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Il commercio nell’era del Millennium

All'indomani dell'apertura dell'ultimo centro commerciale - fuori dalle regole, ma benedetta dal grande interesse suscitato - il punto sul commercio trentino: le ripetute forzature sulle norme, ciononostante i meriti della grande distribuzione, le prospettive dei centri storici, la debolezza della politica.

“Il Superstore è l’ultimo esempio di grande struttura commerciale nata al di fuori di una logica di programmazione: da ora in poi si cambia - affermava categorico, due anni fa, l’allora assessore provinciale Remo Andreolli (vedi Il tempio del consumo su QT n° 16 del settembre 2002) - Queste grandi strutture sono centri di attrazione, non dobbiamo demonizzarle, ma vogliamo che sia una presenza equilibrata".

E così, dopo il Superstore, "ultimo caso fuori dalle regole", puntualmente abbiamo avuto il Millennium: stesso (forse anche maggiore) grande successo di pubblico, stesso stravolgimento delle regole testé fissate.

Il relitto della Siric di fronte al nuovo centro commerciale.

Perché il nuovo Millennium di Rovereto, un vero centro commerciale formato da 4 grandi superfici (Sait-Coop, Brico, Bernardi, Trony) e 40 negozi, è un monumento alla deroga: alla programmazione commerciale provinciale, a quella urbanistica comunale, financo alle disposizioni sui cartelloni pubblicitari, altrimenti vietati lungo la Rovereto-Riva.

Così, in un’area prospiciente quella dell’inquinatissima Siric (colossale affare per chi ha acquistato per quattro lire i terreni circostanti, dai prezzi ora schizzati alle stelle), lungo una strada già trafficata ed ora intasata, sorge il nuovo Centro. "Fin dalle nove di mattina il Comune deve mandare i vigili a regolare il traffico; lo stesso Comune che è inflessibile se una bancarella crea qualche problemino" - afferma Paolo De Carli, direttore della Confesercenti.

Infatti lo stravolgimento delle regole ha due effetti. Da una parte si riconferma come realizzazioni di grande impatto come un grosso centro commerciale, non possono non essere pianificate. La loro localizzazione non può essere affidata all’iniziativa dell’operatore che compra dove gli è comodo, e poi chiede ed ottiene, da organi pubblici compiacenti, la deroga. Così facendo "si contribuisce a destrutturare l’impianto legislativo, creando negli operatori aspettative sulla possibilità di ottenere in futuro analoghi provvedimenti" - afferma ancora la Confesercenti in una dura lettera all’assessore provinciale al Commercio. "E’ il perverso principio del condono" - aggiunge De Carli.

E come nel condono, ogni volta "è l’ultimo caso". Ma è una barzelletta, come l’ultima sigaretta del tabagista, o l’ultima puntata del giocatore incallito.

"La scelta del Millennium me la sono trovata, sono solo alcuni mesi che sono assessore - ci dice l’assessore provinciale Tiziano Mellarini.

"Mellarini non sfugga alla sua parte di responsabilità, la deroga l’ha concessa lui" - ribatte De Carli, illustrandoci le osservazioni rivolte dalla Confesercenti all’assessorato.

L’aspetto più discutibile è che le deroghe non vengono concesse a tutti, ma a chi ha santi in paradiso. Così l’operazione Millennium, condotta da un costruttore-immobiliarista di Dro, Silvano Santoni, è evidentemente realizzata fuori dalle regole, sapendo che poi arriverà la sanatoria. C’erano le licenze per 40 negozi indipendenti, non quella per il centro commerciale (con entrate comuni, galleria, scale mobili): eppure Santoni costruisce tranquillo tutta la struttura, sa di avere le spalle coperte.

Coperte da chi? Il socio forte è il Sait. Ma è nello spirito cooperativo quest’uso del proprio potere politico per mettersi sotto i piedi le regole?

"Noi non c’entriamo - risponde deciso il presidente del Sait Giorgio Fiorini - Avevamo la licenza perfettamente in regola per il nostro punto vendita. Di quello noi rispondiamo, il complesso del centro, i 40 negozi non sono affare nostro".

