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Il Trentino fra Dellai e Divina

Una gestione del potere con tante luci e vistose ombre messa in discussione da un approccio alla politica diretto, semplificato e talora inquietante.

Dellai, non pensa che ci sia una relazione tra le vostre prospettive elettorali e il diverso sviluppo di valli e città? Nel fondovalle, dove la vostra Giunta ha perseguito uno sviluppo legato a innovazione, ricerca e cultura, il centro-sinistra è vincente, nelle valli, dove si è puntato su attività consolidate ma più insidiate dalla globalizzazione, è favorito il centro-destra.

"Più di questo, conta un diverso rapporto col territorio. Nelle valli le trasformazioni hanno messo in crisi la tradizione, e qui. la nostra politica è apparsa un po’ salottiera, lasciando spazio all’attivismo leghista. Peraltro abbiamo affrontato le trasformazioni investendo in innovazione anche nelle cosiddette periferie. Nel turismo (non solo impianti di risalita, ma anche iniziative per un turismo dolce) come nell’agricoltura (il biologico, gli agriturismi)".

Lorenzo Dellai nella sede di QT.

L’enfasi dell’intervento pubblico va però al sostegno alle attività tradizionali (magari assistite, come gli impianti sciistici) anche perché queste sono supportate dai politici locali.

"Una delle attività tradizionali più perverse era l’edilizia delle seconde case. Ci abbiamo messo mano con una legge coraggiosa. Quanto agli impianti di risalita, c’’è enfasi perché da anni se ne discute continuamente. Lo sci contribuisce per il 40% agli introiti del turismo, non possiamo trascurarlo. E gli impianti di risalita, quasi tutti in perdita, servono per tenere attivo un più ampio polo turistico".

Gli impianti fungono da arroccamenti per aree da sviluppare come seconde case.

"Falso. A Tremalzo abbiamo ridotto gli impianti e le strutture già costruite. Abbiamo anche fatto una legge che vieta le seconde case se non nei limiti stabiliti dalla Provincia. L’unico punto critico di Pinzolo è la stazione intermedia di Plaza, e per questo siamo favorevoli ad estendere il limite del parco naturale in quell’area".

Tutta la storia del Trentino c’insegna che l’ambiente lo si violenta per tappe: prima un impianto, poi una strada, poi le seconde case.

"Questo pericolo esiste comunque. Ma un ciclo di sviluppo economico del Trentino si è chiuso, uno nuovo si apre; è possibile puntare su un turismo più legato al territorio, alle tradizioni, alla cultura, ma i cambiamenti devono avvenire con gradualità. E oggi il nostro sviluppo non può prescindere dalle piste da sci".

L’ambiente.

In tema ambientale il problema epocale sono l’acqua, l’aria, l’energia. Diamo atto della positività della politica economica ambientale attraverso gli istituti di ricerca, il polo per l’edilizia sostenibile e l’energia-ambiente. Ma vediamo delle contraddizioni: sull’aria, i fitofarmaci e il progettato inceneritore. Sull’acqua: quando la presidente di Confindustria denuncia che perdiamo 50 milioni all’anno per i rilasci minimi delle centrali idroelettriche, cioè perché si mantiene la vita nella natura, essere possibilisti come ha fatto lei lo troviamo un non senso.

"Sull’aria, le nostre scelte non sono state in contrasto con la preoccupazione della qualità. A iniziare, per quanto riguarda i fitofarmaci, dalla scelta della mappatura genetica del melo per produrre frutti che non abbiano bisogno di trattamenti. E sull’inceneritore, costruiremo il meno inquinante d’Europa, raggiungendo comunque la differenziata al 65%".

Ma con l’inceneritore impedite ulteriori miglioramenti. E un inceneritore anche il migliore, tutto quello che brucia lo riversa nell’aria.

"Non c’è al mondo territorio di una certa ampiezza che raggiunga una differenziata all’80%. Noi, per puntare al 65%, abbiamo investito un sacco di soldi. Quanto all’acqua, abbiamo fatto una pianificazione delle acque. Io non ho detto chi se ne frega dei pescatori e delle trote (la frase era di Ilaria Vescovi, n.d.r.), anzi. Dopo di che è vero che quando abbiamo stabilito i rilasci minimi ci siamo dati obiettivi ambiziosi, che si possono, in qualche punto, rivedere. Ma solo questo".

[/a]Tangentopoli o no?

Passiamo all’odierna Tangentopoli.

"Non chiamiamola così: è un problema di etica pubblica. Grisenti non ha chiesto denaro per sé. Quel che è successo è che nei dialoghi intercettati Grisenti ha evidenziato atteggiamenti che un uomo pubblico non deve avere. Per questo ho chiesto le sue dimissioni".

Quando l’ex assessore si duole di non poter più favorire un imprenditore negli appalti dell’ex-Michelin, del Muse, del nuovo ospedale...

