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Folgaria al capolinea

Il grande sviluppo impiantistico, incurante dei conti, dell’ambiente e dell’orografia, si è ritorto contro tutta l’economia dell’Altopiano. I troppi sussidi, le troppe protezioni politiche che ancora esigono un’improponibile continuità.

“Chiaramente non possiamo non intervenire per aiutare la società impiantistica di Folgaria. Senza impianti tutta l’economia della zona andrebbe a catafascio”. Con queste parole l’assessore Michele Dallapiccola (il peggiore della Giunta Rossi, ma questo è un altro discorso) alla giornata “La montagna e lo sci” organizzata dalla Sat, ha esattamente rappresentato due cose: una situazione di ormai conclamato disastro da una parte; dall’altra l’impotenza della politica, complice, corresponsabile e irresponsabile nel continuare a gettare soldi in una fornace che tutto sta bruciando.

Raccontiamola bene questa storia di Folgaria, perché tristemente esemplare di un Trentino che ha utilizzato i troppi soldi non solo sprecandoli, ma per farsi del male.

Folgaria, fino a metà degli anni ‘90, era una località in cui il turismo conviveva con una serie di altre attività tipiche della montagna, dall’artigianato all’alpeggio. Ed era un turismo modesto, soft, rivolto alle famiglie; senza le sfolgoranti bellezze delle vette dolomitiche, offriva però un paesaggio dolce, ameno, e la possibilità di godere la montagna tipica di un altopiano: le passeggiate lunghe, varie, facili, immersi in una natura agevolmente fruibile. E in più quello che le maxi stazioni non hanno più o, come Campiglio, non hanno mai avuto: il calore della vita di paese, dato dalle tante piccole frazioni con la loro storia e la loro autenticità.

Remo Cappelletti

Questa visione è ben espressa, nel ‘91, dal sindaco Remo Cappelletti, in un’intervista a L’Adige del 26 novembre: no ai troppi appetiti speculativi (“Folgaria è un boccone appetitoso”, attenzione a “un mercato troppo spesso gonfiato degli immobili”), no alle seconde case, nessuna espansione delle aree sciabili verso il Veneto.

Alessandro Olivi

Poi, a metà degli anni ‘90, la svolta. Che fa capo al nuovo sindaco, Alessandro Olivi e allo stesso Remo Cappelletti; del tutto convertito, anzi dimessosi anzitempo dal Comune, era passato alla guida della società impiantistica, dandole aggressività e slancio, e dietro\sopra di loro, Alberto Rella, capogruppo del PDS in consiglio provinciale.

Si punta decisamente sullo sci. Con 88 milioni di investimenti, di cui 41 pubblici (in barba al solito Dallapiccola, che spergiura che la PAT non interviene oltre il 20%) si riunificano le varie società in una unica, la Carosello Ski e si potenziano le aree di Fondo Grande, Fondo Piccolo, Passo Coe. Bene. Ma poi non ci si ferma più: da passo Coe con vari impianti si scende a Malga Piovernetta e poi si raggiunge Costa d’Agra; si sconfina decisamente in Veneto ai Fiorentini; e si mette in cantiere un nuovo maxi impianto con partenza dal centro di Folgaria.

È una dinamica ormai compulsiva. La società impiantistica, la Carosello Ski, di cui Cappelletti è presidente e uomo forte, continua a chiudere in rosso. Ma continua ad allargarsi, perché nuovi investimenti, cioè nuovi contributi, e i nuovi capitali (la Provincia, sospinta da Olivi - diventato assessore provinciale all’industria nonché uomo di Dellai dentro il PD - ad ogni ampliamento non solo interviene con i relativi contributi, ma anche, attraverso Trentino Sviluppo, incrementa il capitale sociale) mascherano i buchi in bilancio. Ma generano altri buchi ancor più vistosi, cui si rimedia con altri impianti e altri investimenti.

Il circolo vizioso viene pubblicamente denunciato da vari cittadini, costituitisi in organizzazioni ad hoc, a cavallo tra il 2007 e il 2008, quando si arriva all’assurdo di estendere l’ampliamento fino in Veneto. Lo spunto viene da un giudizio pendente contro il Comune di Folgaria per la liquidazione degli usi civici di Venezia: tra i sindaci dei Comuni di Folgaria e Lastebasse (provincia di Vicenza) viene sottoscritto un atto di conciliazione che prevede la rinuncia al giudizio da parte di Lastebasse, previo indennizzo di 3 milioni (ovviamente finanziato dalla Provincia, come anche le spese legali della causa). Corollario dell’atto un gigantesco progetto di infrastrutturazione invernale verso il Veneto e in Veneto. A farsi carico del progetto è la neo società Fiorentini Folgaria srl, che ha sì sede sociale a Lastebasse, ma è interamente posseduta (vedi infografica) dalla Carosello Ski Folgaria, a sua volta controllata (e continuamente finanziata) dal Comune di Folgaria e soprattutto dal braccio operativo della Provincia, Trentino Sviluppo. Ecco quindi come i soldi pubblici trentini vengono inopinatamente dirottati in Veneto.

