Un incrocio tra “Parsifal” e una riunione parrocchiale
“Assembly Hall”
L'assemblea annuale dell’Ordine Benevolo e Protettivo, un'associazione che si occupa di rievocazioni medievali, viene convocata per cercare di salvare il Festival dell'Avventura, una rappresentazione in costume con tanto di tornei, armature e battaglie. Ma i soci latitano e i finanziamenti sono in calo, così il direttivo dell'associazione deve decidere se mantenere in vita l'appuntamento.
È questa la cornice in cui si svolge “Assembly Hall” (la “sala dell'assemblea”, appunto), l'ultimo lavoro della compagnia canadese Kidd Pivot, nato dalla collaborazione della coreografa Crystal Pite e dell'attore Jonathon Young, andato in scena in prima nazionale, a Bolzano (a fine marzo) e a Trento dal 3 al 5 aprile, al Teatro Sociale.
In scena otto ballerini che si muovono con gesti nervosi o fluidi, sottolineando il dialogo in playback che si svolge nell'ipotetica assemblea, in un meccanismo perfetto dove teatro e danza si fondono. Il confronto si fa animato, perché c'è chi vorrebbe dare un taglio al Festival dell'Avventura e chi è contrario, e la discussione assume ben presto l'immagine di un agone come quello che la rappresentazione storica evoca.
Realtà e finzione si alternano e le parole accese si trasformano in una lotta fatta di spade e lance. L'assemblea dell’associazione si svolge in una sala fatiscente, forse una palestra dismessa visto che sulla parete c'è un canestro, ma c'è anche la quinta di un teatrino dove i ballerini entrano ed escono, muovendosi così in dimensioni temporali diverse. Al momento della votazione, si invoca l'arrivo di Dave, l'ultimo socio, che dovrebbe risolvere il problema del quorum perché la votazione sia valida. Ed ecco che l'assemblea degli associati diventa in un campo di battaglia, dove i ballerini vestiti da cavalieri simulano corpo a corpo e duelli, per denunciare come ogni aspetto della società sia ancor oggi una prevaricazione del più forte.

La fiction medievale è l'occasione per far comporre e scomporre i ballerini in tableaux vivants, in pose di gruppo o individuali, in un'armonia che sorprende. Le coreografie sono di una bellezza commovente, come quella della “dama sconsolata”, vestita di un abito bianco sfilacciato come le piume di un uccello, che piange il “cavaliere senza nome” e si muove con movimenti vibranti a simulare ora il volo ora la caduta, sulle note del primo concerto per pianoforte di Ciaikovsky.
La musica del sound designer Owen Belton accompagna le gesta dei cavalieri, immergendoci in una realtà mitica grazie alle coreografie della Pite e alla scenografia di Jay Gower Taylor che sembrano uscite da opere d'arte: c'è chi vi ha visto El Greco o Géricault, mentre il cavaliere che si moltiplica in altrettanti doppi, sembra la sequenza di un film fantasy.
“Il paesaggio sonoro di Owen Belton – ha scritto il Guardian – ricco di spade che si scontrano... insieme alle luci di Tom Visser e ai costumi di Nancy Bryant, creano un mondo distintivo, al tempo stesso irreale e assolutamente riconoscibile, un incrocio tra Parsifal e una riunione parrocchiale. È incredibilmente ricco, e solleva interrogativi inquietanti sulla comunità e sul bisogno di appartenenza e di impegno. Ma è anche, semplicemente, di una bellezza sorprendente. Una meraviglia”. Parole che danno l'idea di come “Assembly Hall” sia un'esperienza immersiva, un modo nuovo di concepire il teatro danza, iniziato con i precedenti lavori del connubio tra Pite e Young, come “Betroffenheit”, uno studio sul dolore, e “The Statement” e “Revisor”, denuncia delle dinamiche tra politica e burocrazia.
Dopo le rappresentazioni nelle piazze più prestigiose, dall'Edinburgh International Festival, al Sander's Wells di Londra, al Théatre de Ville di Parigi, lo spettacolo è approdato nella nostra regione grazie ad una compartecipazione del Centro Santa Chiara nella produzione. Pochi giorni dopo le date di Bolzano e Trento, lo spettacolo ha vinto l'edizione 2025 degli “Oliver Awards” nella categoria Best New Dance Production, assegnati alla Royal Albert Hall di Londra.