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QT n. 9, settembre 2021 Trentagiorni

Mondiali di sci 2029 nelle Dolomiti? La Villa in Badia e Ortisei sono contrarie

Cresce la consapevolezza che gli eventi grandiosi, costosi, impattanti da una parte, e il nuovo turismo sostenibile dall'altra, non sono compatibili

È scontro aspro sulle Alpi italiane: oriente e occidente si contendono la candidatura per i mondiali di sci alpino del 2029 nel disinteresse più totale delle località turistiche dei paesi oltralpe. Questi grandi eventi sportivi trovano ormai ospitalità o in paesi dominati da oligarchie o nella debole Italia, sempre prona ai desiderata dei potentati economici e sportivi.

La nostra FISI e il presidente del CONI Malagò sono usciti rafforzati dai recenti successi olimpici riportati dai nostri atleti a Tokyo: ma nessuna riflessione viene da loro riportata sul fatto che la popolazione giapponese abbia subito i giochi, li abbia vissuti come un ulteriore disastro, ambientale e sociale, in buona parte anche sanitario. Dai sondaggi oltre il 70% della popolazione era contraria a che i giochi si tenessero.

Giovanni Malagò

Nella primavera di quest’anno Malagò aveva sostenuto la candidatura di Sestriere. Un’area sciistica in difficoltà, non certo per la pandemia. Dopo l’abbandono delle alte quote da parte della famiglia Agnelli in seguito alla scomparsa di Gianni e alla ingloriosa fine della FIAT, da anni l’area sciabile somma deficit su deficit, le grandi strutture alberghiere degli anni ’60 soffrono e l’intera val di Susa vive un ulteriore preoccupante spopolamento delle alte quote. Per Malagò i mondiali erano una occasione di rilancio oltre che di investimento nella riqualificazione di questo enorme patrimonio privato in crisi.

L’area dolomitica non è rimasta semplice osservatrice. L’imprenditoria locale bolzanina dapprima ha pensato ad un evento focalizzato sulle due vallate che già dispongono di piste di caratura mondiale, val Badia (lo slalom gigante della Gran Risa) e val Gardena (la discesa libera della Saslong). Ma c’è stato subito un intoppo imprevisto. A luglio il Consiglio comunale di La Valle in Badia si è espresso in modo contrario all’evento, maggioranza e opposizione unite. Gli amministratori comunali chiedevano al Comitato organizzatore di rendere espliciti i progetti, come e perché veniva ampliata la pista della Gran Risa, quali altre strutture si rendevano necessarie. Le risposte non sono arrivate, si è mantenuta la più assoluta segretezza e questo ha portato al diniego.

Poco dopo anche il Consiglio comunale di Ortisei, seppure con minore nettezza, pretendeva trasparenza e non ottenendola ha sospeso ogni decisione nel merito. Anche in questo caso il Comitato organizzatore non ha reso pubblici progetti e necessità.

Rainer Senoner

Fra qualche giorno, il 9 settembre, la FISI è chiamata a decidere quale località italiana presenterà la candidatura, se Sestriere o la val Gardena. Verso Badia viene rispettata la decisione delle amministrazioni locali. In prossimità di tale data il comitato sostenitore dei mondiali di Gardena “Saslong Classic Club” tramite il presidente Rainer Senoner con un comunicato invita la popolazione della valle, le tre amministrazioni locali e la Provincia a prendere posizione, in modo netto. Altrimenti, lamentano i dirigenti del comitato, si indebolirà una consolidata tradizione della valle riguardo il turismo dello sci e si perderà un passo fondamentale per lo sviluppo turistico, ovviamente sostenibile.

Nel testo si arriva ad affermare, non si capisce su quali basi e progettualità, che la manifestazione porterà nuovo lavoro per le giovani generazioni. Ad oggi nelle diverse stagioni i lavoratori che provengono dall’esterno per lavorare superano le quattromila unità e questa estate sono mancate professionalità del settore turistico di alta qualità. Nel comunicato non si trova null’altro se non un’altra contraddizione.

Si afferma che riguardo all’appuntamento nella valle si è riscontrato un diffuso entusiasmo. Un entusiasmo che proprio non si percepisce. Anzitutto leggendo i dubbi dei pubblici amministratori che senza dubbio hanno la percezione del locale sentire comune. Durante l’estate si è colta una grande insofferenza verso l’assalto alla montagna. Ogni giorno la mobilità in crisi, non solo sui passi: per ore in valle ci si muoveva a passo d’uomo, si dovevano poi sopportare altre file alla partenza degli impianti, i passi dolomitici sono stati soffocati da rumore e caos, nei rifugi era un’impresa riuscire a venire serviti se non dopo lunghe attese. Situazioni che segnalano come ovunque nelle Dolomiti i limiti siano stati superati, da tempo.

Questi mondiali sono voluti dai soliti noti: maestri di sci, alcuni albergatori e ovviamente gli impiantisti. Si dirà che in val Gardena anche quest’ultima categoria imprenditoriale non abbia più spazi a disposizione da conquistare. Un dato parzialmente vero, ma c’è pur sempre da “innovare” come dice Rainer Senoner. Potenziare areali delle piste e bacini di innevamento artificiale, costruire impiantistica capace di trasportare più persone all'ora, raddoppiare l’ospitalità di rifugi e alberghi in quota, e specialmente attingere ad ulteriori contributi pubblici della Provincia, nel settore sempre più che generosa.