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Ci vuole un soggetto politico federativo

"In Trentino non mi sembra che ci sia nostalgia rispetto ai tempi della opposizione, ma c'è una innegabile stanchezza, un profondo disagio misto ad un certo trionfalismo"

Ferrandi Giuseppe

L'autunno dei congressi è già entrato nel vivo. Al di là delle coincidenze, il fatto che siano più d'una le forze politiche chiamate ad appuntamenti congressuali dimostra la necessità comune di chiarire la collocazione, il ruolo, la strategia di molti attori della politica trentina. Ognuno, come è legittimo, fa e farà i conti in casa propria. Ma sarebbe profondamente sbagliato mantenere tale riflessione su binari separati e incomunicanti, quasi che il dibattito in corso riguardi soggetti politici che non hanno da elaborare proposte che interessino la comunità e che riguardino, da vicino, la cittadinanza.

Nel nuovo vocabolario emerso dal dibattito hanno trovato spazio temi e riferimenti imprescindibili ed il confronto aperto sulle colonne di QT conferma la loro centralità. Mi riferisco in particolare al versante delle idealità e dei valori di fondo e di come si debbano tradurre, pena l’inaridimento complessivo della politica o l'inutilità della stessa, in programmi ed in scelte precise (anche di governo), al tema della territorialità e del radicamento e all'esigenza di motivare il richiamo ad una visione e ad un pensiero capace di misurarsi con le problematiche della globalizzazione. C'è poi la prospettiva ed il futuro degli stessi partiti e della loro necessità di autoriformarsi e rinnovarsi, di come coniugare tale riflessione con il problema delle alleanze e delle aggregazioni, rispondendo ad esigenze di semplificazione del quadro politico, ma anche di innovazione e di risposta alla crisi che sta investendo la politica. Un 'agenda ricca alla quale vanno aggiunte, pena l'astrattezza dei percorsi che verranno verificati ed avviati in questi mesi, le questioni politiche ed istituzionali di grande portata: i governi nazionali e locali, la loro durata, la loro capacità di rilancio, l'insieme delle politiche riformatrici.

Per la sinistra, non solo per quella trentina e non solo per i Democratici di Sinistra, il problema va posto con urgenza e con un supplemento di riflessione e di azione politica. La prova del governo, frutto di una stagione di risultati elettorali che hanno premiato l'alleanza strategica fra la sinistra ed il centro, non va in alcun modo subita. Si avverte una certa nostalgia per i tempi dell'opposizione dove la cura della propria identità veniva rappresentata come occasione ottimale per ridefinire programmi e parole d'ordine, preparando le scadenze elettorali più prossime. La nostalgia fa sì che il risultato sconfortante di Bologna (e delle elezioni europee) sia interpretato come sorta di utile palingenesi, senza con ciò meditare sui perché una città profondamente trasformata sotto il profilo sociale, economico e culturale abbia ritenuto necessario cambiare la guida della propria amministrazione. In Trentino non mi sembra che ci sia nostalgia rispetto ai tempi dell'opposizione, ma c'è una innegabile stanchezza, un profondo disagio misto ad un certo trionfalismo. Pur chiamati a gestire una fase delicata della nostra autonomia, a dare risposte di governo in settori chiave della vita pubblica con risultati promettenti, manchiamo di una progettualità che abbia vocazione generale. E qui non mi riferisco alla singola dichiarazione, all'intervista, al singolo provvedimento, ma alla definizione di un nucleo forte di questioni da porre all'ordine del giorno come centro di una proposta di governo. Trova qui senso la stagione congressuale se essa è finalizzata a suscitare interesse e consenso fuori dalla cerchia dei militanti, dei dirigenti, della nutrita schiera di amministratori e parlamentari, se non diventa sterile parata o inutile resa dei conti.

Il prossimo banco di prova saranno, con molte probabilità, le amministrative del 2000. Come in ogni voto amministrativo si rispecchieranno le peculiarità di città, di valle, del singolo Comune, come ogni voto amministrativo esso coinvolgerà migliaio di persone fra coloro che candideranno a sindaco o a consigliere comunale. Elezioni da non subire, scadenza da preparare mettendo in campo una proposta politico-amministrativa di grande portata, che faccia tutt’uno con i livelli diversi di responsabilità di governo, che sappia intrecciare le problematiche proprie dei governi centrali (nazionale e provinciale) con quelle della periferia e del territorio. Il centro - sinistra (o centrosinistra, la disputa sul trattino mi sembra sterile) potrà vincere se saprà rispondere a tali esigenze non preoccupandosi esclusivamente dell'equilibrio interno alla coalizione o alla pur vitale necessità di mettere in campo liste forti e candidati autorevoli.

La sinistra potrà dare un contributo a tale processo, ma essa dovrà unirsi in un nuovo soggetto politico federato, dove a contare non sono le sigle delle formazioni politiche ma i mondi vitali della società trentina, le esperienze di aggregazione civica "progressista", la disponibilità dei singoli.

Solo così, promuovendo un percorso politico nuovo, si riattiverà una sinistra che ha saputo conquistare, insieme ai propri alleati, posizioni di rilievo ma che con il tempo e la routine rischia di inaridire il proprio patrimonio e la propria capacità di attrazione. Ai Democratici di sinistra spetta un ruolo di primo piano. Non si tratta di mettere in discussione l'esistenza di un partito che ha forti e imprescindibili riferimenti nazionali ed europei, ma di produrre le condizioni per la nascita di un nuovo soggetto politico che viva nella dimensione territoriale la propria ragione, e che per quella dimensione sia dotato di piena sovranità. Un soggetto che non sia "federazione " fra partiti, ma che sia "federativo" nell’unire espressioni, mondi sociali, culture e sensibilità fra loro diverse: da coloro che rivendicano un'appartenenza laico-socialista a coloro che animano l'arcipelago eco-pacifista, dalla componente democratica e progressista dell'autonomismo ai tanti che hanno vissuto un'esperienza di impegno amministrativo in una forte dimensione civica, ma che sono pronti a spendersi per un progetto più ampio.

Su questo progetto si gioca la capacità e la credibilità del nuovo gruppo dirigente dei DS del Trentino. DS che sono il punto di partenza ma non di arrivo dell'aggregazione della sinistra, DS che nel loro insieme sono già qualcosa di più di una monocultura postcomunista e dovrebbero aspirare ad essere i promotori convinti di tale progetto, non delegando ad altri la bandiera del rinnovamento della politica e la via del radicamento territoriale.