presentare proposte".

Dopo la caduta di Dellai... Non c’è dubbio che l’orribile estate del centro-sinistra ha logorato soprattutto lui, l’ex-leader osannato dai media. Ha perso qualsiasi credibilità come riformatore; sotterraneamente ostacolato dalla sinistra, non riesce a soddisfare le sue lobby; impantanatosi con una maggioranza risicata in Consiglio, non riesce a legiferare; il mondo dell’economia non gli concede più alcun credito.

Richiesto di un giudizio sul proprio operato, risponde sconsolato all’intervistatore dell’Alto Adige: "Non basta far credere di distribuire miliardi per risolvere i problemi".

Si riprende quando a Lavarone, al convegno dei centristi, si straparla di Margherite nazionali, federazioni di partiti territoriali e altre amenità: ma è la solita aria fritta del politichese, che non incanta più nessuno. A Piazza Dante, Claudio Molinari, assessore alla cultura, sta intanto scaldando i motori per procedere alla sostituzione dell’amico Lorenzo e della sua formula di governo, e in un’intervista lo proclama pubblicamente.

E così finisce l’estate orribile del centro-sinistra trentino.