Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Tina Lorenzoni

Oltre la linea di fuoco.

Tina Lorenzoni, al secolo Maria Assunta Italia Vittoria Lorenzoni, nasce a Macerata il 15 agosto 1918 da famiglia trentina di tradizione liberale profondamente legata all’irredentismo, la madre è Ida Bazzanella. Il padre Giovanni, dopo la laurea in Giurisprudenza a Graz, intraprende studi di economia agraria prima a Vienna e poi a Berlino e, con Antonio Piscel e Cesare Battisti, fonda la Società degli studenti trentini avvicinandosi ai movimenti socialisti. Nominato professore alla Facoltà giuridica in lingua italiana di Innsbruck, vive in prima persona gli scontri che portano all’arresto di numerosi studenti che aiuta anche tenendo i contatti con le famiglie. Allo scoppio della Grande Guerra si arruola volontario negli Alpini. A guerra finita sarà titolare di economia politica all’università di Macerata, poi a Siena e infine, nel 1924, a Firenze, dove cresce la figlia Tina in un contesto familiare ricco di fermenti culturali e di spirito critico improntati al rigore, alla passione civile e alla profonda condivisione di ideali di libertà.

Laureanda alla facoltà di Magistero, allo scoppio delle seconda guerra mondiale Tina si arruola come infermiera volontaria nella Croce Rossa. Dopo l’8 settembre 1943 si mette immediatamente in contatto con gli antifascisti fiorentini ed entra nella Brigata V, formazione partigiana comandata da Vittorio Soriani e prevalentemente composta da ex militari, che in seguito confluirà nella I. Divisione “Giustizia e Libertà”.

La sua attività di infermiera della Croce Rossa e la sua ottima conoscenza del tedesco le consentono un’insolita libertà di movimento, permettendole di raggiungere a più riprese Milano e altri centri dell’Alta Italia, accompagnando ebrei e perseguitati politici, procurando documenti falsi e organizzando numerosi espatri attraverso il confine svizzero.

Pur riuscendo ad attraversare i posti di blocco con relativa facilità, in realtà Tina si muove in un equilibrio fragilissimo che potrebbe portarla in ogni istante alla cattura. Per mesi svolge in clandestinità pericolose missioni, tesse una fitta rete di rapporti che le consentono di raccogliere e recapitare informazioni essenziali per le file della Resistenza, viene incaricata di compiti delicatissimi: recapita messaggi, ordini, armi e viveri.Su incarico della Brigata V si unisce a un’organizzazione, che ha sede nel convento di San Marco a Firenze, impegnata a nascondere e proteggere gli ebrei.

Nel corso della Liberazione di Firenze che vede la città decisamente spaccata tra le zone già liberate e quelle, in periferia, ancora sotto il giogo nazista, Tina sembra muoversi con un’agilità e una leggerezza sorprendenti. Incurante di ogni pericolo, attraversa più volte la linea di fuoco per mantenere i collegamenti tra i comandi centrali e i partigiani appostati in periferia, per scoprire e rivelare le posizioni nemiche, per distribuire armi e munizioni ai ribelli, ma anche per curare i feriti e procurare medicinali.

La sua persona ha ormai acquisito un’aura di leggenda nelle file della Resistenza, ce lo ricorda assai bene Eugenio Arton nella sua breve ma intensa testimonianza conservata negli archivi della Fondazione Museo storico del Trentino (cfr.: V. Calì e P. Bernardi, a cura di, Testimonianze…, pp. 241-243). Arton, membro del Comitato toscano di liberazione nazionale (CTLN), incontra Tina per la prima volta pochi giorni prima della sua cattura, quando si è offerta di accompagnare alcuni di loro nell’attraversare la linea di fuoco. Colpisce, nella descrizione che fa della ragazza, la serena pacatezza con cui affronta il pericolo che sa essere più che mai vicino perché aveva attirato l’attenzione del comando tedesco. Tina viene catturata pochi giorni dopo all’incrocio tra via Montughi e via Bolognese – mentre sta occupandosi della mappatura delle linee tedesche per realizzare le mappe con le postazioni nemiche da consegnare agli alleati – viene rinchiusa a villa Cisterna e poi freddata il 21 agosto 1944 mentre sta tentando la fuga. Lo stesso giorno muore anche il padre Giovanni: l’illustre anziano economista viene colpito mentre cerca disperatamente la figlia.

Tina Lorenzoni (Fondazione Museo Storico del Trentino)

Non ci sono notizie su cosa sia successo durante la breve detenzione di Tina, catturata e imprigionata dai tedeschi nella villa dove si trovava il comando del colonnello Adolf Fuchs. Poco distante, al numero 67 di via Bolognese, operava da gennaio il tristemente noto Reparto servizi speciali – la famigerata Banda Carità – autore delle atrocità e delle sistematiche sevizie consumate a Villa Triste. Certo è che nonostante la cattura, non un solo rifugio o nucleo armato della sua rete fu compromesso.

Alla sua memoria è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare, è una delle 21 donne decorate in Italia, di cui 19 per la guerra di Liberazione e Resistenza.

Commenti (0)

Nessun commento.

Scrivi un commento

L'indirizzo e-mail non sarà pubblicato. Gli utenti registrati non devono inserire altre verifiche e possono modificare il proprio commento dopo averlo inserito.

Riporta il codice di 5 lettere minuscole scritto nell'immagine. Puoi generare un nuovo codice cliccando qui .

Attenzione: Questotrentino si riserva la facoltà di cancellare commenti inopportuni.