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QT n. 11, novembre 2014 Servizi

Gli OGM e il principio di precauzione

Omissioni e sottovalutazioni in un articolo sugli OGM comparso su QT

Maurizio Denaro

L’articolo di Luigi Montibeller, OGM, tante perplessità, poca chiarezza, ha il pregio di introdurre in maniera chiara alcuni degli aspetti più rilevanti nel dibattito sugli OGM: la loro sicurezza alimentare e il loro impatto sulla produzione agricola. Ne trascura due, a mio giudizio, altrettanto rilevanti: la loro brevettabilità, e l’uso che di questi brevetti fanno le grandi multinazionali e il problema del controllo democratico di questa tecnologia e della sua diffusione.

L’ articolo giustamente, sin dal titolo, mette in evidenza come ancora oggi ci sia poca chiarezza. A mio giudizio la poca chiarezza risiede nei fortissimi interessi commerciali che oggi gli OGM rappresentano per alcune multinazionali. L’articolo appare un po’ superficiale quando suggerisce che la concentrazione di questa industria sia avvenuta per la richiesta di un numero esagerato di controlli. Le problematiche di sicurezza del loro uso, sia per quanto riguarda l’impatto sulla salute umana ed animale sia per gli effetti che potrebbero avere nella filiera agricola e possibile impatto sulla biodiversità, richiedono sperimentazioni che non possono che essere numerose e lunghe a sufficienza per ottenere risultati che statisticamente abbiano un certo valore.

Ed è su questo argomento che la capacità di lobbying da parte delle multinazionali diventa fortissimo. Per fare un esempio a tutti noto, quanti e quali battaglie si sono dovute affrontare nei confronti delle multinazionali del tabacco per far sì che la dimostrata causalità tra fumo del tabacco e tumore al polmone venisse accettata? Tra l’altro alcuni dei vantaggi che venivano e vengono ancora tuttora elencati per l’uso degli OGM, come l’aumento di prodotto per unità produttiva, almeno per alcune delle varietà considerate non si sono dimostrati corretti.

Importante nell’articolo è la distinzione, molto rilevante, tra OGM e varietà vegetali selezionate attraverso metodi che non prevedono l’introduzione di materiale genetico esogeno. È vero che in natura esistono meccanismi che permettono il trasferimento di materiale genetico tra specie diverse (i virus umani ne sono un esempio), ma questo meccanismo, se applicato ad organismi utilizzati per l’alimentazione umana, deve necessariamente essere studiato in maniera efficace ed attenta. Ancora una volta non si tratta di essere aprioristicamente contro gli OGM, ma è necessario richiedere un meccanismo di controllo che permetta di valutare obiettivamente il loro impatto. Da questo punto di vista, dato l’impatto globale che questa tecnologia può avere, si torna al tema della democraticità della sperimentazione e credo che la logica del principio di precauzione sia più utile di quella di equivalenza. I due principi hanno in sé differenti interessi: il primo interesse generale, il secondo interesse particolare, dei grandi gruppi industriali.

Infine, l’aspetto che viene tralasciato nell’articolo, e cioè la brevettabilità e come questa viene usata da parte delle multinazionali. Le varietà vegetali che venivano selezionate con metodi classici ottenevano il brevetto proprio in quanto “nuove” varietà vegetali. Una volta vendute, la proprietà era del compratore che ne poteva disporre a suo piacimento. L’agricoltore poteva raccogliere le sementi della nuova varietà e utilizzarle per la semina e il raccolto successivo, senza dover dare conto a chi gli aveva venduto i semi originali. Gli OGM invece sono brevettati come “invenzioni”, in parole semplici tutto il nuovo organismo è brevettato e di proprietà di chi possiede il brevetto. In questo modo chi possiede il brevetto può chiedere che il contadino non utilizzi le sementi ottenute dal raccolto per riseminare il nuovo raccolto. In questa maniera il controllo da parte della multinazionali nella filiera della produzione agricola è quasi totale. Sarebbe molto lunga una discussione sugli aspetti del brevetto nel campo agro-alimentare, ma certamente la capacità delle multinazionali di riuscire a piegare lo strumento del brevetto a proprio favore è un elemento che va tenuto presente.

In conclusione, la capacità di manipolazione delle varietà vegetali, che è sempre più avanzata, ci deve mettere in guardia sia dai pregiudizi come, allo stesso tempo, dai processi autorizzativi non democraticamente controllati.

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Maurizio Denaro è medico ricercatore esperto in biotecnologie e membro di The Equality Trust.