La cosa genera in particolare due distorsioni. La prima è che gli impianti a Fiorentini, come si vede dalla cartina, intercettano i flussi di turisti veneti che risalgono la Valdastico, e che altrimenti troverebbero Lavarone come primo approdo naturale; ed essendo Lavarone dalla parte opposta della valle, e non collegabile, rimane irrimediabilmente tagliata fuori dal suo principale bacino d’utenza. E il comprensorio di Fiorentini risulta, anche da solo, discretamente ampio, per cui i turisti che vi sbarcano, lì restano, difficilmente si spingono poi (come vedremo dai dati sui passaggi) verso gli impianti di Folgaria. Insomma, si è speso per togliere turisti agli Altipiani.

La seconda distorsione è che l’insieme degli impianti, da Passo Coe a Fiorentini, attraversano una zona “di assoluto valore ambientalistico”, come sosteneva lo stesso Cappelletti nel ‘91 proponendone anche la “destinazione a riserva naturale”: devastarla invece con sbancamenti, tralicci e cavi d’acciaio, è un’infamia; di più, un attentato al turismo estivo, che in quelle zone trovava diversi degli itinerari preferiti dagli escursionisti. Questo sostengono gli ambientalisti (vedi diversi articoli di QT, tra cui “Folgaria-Lastebasse, un progetto insostenibile” sul numero del 17 maggio 2008) e i cittadini aggregatisi attorno all’Associazione Amici degli Altipiani. Ne nascono aspre polemiche, ne viene investito lo stesso Consiglio Provinciale che si esprime a larghissima maggioranza contro il collegamento: che però alla fine si realizza ugualmente.

Il sostegno dei soldi provinciali, grazie alle sponsorizzazioni di Olivi e Dellai arriva ugualmente anche se, come abbiamo visto, per vie traverse; e si sommano inoltre contributi della Regione Veneto.

“Non c’è sci senza mattone”

Panorama di Folgaria

C’è però un altro fattore da tenere in considerazione: di fatto a Folgaria, l’asse Olivi-Cappelletti è egemone. Promette, anzi assicura soldi, modernizzazione, sviluppo. Sono festanti le cronache che parlano dei nuovi sviluppi “Carosello, attesa per le nuove piste” riporta il Trentino del 13 novembre 2010, che prosegue: “Si respira più entusiasmo per i progetti che per i dati di bilancio (vedi un po’ ndr) i quali peraltro sono del tutto confortanti”.

Figuriamoci! I nodi verranno in breve al pettine, ma intanto in paese ci si illude. E si investe. Si rinnovano gli alberghi, se ne aprono di nuovi, grandi e belli, si ampliano a dismisura le aree fabbricabili.

“Non c’è sci senza mattone!” proclama Cappelletti. Il che vuol dire: forse le società impiantistiche sono in perdita, ma l’indotto fa tornare i conti, e alla grande. E indotto vuol dire non solo turismo, ma anche speculazione sui terreni, e tante costruzioni: per seconde case, attività commerciali; e quando la legge Gilmozzi blocca le seconde case, ecco - giustappunto! - l’espansione in Veneto. Vengono coinvolti imprenditori non folgheretani: Marangoni, Zobele, Dalle Nogare, per i quali viene costituita un’apposita società - la Tempo Libero Folgaria Srl - introdotta con partecipazioni nel sistema delle società impiantistiche (la Carosello nel frattempo ha figliato una serie di controllate) ma che si occupa del settore immobiliare.

E la politica viene incontro, con grande generosità. È nel 2007 che si aprono le saracinesche: a Serrada vengono autorizzate lottizzazioni per 6.000 metri cubi, a Fondo Grande per 21.000, a Fiorentini per 42.000. Folgaria diventa il posto in Trentino in cui si costruisce di più rispetto a quanto previsto dal Piano Urbanistico: esattamente il 677%! Le seconde case sono 3.577, contro le 1.436 abitazioni dei residenti.

Nell’autunno del 2013, solo un anno fa, si celebrano i fasti del preteso sviluppo: “Diario di un viaggio 1947-2013” è l’apologetica, scusate “efficace cronistoria per immagini dello sviluppo turistico invernale” (come recita “Folgaria notizie”) che la Carosello Ski orgogliosamente e gratuitamente distribuisce a tutti i nuclei famigliari.

La realtà bussa alle porte

Sono gli ultimi fuochi d’artificio (anzi, i penultimi, a maggio viene presentata in Provincia domanda per un ulteriore impianto, per altri 20 milioni. Ma ormai fuori tempo massimo). Ormai la realtà bussa alle porte.

