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Congresso DS: vogliamo suicidarci?

Amolti lettori di QT sarà probabilmente sfuggito l’articolo pubblicato, alcune settimane fa, da un autorevolissimo settimanale tedesco, sul nostro Presidente della Repubblica. Si tratta di un’intervista ad un alto funzionario del Ministero del Tesoro che, tra il ’96 ed il ’98, ha lavorato quotidianamente a fianco di Ciampi. Ebbene, quel funzionario (rimasto anonimo) rivela che a Ciampi non è mai fregato un fico secco dell’ingresso dell’Italia nella moneta unica europea e che in realtà era interessato solo al proprio tornaconto personale. Una tesi, questa, oltretutto suffragata da numerose prove fornite dal funzionario al periodico tedesco.

Quali furono allora i veri motivi che spinsero Ciampi a lavorare così alacremente per raggiungere il traguardo dell’Euro? L’intervistato svela un retroscena sensazionale: Ciampi voleva soltanto farsi eleggere alla Presidenza della Repubblica. Cosa che poi, infatti, è puntualmente avvenuta. Il nostro capo dello Stato sarebbe dunque molto diverso da come noi lo conosciamo: un personaggio arrivista, machiavellico, accecato dall’ambizione di diventare famoso, assetato di potere.

Chiediamoci cosa accadrebbe se quell’articolo fosse pubblicato in Italia. Probabilmente, l’opinione pubblica reagirebbe con un fragoroso: embè? chissenefrega!

Questa storia, ovviamente inventata, ci può servire per capire cosa sta accadendo dietro il congresso dei Ds trentini, che sta entrando nel vivo proprio in queste settimane. Da tempo in evidente stato di crisi, i Ds sembrano reagire alle difficoltà secondo l’esempio tracciato prima di loro dal Patt. Anziché unire le forze e discutere di linea politica, di programmi, di contenuti, si dividono e si combattono senza esclusione di colpi, con dosi di cicuta da far stramazzare un elefante.

E’ un clima che serpeggia ovunque nel partito, sebbene sottovoce. Mirko Nones, un autorevole iscritto, è stato tra i pochi che hanno avuto il coraggio di mettere fuori la testa. Squarciando un muro di omertà, ha mandato all’Adige una lettera con la quale manifesta la reale posta in gioco di questo congresso. Le differenze sulla linea politica sono infatti, secondo lui, praticamente irrilevanti: ciò che divide davvero i due candidati, Bondi e Bressanini, è che "sembra abbastanza evidente che un certo numero di persone lo appoggiano (Bondi, n.d.r.) per interessi personali (ad esempio la convinzione di guadagnarsi così benemerenze per prossime elezioni ed investiture) o ripicche e vendette nei confronti di Albergoni che sostiene Bressanini".

Finalmente qualcuno ha avuto il fegato di dire le cose come stanno!

E allora raccontiamola tutta, la verità, ai nostri lettori, senza censure.Sapete ad esempio perché Sandro Schmid sostiene Bondi? Perché vuole tenersi in caldo la poltrona di parlamentare per le prossime politiche!

E Olivieri? Vuole impadronirsi del partito, un sogno che coltiva da sempre.

Wanda Chiodi? Si vuole vendicare con Albergoni del fatto che non le è stato dato un assessorato!

Di Alberto Rella neanche parlarne: sono anni che coltiva il desiderio di rivincita verso la sua creatura (Albergoni, appunto) che gli ha voltato le spalle.

E la strizzatina d’occhio di Walter Micheli per Bondi? Semplice, vuol fargliela pagare ad Albergoni per quel "personaggio ingombrante" col quale il segretario del partito l’ha definito sulla stampa.

E Passerini, che di come unire le sinistre (l’argomento che tanto appassiona Bressanini) non vuole più nemmeno sentir parlare? Vedi Chiodi.

Giorgio Tonini? Non ha ancora digerito la sconfitta alle primarie.

Margherita Cogo? Fa tutto quello che le dice Olivieri, col quale ha un debito di riconoscenza ancora aperto.

Diciamocela tutta: tra le persone che sostengono Bondi, dall’ultimo degli iscritti ai massimi vertici del partito, non se ne trova nemmeno una che lo faccia per convinzione, senza un interesse personale, salvo alcuni casi di circonvenzione d’incapace.

