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La montagna scorticata

Cave vere, vigneti finti, ripristini inesistenti... E il paesaggio diventa una gruviera.

Cave vecchie e nuove, bonifiche finte o vere sono oramai ferite ben visibili ai piedi delle montagne e sulle colline che circondano la Piana Rotaliana. Le cave di ghiaia che hanno eroso i conoidi ai piedi del Monte di Mezzocorona sono visioni familiari per chi frequenta la zona. Da anni scarseggia il materiale locale e le cave sono alimentate con gli scarti del porfido della Val di Cembra: numerosi i camion che vanno e vengono, tanto da obbligare alla costruzione di una piccola ma costosa tangenziale per evitare il passaggio dei pesanti automezzi nel centro di Mezzocorona. Ma è il più recente tra gli squarci quello che risulta il più visibile, anche perché aperto in posizione elevata e nel verde della collina di Faedo. La macchia bianca calcarea che sormonta il castello di Monreale si nota ad occhio nudo da distanze notevoli. Si tratta di opere "regolarmente" (vedremo poi il perché delle virgolette) autorizzate da Comune e Provincia per portare a coltura quasi sedici ettari di ripido bosco. L’azienda agricola, proprietaria anche dell’antico castello medioevale, ha infatti chiesto e ottenuto di trasformare in vigneto una parte del crinale del monte sovrastante.

La cava sopra Castel Monreale.

Il via libera della Giunta provinciale risale al 1997 e aveva stabilito la fine dei lavori entro sette anni. L’anno scorso, però, su richiesta dell’azienda, il termine dei lavori è stato prorogato al 2010. Ma è facile pensare, proroghe a parte, che la ferita resterà aperta ben oltre tale termine.

Negli scorsi anni i lavori avevano interessato il piede della collina ed erano consistiti nel rafforzamento idraulico dei rivi che raccolgono le acque piovane di quel tratto di monte. Si tratta delle opere di protezione senza le quali non sarebbe stato possibile, viste le necessarie condizioni imposte dall’ente pubblico per poter attivare la bonifica, porre mano al taglio del bosco ed agli sbancamenti conseguenti. Da un anno circa invece, come si può in parte intravvedere dalle fotografie, il calcare biancheggia in mezzo al verde in posizione soprelevata.

Qualche mugugno si è fatto sentire negli ambienti della SAT (che potrebbe dire la sua solo se l’area fosse interessata dal passaggio di sentieri), ma nessuno, finora, ha sollevato pubblicamente la questione. Il sindaco di Faedo ci fa capire che non è possibile mangiare la frittata senza rompere le uova. Insomma, a lavori ultimati, secondo il Comune di Faedo, tutto ritornerà come prima, anzi meglio. Conferma, il sindaco, che i rapporti con i titolari dell’azienda sono sempre stati caratterizzati da una forte collaborazione e che l’azienda ha già investito ingenti capitali senza ricavarne, per ora, grandi tornaconti. Ad esempio, a detta del primo cittadino, il compenso che si sarebbe dovuto trarre dalla vendita della ghiaia cavata nel corso dei lavori di bonifica si sta rivelando inferiore alle aspettative, dato che il materiale della cava è risultato di poco pregio (in gergo, troppo grasso).

La strada che congiunge il castello di Monreale ed i suoi vigneti alla statale del Brennero. L’asfaltatura è stata concessa con contributo pubblico, per evitare che durante i lavori di “bonifica” i vigneti vengano danneggiati dalla polvere sollevata dai camion che vanno alla cava.

Non solo: il privato ha dovuto sobbarcarsi anche l’asfaltatura della strada per evitare il sollevamento della polvere che, a detta dei confinanti, danneggia i vigneti sottostanti. Quella della polvere, si sa, è una delle scuse che vengono spesso accampate quando si tratta di spargere asfalto. D’altra parte. l’asfalto si fabbrica con la ghiaia e quindi…. tutto fa brodo. Il sindaco conferma (ecco il perché delle virgolette di cui sopra) che nel corso delle operazioni di scavo si è debordato oltre il perimetro concordato, ma che tutto è stato rilevato e severamente sanzionato. "Li teniamo d’occhio", rassicura.

Dalla locale stazione della guardia forestale arriva la conferma dell’abuso commesso durante i lavori di bonifica. Dalla stessa fonte si segnala, per cambiare versante della montagna, come, nonostante le ripetute sollecitazioni, non sia stato fatto nulla per risanare definitivamente la vecchia cava, abbandonata da decine di anni, che incide il piede della montagna nella zona artigianale di Mezzolombardo. Anche in questo caso, sembra totale l’assenza di iniziativa da parte delle forze politiche di maggioranza e di opposizione.

Spostandoci a Mezzocorona, regno indisturbato delle cave e feudo delle più importanti aziende del settore estrattivo e dell’asfalto, appare vistoso il cantiere ai piedi del castello di San Gottardo (e dàie!). Causa, pare, la necessità di allestire opere di protezione dalla caduta di massi, un privato proprietario di un vecchio immobile sottostante il castello, ha ottenuto in pratica di aprire una cava nella quale è impiantato oramai da tempo tutto il macchinario per lo scavo e la lavorazione del prezioso materiale lapideo.

Un chilometro più a Nord, verso la Rocchetta, sul versante dei primi monti Anauni, qualcuno ha ottenuto l’autorizzazione per l’allestimento di un vigneto (ancora!) sul conoide verdeggiante. Da anni, però, eseguito lo scavo con il relativo taglio del bosco ceduo e lo scorticamento del terreno, il grande francobollo biancheggiante è lì, in bella vista, senza che alcun lavoro di impianto di vigne o di ripristino sia stato mai portato a conclusione. I maligni assicurano che ancora una volta la bonifica a vigneto rappresentasse in realtà il cavallo di Troia per far soldi con la sempre più preziosa ghiaia calcarea. Ma strappata la scarsa cotica vegetale, è emersa solo nuda quanto inutile roccia, e ciò è bastato per abbandonare tutto. La Forestale, però, assicura che si dovrebbe provvedere al più presto al risanamento.

In questa gruviera di cave si sta lavorando, come già raccontato anche da Questotrentino (Piana Rotaliana fra asfalto e sapori), per la realizzazione della strada del vino e dei sapori. Un itinerario che dovrebbe servire per far conoscere anche ai turisti le zone di produzione dei vini e delle mele della Rotaliana. Vino, mele, cave e ghiaia in un mix di schizofrenia programmatica che non sembra preoccupare nessuno.

Forse l’importante è che per un verso o per l’altro, i soliti possano fare dei soldi; poi, se dietro questo non c’è una visione d’insieme, un progetto territoriale minimamente coerente, pazienza…