Ed ha diverse facce. La prima è rappresentata dall’orografia. Non si può trasformare un altopiano, la cui vetta più alta è a quota 1850, in una grande stazione per lo sci alpino. Cappelletti e soci hanno pensato di ovviare agli scarsi dislivelli con la quantità dei chilometri, scimmiottando circuiti come il Sella Ronda nella sola lunghezza; e di rimediare con i soldi alla scarsità della neve, con i cannoni sempre in funzione, e quando non è possibile, arrivando a trasportare la neve con l’elicottero (bestialità che è stata riportata fin dai telegiornali nazionali). Ma gli sciatori moderni, quelli che macinano decine di kilometri sugli sci, vogliono pendenze, dislivelli, piste impegnative, e Folgaria non può fisicamente offrirli. E i cannoni costano, e gli elicotteri ancor di più.

Numero di passaggi sugli impianti, precipitazioni nevose e numero impianti dal 1995 al 2013. ingrandisci grafico

I dati - riportati nel grafico - sono sconfortanti. I passaggi sugli impianti, dopo tutti i soldi investiti e tutti gli ampliamenti, sono sempre gli stessi: erano poco più di sei milioni nel 2005 e 2006, sono altrettanti nel 2013. I costosi cannoni hanno sì reso (quasi) indipendente il numero di sciatori dalle precipitazioni nevose, ma l’ampliamento ha portato ben pochi nuovi turisti.

Tab. 1 PRESENZE ALBERGHIERE
Estate Inverno
2012199520121995
Folgaria147.644177.461199.029138.270
Trentino5.538.1695.228.8484.940.0773.722.710

Gli stessi dati di “Folgaria notizie” del dicembre 2013, dove si osanna la Carosello Ski, indicano il vicolo cieco in cui ci si è ficcati (vedi tabella 1). Rispetto al 1995, nel 2012 c’è sì stato a Folgaria un consistente aumento delle presenze nella stagione invernale - 60.000 in più - ma a scapito della stagione estiva: 30.000 in meno. E la stagione estiva è quella decisamente più redditizia. Per tutta una serie di ragioni: l’assenza delle onerose spese di riscaldamento, ma anche il monopolio della gestione delle prenotazioni nelle mani della onnipresente e onnipotente Carosello Ski. La quale ha interesse a piazzare il maggior numero di ski-pass, e quindi per avere più clienti concorda con i tour operator prezzi stracciati, che poi impone agli albergatori.

Non solo: la pervasività della Carosello, vero centro del potere folgaretano, condiziona anche l’Apt, che spende in promozione e animazione quasi solo per l’inverno. E così la stagione estiva - poco promossa, con poche manifestazioni, con un ambiente compromesso da funi, tralicci e cemento - declina. La Folgaria per le serene vacanze delle famiglie non esiste più.

I conti delle società

I risultati sono stati conseguenti. Anche sullo stesso fronte della speculazione edilizia. Solo parte dei 6.000 metri cubi della lottizzazione di Serrada sono stati realizzati, nessuno dei 21.000 a Fondo Grande, nessuno dei 42.000 a Fiorentini. Un vero e proprio boomerang: nessuno vuole comperare case, residence, aprire negozi in un luogo che ha perso la propria identità.

Tab. 2 I BILANCI
Carosello SkiImpianti MasoAlpe di Folgaria Fiorentini FolgariaTempo LiberoTOTALI
Proprietà63% Trentino Sviluppo 24,69% Tempo Libero 5,95 % Comune di Folgaria41% Trentino sviluppo 18% Comune di Folgaria 38,8% Carosello Ski33% Trentino Sviluppo 25% Comune di Folgaria 16,5% Carosello Ski99,9% CaroselloPrivati (Marangoni, Zobele, Dalle Nogare, Pergher, Rebecchi)
Capitale sociale22.343.0007.174.0007.898.0002.168.0005.461.000
201220132012201320122013201220132012201320122013
Debiti24.166.000 26.728.0005.010.000 4.768.000 6.766.000 7.065.000 10.459.000 9.855.000 1.740.000 1.881.000 48.141.000 50.297.000
Valore della produzione4.236.000 4.516.0001.596.000 1.631.000 1.610.000 1.960.000 288.000 672.000 611.000 526.000 8.341.000 9.305.000
Diff valore - costi produzione-996.000 -429.000-40.000 -10.000 75.000 138.000 -582.000 -317.000 88.000 42.000 -1.455.000 -576.000
Utile (perdita) d'esercizio-3.174.000 -1.702.000-225.000 -183.000 423 1.743 -783.000 -641.000 -641.000 -690.000 -4.822.577 -3.214.257

Nota: I dati in tabella non sono da bilancio consolidato, ma sono aggregati da noi. I totali vanno quindi considerati cifre indicative, ad esempio i debiti possono essere sovrastimati, per la presenza nella capogruppo Carosello di 9 milioni di crediti, probabilmente intragruppo, riferiti cioè alle altre società .

