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La catastrofe neoliberista

La macchina ben oliata e funzionante da più di 4 decenni, che produce diseguaglianze e caos, nonostante le vistose crepe, non sembra abbia alcun ripensamento. Il violento assalto della strategia privatizzatrice di ogni anfratto del sistema si mangia ogni giorno un boccone di Sanità Pubblica, che è la cosa più evidente di questa deriva; così come si assiste oramai passivamente alla certa consegna ai privati di A22, il tesoretto che finora aveva resistito in mano pubblica ma che poi cede, senza gran dibattito, allo sport nazionale del "così fan tutti".

È circa dai tempi del vascello Britannia nel 1992 che in Italia e nel mondo assistiamo a questo smantellamento totalitario della funzione pubblica, che mette sul mercato e cartolarizza per motivi di cassa a breve termine e, spesso, per pura ideologia, ogni bene comune ed ogni ricchezza pubblica; nel 1980, per dire, il 70% delle banche italiane erano pubbliche, oggi sono sparite.

I risultati di questa politica, dopo decenni di religione del privato, sono sotto gli occhi di chiunque li voglia vedere: welfare, servizi, territori, ambiente e paesaggi come asset al servizio dei vari business. E così, l'ondata della catastrofe neoliberista sembra sfondare anche le ultime difese in terre di Autonomia.

Anche per questo, una cosa che in Regione sembra abbia trovato una certa indifferenza e passività e sulla quale, invece, sarebbe stato opportuno accendere grossi riflettori, è l’imminente cessione al privato della quota pubblica regionale di Mediocredito In alternativa all’opzione, che in un primo momento sembrava farsi strada, di cedere gratuitamente la quota regionale alle due Province. Contro questa che sembrerebbe l' ennesima "cartolarizzazione", gli unici a sollevare dubbi e porre la questione nel dibattito istituzionale sono stati i consiglieri regionali dell’Alto Adige/S?dtirol del Team K. Su questo mi sentirei di suggerire l' attenta lettura dell' interrogazione 188 al Consiglio Regionale presentata il 4 dicembre 2025 dove verso la fine, per esempio, fra le altre cose,si può leggere: " il Presidente ha inoltre dichiarato che l’obiettivo della Giunta è massimizzare i proventi della vendita della partecipazione regionale e, al contempo, preservare meccanismi di maggioranza qualificata tali da garantire all’azionista pubblico..." come dire: salviamo capra e cavoli...

I consiglieri hanno poi posto l'accento anche sulle opacità della procedura di cessione delle quote che la rendono difficilmente interpretabile rispetto al dichiarato obiettivo di mantenere integra la natura di banca per lo sviluppo regionale e per la tutela degli interessi del territorio delle autonomie. Ad oggi infatti, salvo alcune dichiarazioni generiche pronunciate in aula dal presidente della Regione Arno Kompatscher, la procedura avviata per la cessione delle quote di proprietà della Regione è priva di elementi concreti e documentazione accessibile ai consiglieri, con conseguente impossibilità di svolgere un adeguato controllo politico e istituzionale.

Se la quota di Mediocredito di proprietà della Regione fosse stata ceduta alle due provincie si sarebbe potuto mantenere la maggioranza della partecipazione nelle mani pubbliche. Poteva rimanere viva dunque la mano pubblica nel settore del credito e degli investimenti strategici nel tessuto produttivo regionale, potere di intervento e di indirizzo che domani potrebbe essere assente. Eppure, resistere a questa deriva non dovrebbe essere una prerogativa riservata a un singolo gruppo politico, il quale ha condotto una puntuale e precisa azione istituzionale per ottenere chiarimenti su questa politica.

Credo sarebbe ora di valutare quanti benefici e quanti effetti avversi abbia prodotto questa fede (o superstizione?) pervasiva nel mercato e vedere se non sia il caso di sperimentare, nel laboratorio dell' Autonomia, un qualche argine di ripristino della funzione pubblica.

Partire dall' avere una banca pubblica in regione che operi, pianifichi e programmi lo sviluppo nelle due provincie in modo trasparente, cooperativo e democratico, poteva essere una grande occasione. Altrimenti l' unica funzione pubblica che ci rimane sarà la gestione del debito. A che serve essere autonomi se poi ci comportiamo sempre come automi del "copia incolla" di tutto ciò che, bene o male, avviene fuori dai nostri confini?

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