Superstore e Millennium a confronto
STRUTTURAMETRI QUADRATI (dell'alimentare)ALTRI NEGOZI DENTRO LA STRUTTURA
SUPERSTORE3700+2
MILLENNIUM3200+40

La cosa ci convince fino a un certo punto. Santoni ha grandi liquidità, ma da solo non è così potente: appartenente all’ala più cementificatrice (!) degli edili, come referente politico ha Nerio Giovanazzi, già assessore nella scorsa legislatura, ma ora semplice consiglieredi opposizione (di Forza Italia); e qualche porta più potrebbe avergliela aperta il (possibile) collegamento con il leader forzista Mario Malossini. "Comunque Fiorini è troppo modesto - ci dice un dirigente della cooperazione - E’ chiaro che tutta l’operazione è sponsorizzata dalla cooperazione. E che lui stesso, vicinissimo alla Margherita, ha una grande influenza politica; come la ha il Presidente della Federazione Schelfi, ancor più del suo predecessore Angeli, che pure era stato presidente della Provincia".

Insomma, abbiamo un uso fin troppo deciso dell’influenza politica della cooperazione per promuovere le proprie iniziative imprenditoriali. Iniziative di grande respiro: la cooperazione oggi ha manager di indiscusso valore, autentica risorsa per il Trentino. Ma sono pure iniziative di grande impatto, che dovrebbero essere inquadrate all’interno di una visione complessiva. E qui la palla passa alla politica: che invece, ahimè, è fragile e contraddittoria.

Andiamo oltre il problema delle regole. E vediamo cosa portano queste strutture; vantaggi e svantaggi, guasti e opportunità: per il movimento cooperativo, per il commercio trentino, per l’insieme della società.

Nella cooperazione il dibattito era risultato acceso ai tempi dell’apertura del Superstore: non è che il nuovo negozio finisse con il vampirizzare le famiglie cooperative, sottraendo loro clienti? "No di certo, Superstore si rivolge ai clienti per la spesa grossa, e quindi fa concorrenza ai grandi punti vendita, non alle nostre cooperative di valle o del circondario, che la spesa grossa l’avevano già persa" - ci rispose allora Fiorini.

TRENTO: EVOLUZIONE DELL’OFFERTA COMMERCIALE (1993-2002)

Oggi la risposta è ancora più decisa: "Con Superstore e con Millennium rafforziamo il sistema, intercettiamo clienti che altrimenti andrebbero altrove. E così abbiamo le risorse per tenere aperti i negozi nei piccoli centri: abbiamo aperto punti vendita a Lardaro, a Olle, a Revò".

"Effettivamente il sistema si è rafforzato - ci conferma il presidente di una cooperativa di valle - e a noi il Millennium non ci tocca. Però Fiorini esagera nel dipingere solo rose: le famiglie cooperative di Rovereto o di Ravina non sono certo contente della concorrenza in famiglia".

Saper coniugare da una parte managerialità e gigantismo, dall’altra ideali mutualistici, è la sfida vera della cooperazione trentina del 2000 (Coop trentine tra manager e soci). Con il secondo termine (la mutualità) in sofferenza, dicono alcuni.

"Si sbagliano. E le rispondo con i fatti - obietta Fiorini - Nel 2003, per la prima volta, il consiglio di amministrazione del Sait (che è un consorzio d’acquisto formato dalle famiglie cooperative, n.d.r.) ha deciso di vendere a tutte le coop allo stesso prezzo". Cioè, se il Sait acquista la merce a 100, poi la rivende alle famiglie cooperative allo stesso prezzo (103) e non più a un prezzo variabile (da 103 a 106) a seconda delle dimensioni del cliente: è chiaro che così ci guadagna il piccolo punto vendita, mentre subisce una (modesta) penalizzazione la grande famiglia cooperativa. "Questo è possibile sia perché ci sono più risorse e i nostri bilanci sono buoni (e quindi è possibile un egualitarismo in avanti, con i piccoli che hanno i vantaggi dei grandi), sia perché c’è maggior consapevolezza della necessità di fare sistema, di dover andare avanti tutti, grandi e piccoli".

