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QT n. 1, gennaio 2026 Monitor: Teatro

Un apocrifo brechtiano “Giovanna dei disoccupati”

Da sempre devoto a Bertold Brecht, il versatile attore e scrittore Natalino Balasso ha proposto nella stagione teatrale del Centro Santa Chiara una riscrittura del testo “Santa Giovanna dei macelli” del 1931, attualizzato in “Giovanna dei disoccupati”. “Un apocrifo brechtiano - lo definisce Balasso - scritto sotto dettatura” per denunciare come a distanza di cent'anni le dinamiche del sistema politico-economico-finanziario non sono cambiate, anzi sono diventate ancora più spietate e subdole dall'epoca nazista. Certo, viviamo in una situazione di apparente democrazia, ma l'avvento della tecnologia ha fatto sì che la manipolazione delle menti e lo sfruttamento dei lavoratori siano diventati ancora più pervasivi e raffinati.

In scena i protagonisti del dramma di Brecht sono interpretati da quattro attori che si alternano in varie parti, a cominciare da Balasso nel personaggio di Piermont Mauler, magnate “big tech”, proprietario di un social, “Rapax”, con il quale condiziona la classe politica e il popolo. E poi la sua complice, la lobbysta Graham (Roberta Lanave), con la quale architetta spericolate operazioni finanziarie per arricchirsi sempre di più a scapito dei suoi dipendenti; e ancora, alle sue dipendenze, c'è Cridle, interpretato da Graziano Sirressi. A questo sistema si oppone Giovanna Darko (Marta Cortellazzo Wiel), popolare speaker di una radio legata al “Movimento dei cappelli”. Mauler sembra passare un momento di crisi, tanto che ipotizza di vendere Rapax, ma il suo apparente ravvedimento non è che una mossa per allargare il suo impero. Gli acquisti di nuove aziende, che comportano il licenziamento dei lavoratori, vengono fatti passare come riconversioni ecologiche, come la fabbrica d'armi che diventa una produzione di pale eoliche, o sono accompagnati da lauti finanziamenti per servizi sociali. La propaganda insomma la fa da padrona e l'algoritmo è il mezzo che contribuisce a moltiplicare gli affari,trasformando gli stessi oppositori in strumenti del consumismo, per arrivare al paradosso che perfino le bandiere della Palestina sono merce da vendere su Internet per arricchirsi.

“Giovanna dei disoccupati”

Così, chi combatte il sistema diventa a sua volta vittima.

Tutto è ridotto a merce di scambio, compresi i dipendenti, usati per losche montature mediatiche, come incastrare un parlamentare autore di una legge per limitare il potere dei social; fino all'ultima beffa, quella di santificare Giovanna Darko come simbolo di ribellione. Un'amara ammissione di impotenza nei confronti del dominio delle big tech che si è fatto più pervasivo perché siamo noi stessi con i contatti virtuali, i “like”, il nostro progressivo isolamento, a fare il gioco del potere.

Lo spettacolo, pur amaro, riesce a catalizzare l'attenzione degli spettatori senza essere pesante, grazie alla particolare verve di Balasso, che strappa anche qualche sorriso, e grazie alla bravura degli interpreti che alternano alle parti recitate anche intermezzi musicali, nel puro spirito brechtiano. Non a caso Balasso, in un fuoriprogramma al termine dello spettacolo, sottolinea come l'arte immutabile del teatro faccia divertire, ma anche, come diceva Gramsci, tenti di gettare bombe nei cervelli.

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