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Nero e comunista: una provocazione

Il consigliere che non si siede vicino a un negro: pensierini sparsi a proposito dell’ultima sparata leghista.

I dati fondamentali per i pochi distratti: Mamadou Seck, di origine senegalese ma cittadino italiano da oltre 10 anni, è stato eletto al Consiglio comunale di Trento per la lista di Rifondazione. Il che ha provocato l’immediata reazione di un’altra matricola del Consiglio, Vittorio Bridi, segretario cittadino della Lega, che ha dichiarato al Corriere del Trentino: "Far entrare un immigrato di colore in Consiglio è una cosa gravissima, scandalosa; non mi siederò mai vicino a Seck. Piuttosto resterò in piedi per 5 anni".

Affermazioni che non potevano passare inosservate e che han dato il via ad una lunga, unanime serie di condanne e quindi di ulteriori dichiarazioni e precisazioni da parte leghista. Eccone alcune:

Sergio Divina: "L’elezione di Seck è una cosa gravissima, un precedente che se si dovesse ripetere… rischierebbe di mettere sempre più a rischio l’identità trentina. (…) Riesce difficile accusare Bridi di non avere una visione multietnica, visto che ha sposato una donna scozzese".

Giuseppe Filippin: "Mamadou non rappresenta i trentini, è stato oggetto di una scandalosa strumentalizzazione politica orchestrata da Rifondazione".

Il ministro Castelli, negando che il suo partito sia razzista: "Io sono della provincia di Bergamo, e lì abbiamo un militante di colore da 10 anni".

Mario Borghezio: "La nostra posizione non ha nulla a che vedere col razzismo biologico… è un no convinto e deciso al materialismo e al mondialismo". I comunisti vogliono "annacquare e indebolire le nostre tradizioni e realizzare comunità omologate alle scelte della mondializzazione. Un vulnus gravissimo per l’identità dei popoli".

Enzo Boso: "Qui siamo bianchi e dobbiamo restare tali…il Trentino rischierà l’estinzione". Le accuse del cardinal Tonini alla Lega? "E’ solo un prete comunista".

Ancora Filippin, due giorni più tardi: ammette che quella del collega è stata un’affermazione "sicuramente inopportuna", ma d’altra parte da quell’episodio sono scaturiti "gravissimi e inaccettabili attacchi… allo scopo di criminalizzare il movimento". E per dimostrare quanto la Lega sia democratica, vuole sedersi lui accanto a Seck, possibilmente "sotto lo sguardo del Crocifisso appeso alla parete - sempre che lui lo voglia, sempre che il Cristo rimanga".

E infine riecco Vittorio Bridi, indignato: "Sono schifato. Hanno travisato le mie dichiarazioni. Voglio dimettermi… Non sono razzista. Sono pacifista, ambientalista. Ma i comunisti non mi piacciono". Insomma, lui intendeva esprimere la sua ripugnanza nei confronti di un comunista, non di una persona di colore: "Mi faceva arrabbiare quel successo dei comunisti…".

Una prima ovvia osservazione riguarda lo spessore intellettuale e le capacità dialettiche dei leghisti, che mettono assieme senegalesi e scozzesi, comunisti e cardinali; che quando combinano un guaio vogliono cavarsela lamentando di essere stati travisati (Berlusconi ha fatto scuola!) e ribaltano le frittate con infantile disinvoltura, travestendosi da vittime ogni volta che qualcuno protesta per certe loro enormità. Il movimento esiste da più di un decennio, qualcuno di loro (vedi Divina) faceva politica già prima, eppure ancora non si vede traccia di un personale politico leghista appena appena decente. Che siano proprio questi signori (anche qui, assieme a Berlusconi) a lamentare un’egemonia culturale della sinistra, è davvero comico.

Da questa prima osservazione, ne discende un’altra, riguardante il modo in cui reagire alle loro sparate. Nel caso in esame, abbiamo letto giudizi molto pesanti: c’è chi è rimasto "impietrito" o "agghiacciato", chi ha parlato di "farneticazioni ripugnanti", di "ignobili parole", di un comportamento "aberrante" e "abietto".

Il presidente Dellai, a sua volta, ha lamentato che l’eco nazionale della vicenda non renderà giustizia alla gente trentina, "da sempre aperta e interessata a processi di integrazione culturale", il che - temiamo - è più un auspicio che una realtà, visto, se non altro, il buon esito elettorale della Lega.

Su queste reazioni vediamo aleggiare una cert’aura di retorica: dopo anni di proposte deliranti e di discorsi estremi dei seguaci di Bossi, chi veramente può ancora stupirsi? E chi può pensare di imbastire un dialogo chiarificatore con chi, come Borghezio, proclama da un palco di voler buttar fuori dall’Italia "a calci nel culo" i musulmani? Interloquire con queste persone, sia pure usando termini insultanti, finisce per essere una sorta di legittimazione che essi non meritano e che finisce, come si è visto, per innescare un dibattito assurdo, e per regalare alla Lega una pubblicità immeritata, come fanno certi giornali promuovendo in prima pagina dei bulletti di periferia che hanno spaccato due lampioni.

Semmai (come sembra che stia avvenendo) ci pensi la giustizia a vedere se certi atteggiamenti sono un reato, visto che in Italia esiste una legge che punisce ogni forma di discriminazione razziale. Ma il sig. Vittorio Bridi, a quanto ne sappiamo, è al suo primo exploit, e gli auguriamo, per questa volta, di farla franca. Piuttosto, farebbe bene a dimettersi, come lui stesso ha preannunciato. Ma forse il giornalista ha capito male…