Dunque, in definitiva, iniziative come il Millennium sembrano giovare alla cooperazione. Ma all’insieme del commercio trentino?

Su questo punto si nota un netto cambiamento di giudizio da parte dei negozianti: "Riteniamo ormai assodata la positività della grande distribuzione" - dice senza tante perifrasi Paolo De Carli, direttore della Confesercenti, da sempre l’organizzazione più decisamente schierata in favore dei piccoli commercianti.

Banda e majorette all'inaugurazione del Millennium.

"Per la pubblicità che mette in moto, per i prezzi che pratica, per le promozioni, la grande distribuzione esercita una indiscussa forza di attrazione, che poi può essere utilizzata a favore di tutto quello che le sta attorno - afferma l’assessore alle attività economiche di Trento Franco Grasselli - Ecco perché i commercianti cominciano a capire anche il vantaggio dell’effetto attrazione, oltre al pericolo della concorrenza".

Il punto è, nel nostro caso, come è sorto il Millennium: nato da una parte per l’iniziativa Sait-Coop, dall’altra per l’affare immobiliare.

"Nei quaranta negozi ci sono due-tre negozianti; il resto sono società tipo Bata o franchising e di trentino ci sono solo le commesse, tutto quanto è centralizzato altrove - dichiara De Carli - Ed è logico che sia così: per l’immobiliarista è più facile e sicuro il rapporto con Conbipel, che non con il commerciante di Rovereto".

Ritorna così a galla la dipendenza del piccolo commercio dall’affarismo immobiliare; reso più acuto dal fatto che, a violare le regole e poi ad aspettare le deroghe, non può essere il negoziante. E così la palla (e poi il prezzo degli affitti) è sempre in mano all’immobiliarista: se Sait e Poli, forti dei loro mezzi, se ne affrancano, il piccolo non ce la può proprio fare. E allora le grandi strutture non nascono per iniziativa del commercio, ma dell’edilizia: il Top Center si deve a Zini, Pergine a Stelzer e Pallaoro, ecc.

Bene, di questi centri commerciali, sorti come sappiamo, che giudizio diamo? Con questa dinamica, si sta andando nella direzione giusta?

"Bren Center e Top Center hanno avuto due meriti: attrarre clientela da Bolzano, e costringere i commercianti del centro storico a rinnovarsi. Il Superstore ha avuto un effetto positivo sulle dinamiche dei prezzi: Poli e Orvea hanno riallineato i loro, come registrato dalla Commissione Comunale Prezzi. - risponde l’assessore Grasselli - Quelli che tutti e tre (e così anche il Millennium, aggiungiamo noi) hanno di negativo, è che non sono permeabili al tessuto circostante: il consumatore entra ed esce in automobile, e solo in automobile. Quello che c’è attorno non conta. La nuova grande distribuzione dovrà essere pensata in altra maniera".

Insomma, il concetto è di fare della forza attrattiva della grande distribuzione un momento positivo. La domenica seguente l’apertura del Millennium, la nuova struttura era stracolma di gente, con le strade d’accesso intasate: eppure i negozi erano chiusi. Si è ripetuto il fenomeno del Superstore: la gente accorre ammaliata dalla semplice esistenza di questi templi del consumo.

Alienazione? Certo. Comunque una dinamica da considerare. "E che può essere utilizzata per dare vivacità, occasioni economiche, ai centri storici. Che possono diventare dei centri commerciali all’aperto - ci dice l’assessore provinciale Mellarini, che come sindaco ha molto lavorato per rivitalizzare il centro storico di Ala.

"La grande distribuzione deve entrare nella città consolidata - precisa Grasselli - Deve integrarsi con residenza, funzioni pubbliche, intrattenimento. Creeremo delle strade commerciali: senza automobili, con negozi tutto intorno".

Insomma, ricreare il centro commerciale all’interno del tessuto cittadino.