Ed ecco allora i conti delle società. Nonostante tutti i soldi pubblici, la Carosello e consociate sono in rosso disperato. Non viene presentato un bilancio consolidato, che raggruppi cioè i risultati dell’insieme delle società. Lo abbiamo creato noi, sommando i singoli dati (tabella 2).

Il risultato è che, sommando i debiti delle cinque società (abbiamo considerato anche la Tempo Libero dei privati), i debiti superano i 50 milioni, e sono in crescita. I manuali di economia dicono che i debiti vanno commisurati al fatturato, e se il rapporto tra i due dati supera il 120%, la società è a rischio, con quel giro di affari sarà molto difficile riuscire a far fronte ai debiti. Bene, Carosello & socie hanno un valore della produzione di soli nove milioni, quindi il rapporto debito\fatturato non è 120, ma oltre 500 (per fare un esempio, l’agonizzante LaVis ha una situazione infinitamente migliore, con un rapporto attorno al 150%). Non solo: non si vedono spiragli di risanamento, le società continuano a macinare debiti, oltre tre milioni nel 2013.

Tab. 3 CASSA RURALE DI FOLGARIA
20122013
Crediti non performing (difficilmente esigibili)43.657.92553.327.079
Crediti in bonis (esigibili)152.457.967116.923.551
Perdita di esercizio-6.160.552-7.547.999
Patrimonio netto12.233.8894.548.792

Altro ancora si potrebbe ricavare da questi bilanci, su cui l’ipotizzata iniezione di una decina di milioni pubblici sarà il solito pannicello caldo. Lasciamo per ora perdere. Perché la cosa più grave è un’altra. Ed è il fatto che il dissesto si è già propagato. Lo si vede analizzando il bilancio della Cassa Rurale (tabella 3).

Anch’esso in grave perdita: dopo i 6 milioni del 2012, altri 7,5 nel 2013. E qui sta il problema grave. Perché a incidere sulla Cassa non sono solo i debiti di quei forsennati della Carosello, sono - come dice la stessa relazione di bilancio - gli albergatori, le imprese edili, l’insieme del tessuto economico. Se vediamo ancora la tabella, i crediti “non performing” (o deteriorati, insomma non recuperabili) ammontano a ben 53 milioni, contro solo 116 milioni di crediti esigibili.

Sono questi dati che hanno fatto commissariare la Cassa Rurale dalla Banca d’Italia. Ma essi indicano nuove difficoltà. Le garanzie bancarie sono fornite da immobili, spesso seconde case. Che però oggi a Folgaria valgono molto, ma molto poco. È tutto un sistema, gonfiatosi come una rana, che sta per scoppiare.

I responsabili

Non possiamo chiudere questo servizio tralasciando le responsabilità. Capitolo molto grave.

Perché coinvolgono in prima persona il vicepresidente della Giunta provinciale. È stato Alessandro Olivi il padrino locale e lo sponsor politico a Trento di questo disastro. A fianco di Olivi, Lorenzo Dellai. Che non solo, da presidente della Provincia, ha avallato tutte le scelte e i finanziamenti, ma ha plasticamente appoggiato Olivi, partecipando a Folgaria al comizio inaugurale della sua campagna per le primarie (poi perdute).

È coinvolto, e pesantemente, anche il PD, i cui responsabili sapevano benissimo della deriva folgaretana, ma hanno ugualmente lanciato Olivi nella corsa alla presidenza della Provincia. Della serie: il PD è un partito che, tra i suoi, seleziona i peggiori, per di più sapendolo. Il massimo del cinismo e dell’inettitudine.

È coinvolta, infine, la Giunta Rossi, in maniera tragicomica.

Il 2 novembre di quest’anno, di fronte all’emergere dei numeri sul disastro, Remo Cappelletti dichiara di sentire il dovere di voler “fare un passo indietro”. “È tempo di cambiare - dichiara - lasciamo spazio ai giovani”. Nove giorni dopo, l’11 novembre, la farsa: “Non vi sarà alcun cambio per ora - dichiara in apposita riunione - La Provincia mi ha chiesto di rimanere ancora un anno per guidare questa delicata fase di transizione”.

E bravo Cappelletti! Ma soprattutto, bravissima la PAT, bravissimo Rossi!

Ma come, si interverrà ancora bruciando altre decine di milioni pubblici, con esiti incerti, e neanche si cambiano i responsabili? Ma che razza di politica è mai questa? O forse questa è la politica. I responsabili devono stare al loro posto, a guardia di armadi e cassetti.