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Una orribile estate

Da New Orleans al papa e la Fallaci: le cronache di questa estate ci parlano di un mondo senza punti di riferimento.

Che orribile estate ci lasciamo alle spalle! In Irak la monotonia del bollettino quotidiano delle vittime ordinarie è stata interrotta dalla straordinaria ecatombe di mille morti, tutti in un colpo solo, provocati non da una guerra di religione e nemmeno da un commando di Kamikaze, ma soltanto dalla paura di attentati diffusasi in mezzo ad una affollato convegno religioso, degenerato in un cruento parapiglia.

Negli Stati Uniti, in Louisiana, la furia naturale del tifone Katrina ha cancellato New Orleans, la città culla del jazz, che evoca storie di dolore ma anche di riscatto. Scoprendo una realtà sconvolgente, scene da terzo mondo in pieno territorio imperiale. Ci avevano detto che lo tsunami, la violenza della natura, poteva produrre effetti catastrofici solo nelle società del sud-est asiatico perché arretrate, ed invece abbiamo visto che anche in America, il modello delle innovazioni, della competitività, del mercato senza Stato, delle privatizzazioni sfrenate, modello che ci viene ossessivamente proposto, gli accidenti naturali sono devastanti. Che lo siano proprio a causa di quel modello?

In pochi giorni si sono susseguiti cinque disastri aerei, in tutte le parti del mondo, vicine e lontane. Può accadere, ma con così inusitata frequenza è stato impressionante. Tanto più che in nessuno dei casi è affiorato il sospetto che ci fosse stato lo zampino di qualche gruppo terroristico.

La cronaca nazionale è stata scossa da incredibili episodi di delitti maturati ed esplosi in famiglia. Madri e padri che uccidono i figli, in tenera età per raptus psichici, o in età matura per tensioni complesse. Viene da pensare che non sia l’idea di regolamentare le coppie di fatto a mettere in crisi la famiglia. E’ in crisi già da se, se è vero, come indicano le statistiche, che sono ormai più numerosi gli omicidi consumati in famiglia di quelli compiuti da tutta la criminalità organizzata. Cos’è che ha trasformato la famiglia in un istituto così criminogeno?

Se poi abbassiamo lo sguardo alla cronachetta della nostra politica troviamo ben poco di che consolarci.

Ciò che colpisce è la modestia, per non dire la meschinità, dei personaggi che hanno occupato la scena. Antonio Fazio, governatore della Banca d’Italia, uno degli incarichi più prestigiosi sempre ricoperto dagli uomini più illustri della nostra storia, è colto da intercettazioni telefoniche in atteggiamenti non confacenti al suo ruolo.

Finisce che nessuno ha più il coraggio di difenderlo, se non la Chiesa cattolica, e ciò malgrado si ostina a non dimettersi, creando una situazione di generale disagio e di pericoloso discredito dell’ente che rappresenta.

Il Commissario della Croce Rossa, tale Maurizio Scelli, già di fede berlusconiana, senza nessuna apparente ragione rivela che la Croce Rossa negoziò la liberazione di nostri ostaggi in Irak curando, d’accordo con il governo, di tenere la cosa celata all’alleato americano. Fu cosa ben fatta, ma perché rivelarlo ora creando un infastidito imbarazzo del suo padrino Berlusconi, preoccupato delle reazioni del suo socio della Casa Bianca? E’ stata una meschina vendetta o un perfido avvertimento per non aver ottenuto o per ottenere una qualche candidatura?

Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza privata Oriana Fallaci. La notizia era stata tenuta segreta ed è trapelata contro la volontà della Santa Sede. Forse il Papa se ne vergognava o comunque si vergognava di farlo sapere. Ma allora perché l’ha fatto?

Marcello Pera, presidente del Senato, ha ammonito al convegno di Comunione e Liberazione circa il pericolo che diventiamo tutti "meticci", evocando il sinistro profilo di un risorgente razzismo.

Persino Giulio Andreotti, che pure sa controllare le sue parole, è uscito col dire che sarebbe bene che Violante e Caselli "non fossero mai esistiti", frase che tradisce un riposto pensiero che dopo tutto non sorprende in uno che, se pur assolto per prescrizione del reato, è stato ritenuto partecipe della mafia fino al 1980.

E poi Sgarbi che vuole iscriversi al centrosinistra, e le penose vicissitudini dei club del calcio nostrano, rivelatrici di una sub-cultura che il presidente del Milan ha trasferito all’universo politico.

Poveri noi! Occorre un immane sforzo di ottimismo della volontà per sperare di intravedere qualche squarcio di sereno. C’è anche un’altra Italia che forse faticosamente riesce a raccogliersi attorno a quel pessimo comunicatore che è Romano Prodi, il quale non farà miracoli ma almeno ci farà rientrare nella decenza.

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