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QT n. 3, marzo 2015 Trentagiorni

Regione: ente inutile o dannoso?

I nostri lettori sanno quanto riteniamo sbagliate, e talora patetiche, le pretese di una parte dell’imprenditoria trentina di avere canali riservati per gli appalti dell’ente pubblico, paventando la concorrenza extra-provinciale. Purtroppo poi ci sono i politici che danno corda, per cui quelle nostre imprese tendono a rimanere piccole, asfittiche, non concorrenziali. Questa volta invece, presentiamo il caso opposto: un Ente pubblico - la Regione - che ritaglia un appalto in maniera da escludere a priori l’imprenditoria locale.

Il caso riguarda una delle poche competenze rimaste alla Regione, la gestione delle elezioni nei Comuni delle province di Bolzano e di Trento. In previsione delle prossime elezioni di maggio, l’Ufficio Appalti, Contratti e Patrimonio, d’intesa e su indicazioni dell’Ufficio elettorale, ha pubblicato un bando di gara relativo alla fornitura degli stampati che suscita perplessità.

A prescindere dalla macchinosità del procedimento imbastito (articolato in ben 89 cartelle!) colpisce il fatto che viene imposta una procedura che sembra progettata con il fine di limitare la partecipazione alla gara a ditte operanti sull’intero territorio nazionale specializzate nelle forniture a enti pubblici. Infatti al punto 5e) delle norme di gara si prescrive “per il Lotto n. 1 (manifesti dei candidati, ndr) e per il Lotto n. 2 (schede di votazione) il soggetto economico concorrente deve aver prestato negli ultimi tre anni servizi analoghi a quello oggetto del Lotto considerato”. Quindi siamo al club chiuso: chi non ha già stampato manifesti elettorali è tagliato fuori. Ma c’è di più: l’impresa che concorre all’appalto deve aver stampato manifesti e schede per un “importo complessivo fatturato almeno pari all’importo posto a base di gara del Lotto medesimo”. E siccome gli importi a base di gara sono molto alti (102.000 euro per il Lotto 1 relativo ai manifesti, 98.000 per il Lotto 2 relativo alle schede), difatti poi ridotti in sede di aggiudicazione, rispettivamente a 60.000 e 56.000, è chiaro che per partecipare bisogna già aver eseguito tali lavori in più elezioni in altre regioni. Solo quindi grosse ditte nazionali specializzate possono aver stampato questo materiale in una pluralità di consultazioni elettorali in giro per l’Italia. Tutte le altre sono tagliate fuori, a iniziare dalle tipografie regionali, che magari negli ultimi tre anni hanno stampato ottimo materiale per il Trentino, per l’Italia, per l’estero, talora vincendo concorrenze agguerrite, ma non si sono date da fare per ottenere commesse per le elezioni degli Abruzzi, della Liguria, della Calabria ecc.

Sfugge poi il concetto di fondo, per cui si dovrebbe affidare la commessa a imprese “specializzate” nella difficilissima arte di stampare manifesti elettorali (che non sono quelli col faccione del candidato, ma gli elenchi ufficiali di liste e candidati che vengono esposti negli spazi appositi, a iniziare dai seggi elettorali). Arte, per la Regione, evidentemente esclusiva, cui possono attingere solo pochissimi specialisti a livello nazionale. E così la non rispondenza a queste clausole ha fatto escludere dalla gara le sole due ditte con sede in Bolzano che hanno concorso (quelle trentine, visto il bando, hanno rinunciato in partenza). Era questo che si voleva?

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