"L’ex-Michelin è un appalto privato, che segue dinamiche private. Sul Muse è in atto una polemica pretestuosa. E l’ospedale: sarà costruito col metodo della finanza di progetto".

Lei dice che quando Grisenti parla con Collini dell’appalto dell’ospedale...

"Dico che non ci si esprime in quei termini quando si è pubblici attori. Se poi dopo tante intercettazioni ciò che rimane nella rete è quello, mi sembra che non esista il malaffare trentino. Comunque, se in Trentino queste cose hanno creato tanto scompiglio, vuol dire che vi è una forte, positiva sensibilità".

E’ coinvolto anche Dino Leonesi, suo stretto collaboratore...

"E’ coinvolto non come dirigente pubblico, ma come dirigente di una casa di riposo. Il sistema è sostanzialmente sano, pur con alcuni punti critici. Già da tempo avevo lanciato qualche piccolo allarme, anche al mio partito, perché vedevo la presenza di millantatori, di approfittatori".

Sta di fatto che il suo partito non l’ha seguita.

"Non si può leggere l’elezione a segretario di Giorgio Lunelli (sostenuto da Grisenti, mentre Dellai sosteneva Luca Zeni, n.d.r.) come segnale di scarsa trasparenza. Io ponevo il problema di come il partito fosse percepito all’esterno, causa le frequentazioni di persone non animate da interessi trasparenti. Poi in effetti sono emerse situazioni incompatibili con l’etica pubblica".

Dvina, l’inchiesta sugli appalti, toccando principalmente i vostri avversari, vi ha rilanciati. Però nemmeno il centro-destra ne è risultato immune, vi sono implicati suoi personaggi di primo piano.

"La destra è implicata attraverso una sola persona, Malossini. Non è questione di destra o di sinistra, ma di responsabilità di apparati e di organici, cresciuti e sviluppati in una certa cultura di governo. Tutto qui".

Sergio Divina intervistto da QT.

C’è anche il ruolo della Compagnia delle Opere, a voi vicina...

"La Compagnia non ha colore, vi trovi gente dalla Binetti a Walter Viola, persone di orientamento politico diverso".

L’avvocato Todesca è vicino a voi, Formigoni è esponente di spicco del centro-destra, il presidente della municipalizzata Air è stato nominato dai vostri sindaci della Rotaliana...

"Dire che questi personaggi hanno un rapporto con il centrodestra è una forzatura".

Voi qui applaudite a questa inchiesta dei magistrati. Ma a Roma votate perché le inchieste non si facciano, dalla depenalizzazione del falso in bilancio allo stop alle intercettazioni.

"Nessuno discute gli strumenti che devi dare agli inquirenti, le intercettazioni sono basilari. E’ l’uso che se ne fa che spesso è sbagliato: anche l’onorabilità delle persone va tutelata".

Per pubblicare bisogna aspettare la sentenza definitiva? Aspettare vent’anni per sapere della tangentopoli trentina?

"Ripeto, noi vogliamo evitare che di questo strumento si abusi".

Passiamo ai fascisti nelle liste che la sostengono.

"Con loro abbiamo scritto assieme il programma e io voglio che condividano quello. Non faccio la radiografia alle persone. Si tratta di rinnovare

il sistema trentino e per riuscirci serve l’impegno di più soggetti possibili. Giuliana (leader dei neofascisti della Fiamma tricolore, n.d.r.) sta lavorando per una causa antifascista. Io sono antifascista."

In effetti lei viene da una tradizione liberale: per questo stupiscono le derive xenofobe e antisolidaristiche.

"La Lega ha un’estrazione di fondo proletaria e liberale. Siamo quelli della solidarietà trentina, tradizionale, contadina, convinti che il mutualismo è un valore. Il problema è che i numeri degli immigrati non consentono più di dire io dò una mano a te e tu la dai a me; c’è un limite oggettivo alla capacità di ospitare. Se si va oltre, i nuovi arrivati diventano un problema, gente allo sbando, senza lavoro, che facilmente delinque. Meglio sarebbe incentivare la solidarietà a casa loro."

Ma quando si tratta di sostenere la cooperazione per lo sviluppo vi indignate. E poi, non le sembra sbagliato affrontare il tema delle migliaia di immigrati che lavorano e producono in Trentino, riducendolo a quello dei duecento detenuti in via Pilati?

"Gli immigrati di via Pilati non sono più in grado di nuocere, il problema sono quelli fuori che delinquono, e quelli che stanno per arrivare. Una classe dirigente ha il diritto-dovere di tutelare la comunità."

Perché siete contro la moschea?

"Non sono solo luoghi di culto. Molte moschee sono state chiuse per ordine della magistratura. in quanto luoghi di proselitismo, integralismo, spesso anche intolleranza verso il sistema che li ospita".

Se c’è un problema di ordine pubblico, lo affronta la polizia. In Trentino, nei luoghi di culto islamici che pur ci sono, questo problema non c’è. Eppure voi non volete le moschee. E la libertà di culto?