Ormai è evidente: in questo congresso, a baluardo dell’integrità morale della sinistra sono rimasti Albergoni, Bressanini e i loro sostenitori. Se vincesse Bondi, i Ds si trasformerebbero in qualcosa di molto simile al Psi di Craxi. Non a caso gli squali del partito hanno trovato in Bondi il loro leader: è un ex-socialista!

Tutte queste non sono congetture di chi scrive: sono le chiacchiere che girano davvero tra gli iscritti ai Ds. E’ il leit motiv del congresso, impostato in questo modo, in assoluta buona fede, dal segretario Albergoni: innalzare un baluardo contro la perdizione morale del partito, evitando di consegnarlo nelle mani di coloro che pensano solo alla seggiola. E questo è, di fatto, lo stesso motivo per il quale Albergoni ha respinto, prima dell’estate, la proposta avanzata dai sostenitori di Bondi di andare al congresso in modo unitario. Una fermezza encomiabile sulla questione morale, quella dimostrata del segretario dei Ds. Una battaglia che non può che vederci schierati al suo fianco.

Il problema è che questo modo di fare ci sembra molto simile a quello di quel funzionario del Ministero del Tesoro. Scavando negli animi delle persone, potremmo trovare un "interesse personale" ovunque. Di Pietro ha arrestato Mario Chiesa spinto dall’ambizione di diventare un personaggio famoso. Bassanini ha riformato la pubblica amministrazione perché vuole farsi rieleggere. Occhetto ha trasformato il Pci in Pds perché voleva fare il Primo Ministro (ci sono anche le prove: infatti, siccome l’operazione non gli è riuscita, da allora è tanto arrabbiato!).

Come reagiremmo se qualcuno ci rivelasse queste notizie sensazionali? Con un: embè? chissenefrega!

Così come, riguardo all’Euro, bisognava chiedersi se era utile o meno entrarci e non cosa ci avrebbe guadagnato Ciampi (che la Presidenza della Repubblica se l’è meritata, anche se era davvero l’unica cosa che voleva), allo stesso modo ci piacerebbe che il congresso del maggiore partito della sinistra discutesse sulla linea politica, non su quali tornaconti personali hanno fatto schierare le persone dall’una o dall’altra parte. Ma se metà del partito considera l’altra metà dei "banditi" o, nella migliore delle ipotesi, degli stupidi abbindolati, la discussione non può che essere tra sordi.

Lo spargimento a piene mani di veleno - ché di questo si tratta - è un atteggiamento tipico del settarismo, che per sua natura è intollerante: "Siccome ho ragione, tutti quelli che la pensano diversamente non possono che essere guidati dal demonio". Ed il settarismo è una malattia che colpisce soprattutto i partiti in crisi, innescando un pericoloso circolo vizioso. Più si è in crisi, più si diventa settari. E più si diventa settari, più la crisi peggiora. Nel frattempo, gli avversari assistono, ridendo, all’autodistruzione.

Non ci si deve sorprendere se poi la sinistra ha un ruolo così minoritario dentro la coalizione dell’Ulivo, riducendosi a fare da stampella alla politica di Dellai: anziché impegnarsi per sostenere i propri programmi, spreca tutte le energie a farsi la guerra in casa o, quando va meglio, a cercare gli strumenti per garantire la tregua interna. Da un anno a questa parte, i Ds trentini sembra si siano appassionati quasi solo a questa attività.

Non ci resta che fare appello ai due candidati alla segreteria: si confrontino sulla linea politica, prendendo le distanze dagli untori. E dopo, chiunque vinca, tenda la mano all’altro.

Qualche piccolo segnale in questo senso, per fortuna, comincia ad intravedersi, ma risanare un clima avvelenato è difficilissimo. Bondi sta disperatamente cercando di spostare l’attenzione del congresso sui contenuti, ma è stato subito accusato di strumentalizzare, di volta in volta, le riforme, l’ambiente, la questione femminile e quant’altro, al subdolo e meschino obiettivo di diventare segretario del partito. Come Ciampi, che ha strumentalizzato l’Europa per farsi eleggere Presidente della Repubblica. Sic!

Bressanini, da parte sua, ha coraggiosamente ammesso che di persone in malafede ve ne sono anche tra i suoi sostenitori, non solo tra quelli di Bondi. Un bel passo avanti, col quale ha dimostrato di avere la necessaria statura politica per fare il segretario. Meglio ancora farebbe, per svelenire il congresso, se s’infischiasse del tutto dei presunti tornaconti personali e si confrontasse, anche con i supposti "disonesti", soltanto sulle idee.

Auguri ad entrambi!