Questa soluzione sfrutta alcuni punti di forza: il fascino dei centri storici, la vicinanza di altre funzioni, la possibilità di interagire con il turismo.

Ma ha anche dei punti deboli: salta il circuito carrello-parcheggio-auto; le strade, d’inverno o con la pioggia, sono dei non-luoghi, delle barriere tra i negozi, a differenza delle artificiose ma comode gallerie dei centri commerciali.

Sul primo punto Grasselli è speranzoso: "Il carrello è decisivo per gli alimentari. Non così per le altre merci: Sportler, in piena ZTL, funziona a pieno ritmo, e per le merci ingombranti occorrerà organizzare la consegna a domicilio".

LA GRANDE DISTRIBUZIONE ALIMENTARE (>500 m2) IN TRENTINO
GRUPPOPUNTI VENDITAQUOTA DI MERCATO
POLI2939,5%
SAIT-COOP3531,8%
ORVEA106,9%
DAO-CONAD156,7%
DESPAR96,6%
SISA53,5%
FAMILY22,0%
BILLA21,8%
PAM11,2%

Pur scettico sulla possibilità di essere concorrenziali senza l’auto a due passi, Marcello Poli, amministratore delegato dell’omonima catena, a Trento ha investito in una struttura dentro la città consolidata (l’ex Standa in via 3 Novembre) ed ha un contenzioso al Tar per aprire anche in via Verdi (gli attuali magazzini Nicolodi), entrambe locazioni senza parcheggi e dentro la città. "E’ una scommessa per creare qualcosa di nuovo: un supermercato urbano, non solo alimentare, che allinei una serie di negozi che abbiano una forte specializzazione - ci dice - Oggi, per tutta una serie di motivi, è rarissima la forte competenza specifica, per esempio, del libraio, o dell’intenditore di musica. Ecco, la grande distribuzione può sostituire questa perduta competenza con l’innovazione: abbiamo girato l’Europa, e abbiamo visto negozi di dischi dove la tecnologia permette di ascoltare, per intero, qualsiasi disco interessi; oppure librerie con ampi spazi con panchine dove, rilassati, i libri si possono sfogliare. Quest’idea della vicinanza al consumatore è quella che vogliamo praticare proprio in questi punti interni alle città, sperimentando nuove modalità di approccio".

In questa idea di consumo soft, integrato con la città e la sua vita, centrale è la correlazione tra negozi e tessuto urbano. L’esempio classico è Parigi, meteorologicamente molto più fredda di Trento, dove però tra strade pedonalizzate, tavolini all’aperto, giardini d’inverno, interni dei locali, si crea un continuum, che tiene insieme la strada, la gente, il bar, il negozio.

"Ci vorranno delle deroghe ai vincoli architettonici, negli edifici dell’8-900, per permettere nuove possibilità nell’ammodernare gli esercizi" - sostiene l’assessore Mellarini.

"Possiamo prevedere iniziative di riqualificazione urbana per riprogettare lembi di città, e poter proiettare all’esterno le attività - afferma Grasselli - Certo, dal punto di vista architettonico siamo a zero. Vedremo gli input che ci potranno dare, progettando sul nuovo, due nomi come Piano e Gregotti, che hanno esplicitamente dichiarato di voler creare un effetto città".

Insomma, questi sono i nuovi indirizzi per coniugare commercio e tessuto urbano, negozi e grande distribuzione. Una strada che ha il suo fascino, ma anche le sue difficoltà; non vorremmo che, nel frattempo, sorgesse qualche maxi-iniziativa all’uscita di un casello autostradale, fatta da chi sa già di avere in tasca la puntuale "ultima" deroga.

Per evitare questa deriva, la Confesercenti propone una soluzione: "che l’iniziativa passi in mano all’Agenzia dello Sviluppo. Perché dovrebbe occuparsi solo delle strutture per industria e artigianato? Potrebbe farlo (magari con modifiche statutarie, se ce n’è bisogno) anche per il commercio: nel rispetto delle regole urbanistiche, guadagnandoci, e sottraendo il negoziante alla tagliola degli affitti capestro".