"Noi chiediamo una verifica attraverso un referendum".

Ma come, i diritti costituzionali, i diritti dell’uomo, non sono inattaccabili? Magari facciamo un referendum sulla vita delle persone, volete che viva Gesù o Barabba?

"Io metto la libertà religiosa a referendum, anzi, personalmente metterei tutto a referendum, sarebbe il massimo della democrazia".

Voi eravate contrari persino al cimitero islamico. Che fastidio vi danno delle tombe orientate in maniera diversa?

"Le regole sono per tutti. E’ prescritto che le tombe siano disposte in un certo modo, non si può metterne qualcuna di traverso".

Ma i regolamenti si cambiano, ci sono i cimiteri ebraici, quelli per i caduti...

"Non possiamo fare deroghe o mutare le regole in funzione della cultura di ognuno. Tutto funziona se la regola vale per tutti".

Dalle pluriclassi alla Gelmini.

Nelle valli voi godete di maggior consenso, soprattutto in quelle turistiche. Non è perché proponete meno controlli, più evasione, più lavoro nero?

"Siamo più forti nelle valli, dove c’è piena occupazione, e chi si spacca la schiena a lavorare percepisce le regole di vita in modo diverso da chi è abituato ad avere garanzie, stato sociale, opportunità".

Non possono certo lamentarsi per i contributi dati da Dellai.

"Dellai ha pensato di acquistare consenso col denaro. Ma non si fa così: devi fargli capire che ci sei, che sei vicino. Una situazione su tutte: Dellai ha fatto chiudere le pluriclassi che erano le uniche strutture a servizio di piccole frazioni, spesso le più periferiche. Lì c’è stata una piccola rivolta, come puoi pensare che due giovani si sposino se non ci sono i servizi di base?"

Ma le pluriclassi sono da paese sottosviluppato!

"La pluriclasse è meglio di niente. Meglio del pullmino che porta via i bambini dal loro paese. Noi abbiamo girato il Trentino e abbiamo capito che questa è la domanda. Dellai invece fa l’illuminista: decide lui come impostare il Trentino."

Che ne pensa del disegno Gelmini sulla scuola, a iniziare dal maestro unico?

"E’ una proposta sperimentale, secondo noi di buon senso. Col maestro unico avremo tanti più insegnanti, mediante i quali potremo fare un servizio enorme."

Al contrario, la Gelmini intende ridurre l’orario di scuola, cioè sbattere sulla strada i figli di chi non ha i soldi per pagare corsi privati.

"Gli studiosi dicono che il punto non è tenere il ragazzo 40 ore, un’ora in più o in meno non cambia. Poi la Gelmini dice che il grembiulino livella tutte le differenze, chi ha la griffe e chi non l’ha, ristabilisce il rispetto dell’autorità, vuole che anche la condotta conti. A me sembra buon senso. Iin Trentino decideremo autonomamente, ma da Roma ci stanno dando un’opportunità."

La sua battuta "invece che al Festival dell’Economia i soldi diamoli alla promozione del Puzzone di Moena" non indica una sottovalutazione della cultura?

"Il festival: dobbiamo vedere quanto costa e quanto rende. In fondo non c’interessa quel che dicono questi economisti: sono le stesse cose che possiamo leggere in biblioteca. Dove sta la cultura in un festival dell’economia? Ho visto i relatori che parlavano a se stessi, e poche persone in platea."

Veramente le platee erano sempre strapiene. E di gente che così si è avvicinata a quelle problematiche; non tutti leggono libri di economia in biblioteca.

"Nelle sale c’erano solo la stampa e gli addetti ai lavori. Il festival lo vedo possibile, ma se sta in piedi da solo, con le sponsorizzazioni. Non si può buttare via denaro pubblico per una passerella".

La macchina miracolosa.

Veniamo ai rifiuti. Lei era contro l’inceneritore, ora è più possibilista.

"Abbiamo fatto una battaglia e bloccato l’inceneritore salvaguardando la salute. Oggi c’è un sistema di incenerimento diverso e completamente integrato in cui non serve più separare i rifiuti in casa, cosa che peraltro si fa malamente. E’ il sistema che fa tutto. Si brucia pochissimo, e con grande resa energetica, si recupera compost, materiale combustibile, le plastiche che vengono ridistillate e riportate al prodotto iniziale. "

Alcuni di noi hanno visitato vari impianti, ma di questa macchina miracolosa non abbiamo mai sentito parlare. E lei vorrebbe arrestare la differenziata perché esisterebbe questo nuovo prodigio della tecnica?

"A Milano ho visto questo progetto, e quando lo vedrete, anche voi vi ricrederete. Quando uscirà, nessuno vorrà più conferire i rifiuti, tutti i comuni se li terranno perché ci saranno recuperi enormi. Ci sarà la ricerca del rifiuto".