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La posta in gioco

La vittoria della destra: sul fronte economico non sarebbe una tragedia. Ma sul resto...

La visita di Francesco Rutelli in regione ha portato una brezza di sollievo sulle incupite coscienze del centro-sinistra. Un po’ depressi come eravamo dalla grancassa sulla preannunciata vittoria della destra e dalla ruggine che si era formata nei gangli della coalizione in Provincia, l’arrivo del sindaco di Roma ha quasi per incanto rianimato in noi la speranza che tutto non sia perduto e che esista davvero, nel profondo, un popolo di sinistra coeso e combattivo. La sorprendente vastità e varietà dei contenuti e la tenacia che hanno mostrato nelle lunghe attese dei ritardati arrivi del premier designato, sono sintomi di un affiatamento di massa non superficiale. Dunque possiamo anche vincere il confronto di primavera.

Badate, io non voglio drammatizzare. In un sistema politico bipolare funzionante secondo la regola delle alternanze, qual è nei nostri auspici, è appunto nella logica del sistema che dopo 5 anni di governo di centro-sinistra possa vincere il centro-destra. E dopo tutto, il ritorno per un certo periodo all’opposizione potrebbe anche giovare alla sinistra, per depurarsi dalle inevitabili tossine del potere e per rigenerare la sua cultura attingendo, sciolta dai vincoli del governo, in piena libertà alle sue genuine fonti ideali e sociali. Tanto più che, per ciò che riguarda la politica economica, temo che oggettivamente nei programmi dei due contendenti non vi siano grandi divaricazioni. Entrambi promettono riduzioni di tasse, aumento della competitività, privatizzazioni, flessibilità del mercato. Può darsi che tali indirizzi siano imposti dalle oggettive necessità prodotte dal processo di globalizzazione in atto e che non siano consentite scelte radicalmente diverse. Su questo terreno le differenze fra destra e sinistra sono sfumate. Anche se possono esservi sfumature importanti, come nel caso dello Stato sociale, che la destra vuole smantellare mentre la sinistra intende solo riformarlo per renderlo compatibile con l’evoluzione demografica e dell’economia. Ma su questo punto la sinistra può montare la guardia anche dall’opposizione con la mobilitazione sociale. La vittoria della destra dunque, fin qui, non appare catastrofica.

Ma di quale destra? Questo è il punto.

Le proteste contro le sepolture islamiche, le indecenti manifestazioni contro la moschea di Lodi, quel sindaco che fa divieto agli infedeli di avvicinarsi alla chiesa cattolica, Boso che addestra il cane a fiutare i marocchini, Biffi e i suoi vescovi emiliani che intimano al governo di vietare l’immigrazione di musulmani, Vittorio Feltri che invita da un canale televisivo a procurarsi una pistola per sparare contro ladri e rapinatori perché lo Stato non ci difende, Storace, Taverna e Plotegher che credono giunto il momento di aggredire le basi stesse della nostra convivenza democratica in nome dei lugubri fantasmi del passato, Bossi che contrasta i diritti umani della dichiarazione europea e dileggia il presidente della Repubblica, Formigoni e Galan che ripudiano l’unità nazionale in nome dei popoli lombardo e veneto: questa è la destra che ci ritroviamo!

Ove è manifesto l’intento di eccitare gli spiriti animali che serpeggiano in una società travagliata, di cavalcare l’egoismo e la paura suscitati da fenomeni reali, di esasperare le tensioni per raccogliere consensi nelle frange incolte ed insicure del corpo elettorale. Assecondare, anche solo per sfruttarli, questi umori regresssivi conduce ad esserne prigionieri. Coltivare tali tendenze primitive, anche se per mero calcolo elettoralistico, lascia un’impronta durevole in chi lo fa. Vero è che, come abbiamo sentito, Silvio Berlusconi garantisce per tutti, anche per queste trasgressive ed estremistiche manifestazioni d’inciviltà.

Ma chi garantisce per lui? Sotto il paludato manto di moderazione che ha indossato da qualche tempo per far dimenticare la sua biografia, non riesce a nascondere, anzi talvolta addirittura ostenta una dottrina micidiale. Gli elettori - egli dice - sanno chi sono, da dove vengo, quello che ho fatto e come l’ho fatto, e ciononostante mi votano. Il voto popolare è la fonte della mia legittimazione, che mi pone al di sopra della legge. Come i medievali monarchi assoluti, che pretendevano di derivare il loro potere da Dio, anch’egli, novello teocrate, pretende di fondare il suo status di legibus solutus sul consenso del moderno sovrano, il popolo, che si procura con un abile e potente utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa di cui dispone.

Una tale dottrina, spavaldamente annunciata, se dovesse conseguire con la vittoria della destra un avallo popolare, scardinerebbe le fondamenta stesse dell’ordinamento liberal-democratico, basato sulla divisione dei poteri e sul loro reciproco controllo, costruito in due secoli di civiltà.

La garanzia contro Berlusconi è Rutelli. Siamo impegnati in una nuova resistenza per conservare questa nostra Italia in una Europa federale nascente chiamata a nuove grandi responsabilità.

Vorrei sbagliarmi, ma credo che la posta in gioco sia proprio questa.