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QT n. 5, maggio 2026 Trentagiorni

Il maxi-inceneritore: ci riprovano!

Ci sentiamo in dovere, ancora una volta, di polemizzare col cosiddetto Dipartimento Ambientale dell’Università di Trento, che sembra un’articolazione più che dell’Ateneo, dell’Ufficio Stampa della Giunta Provinciale (con tutto il rispetto per gli addetti stampa). I “pareri scientifici” del suddetto Dipartimento, sposano infatti sempre i desiderata della Giunta, anche a costo di entrare in contraddizione con la logica e con se stessi. Così oggi il prof. Marco Tubino del Dipartimento “anticipa” i risultati di uno studio in corso per individuare i luoghi più favorevoli alla costruzione di un inceneritore. E cosa conclude? “Ischia Podetti dà delle buone garanzie rispetto agli altri siti individuati”.

Peccato che in uno studio del 2002 lo stesso Tubino e il suo Dipartimento scrivessero: “Se lo stesso impianto fosse ubicabile in un contesto geografico più aperto ne risulterebbe un impatto… compreso tra il 10% e il 20% di quello che si ottiene con l’attuale ipotesi localizzativa”, cioè Ischia Podetti. Non solo: se proprio si vuol farlo lì, “al fine di minimizzare l’impatto… si potrebbe pensare a una collocazione del camino in sinistra Adige”. Insomma, nel 2002 Tubino scriveva che ad Ischia Podetti ci sarà un inquinamento 5-10 volte maggiore che da altre parti, e che se si vuole in parte ridurlo, occorre farlo in sinistra Adige (cosa impossibile, ci sono i capannoni dell’area industriale e più oltre l’abitato di Gardolo). Insomma, nel 2002 avevamo un inquinamento mostruoso, che oggi però si è dileguato, “Ischia Podetti dà delle buone garanzie”.

Ma la comparazione tra i due studi riserva un’altra sorpresa: lo sforzo immane per giustificare le dimensioni dell’inceneritore, non in base alle necessità, ma all’ottimizzazione economica. Per cui 24 anni fa si valutava come ottimale un impianto da 240.000 tonnellate/anno (!!!). Aggiungendo alle 155.000 tonnellate dei rifiuti solidi urbani, altri rifiuti (speciali, imballati, fanghi essiccati). La realtà, o meglio, la spinta ecologica, ha spazzato via il mostro e il suo inquinamento: l’impianto non si è fatto e oggi, con la raccolta differenziata, i rifiuti solidi urbani sono solo 47.000 t. E allora Tubino che fa? Adegua ancora il dato e prevede un impianto da 100.000 t. Con la giustificazione che “un impianto troppo piccolo non sarebbe economicamente sostenibile. Non trovi nessuno che lo progetti e lo gestisca”. Ecco la verità: non si prevedono macchinari progettati in funzione delle necessità, ma si ingigantiscono le necessità per giustificare una tecnologia predeterminata.

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