La spedizione dei mille contro la monocoltura intensiva
A Brentonico i cittadini incalzano il Comune con una doppia proposta per fermare l’espansione dei vigneti e tutelare salute, ambiente e paesaggio dall’aggressivo “land grabbing” in corso.
Il gioco si fa duro, a Brentonico. Vi avevamo lasciati a marzo dopo avervi descritto, nell’inchiesta “Altopiano vendesi”, la rapidità con cui la monocoltura viticola intensiva è avanzata in questi ultimi anni sull’altopiano, a quote alte e basse, vicino alle aree protette come ai centri abitati, mentre le istituzioni, locali e provinciali, lasciavano fare. Ve lo avevamo presentato come il primo caso di “land grabbing” (accaparramento di terra) alla trentina, poiché chi sta impiantando vigneti viene da fuori con grandi disponibilità finanziarie.
Vi avevamo raccontato delle forti preoccupazioni della gente per la salute, l’ambiente e il paesaggio, e del tentativo di organizzarsi, dal basso, per reagire. Vi avevamo parlato della raccolta firme in corso da parte del neonato “Comitato biodiversità e salute per Brentonico” per chiedere al Sindaco, con una petizione, di fermare l’invasione dei vigneti tramite una modifica del Piano Regolatore Generale e, nell’attesa, l’adozione di un Regolamento comunale, di immediata approvazione, che normasse le attività agricole per ridurne sensibilmente l’impatto sanitario e ambientale.

La spedizione dei mille
La petizione è stata consegnata in Comune l’11 marzo 2026, sottoscritta da mille cittadine e cittadini. Il numero è considerevole, se si pensa che si tratta di quasi un terzo degli aventi diritto al voto e di quasi la metà dei votanti alle ultime elezioni comunali di un anno fa. È stata la riprova che alla gente di Brentonico il “land grabbing” di cui è vittima non piace affatto, e preferisce tenersi i suoi prati, pascoli, boschi, la propria salute e il proprio patrimonio ambientale e naturalistico, inestimabile.
La risposta del Sindaco è arrivata il 7 aprile, e ha lasciato insoddisfatti i promotori. Riguardo al PRG, il primo cittadino ha risposto che il Comune ha già avviato i lavori per la Variante generale, prevedendo l’adozione preliminare del nuovo Piano entro l’inizio del 2027, senza tuttavia indicare alcuna misura precisa per contrastare la monocoltura. Riguardo al Regolamento, invece, ha respinto la richiesta dei mille, definendolo “giuridicamente fragile” e temendo ripercussioni per i piccoli agricoltori.
Il Comitato ha ritenuto quest’ultima una scelta politica, non imposta dalla normativa, che assegna esplicitamente ai Comuni la possibilità di intervenire con un proprio regolamento per normare le attività agricole già in essere (su cui il PRG non può intervenire), in forza di specificità territoriali che nel caso di Brentonico appaiono chiare ed evidenti: manifesta volontà popolare, altissima biodiversità, Parco del Monte Baldo, candidatura UNESCO, enorme crescita dei vigneti (+ 44% negli ultimi dieci anni contro il + 7% provinciale, coi tre quarti dei nuovi vigneti provinciali concentrati proprio a Brentonico).
Dalla petizione alla (doppia) proposta
È in virtù di questo che il Comitato, facendo ricorso alle ulteriori possibilità di partecipazione previste dalla normativa, ha deciso di rilanciare con i fatti, mettendo nero su bianco una proposta congiunta di Variante al PRG e di Regolamento comunale trasmessa al Sindaco il 20 aprile, calibrata per fermare la monocoltura intensiva sull’altopiano, salvaguardando espressamente le normali pratiche dei piccoli agricoltori locali. I documenti integrali si possono leggere sul Canale Telegram del Comitato.
Tra le misure proposte sul piano urbanistico (PRG): divieto di trasformare boschi e pascoli in aree agricole intensive; divieto di realizzare nuovi impianti agricoli intensivi a meno di 100 metri dalle case e di 200 metri dai luoghi sensibili (asili, scuole, parchi, strutture sanitarie); ampliamento a 50 metri della fascia di rispetto a tutela dei corsi d'acqua (contro gli attuali 10) e divieto di colture intensive sopra le falde acquifere e le aree di ricarica dei pozzi; divieto di usare pali in cemento o metallo, reti ombreggianti e serre per i nuovi impianti, imponendo materiali tradizionali (legno); divieto di abbattere i muretti a secco.
Altrettanto incisive sono le misure proposte dal Comitato sul piano comportamentale (Regolamento). Considerando che oggi, a soli 30 metri da case, asili, scuole, parchi e strutture sanitarie, si possono irrorare fitofarmaci, anche i più tossici, senza adottare alcuna misura che ne limiti la deriva, a qualunque ora del giorno e della notte, i cittadini hanno chiesto regole molto più severe, in modo che le attività agricole a elevato impatto sanitario e ambientale, come lo è tipicamente la monocoltura intensiva, risultino fortemente disincentivate ad attecchire ed espandersi. In particolare, il Comitato ha proposto al Comune di estendere notevolmente le fasce di tutela dai fitofarmaci: entro 100 metri dagli edifici residenziali ed entro 200 metri da asili, scuole, parchi e strutture sanitarie, obbligo di irrorazione a minima deriva in fasce orarie solo serali, e divieto ai fitofarmaci più tossici; entro 50 metri, ammessi solo i fitofarmaci per agricoltura biologica.
Il monito di Brentonico
Ora la palla passa nuovamente all’Amministrazione, che avrà 30 giorni di tempo per discutere la proposta di Regolamento in Consiglio comunale. Le avvisaglie, però, non sono delle migliori, se è vero che il 15 aprile il Comune ha organizzato un incontro pubblico per illustrare l’iter della Variante al PRG durante il quale sono intervenuti, non si è capito bene a quale titolo, l’Assessore provinciale all’urbanistica Mattia Gottardi e il Presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini, arrivati a dar man forte all’Amministrazione in una fase dell’iter in cui dovrebbe essere soltanto la comunità locale ad agire e prendere decisioni. Morale: la Variante generale al PRG è sufficiente, non serve altro, arrivederci alla sua approvazione preliminare, fra un anno. Nel frattempo sull’altopiano la monocoltura avanza, le ruspe non si fermano e nuovi enormi vigneti, letteralmente da un giorno all’altro, continuano a prendere il posto di prati, pascoli e boschi, persi per sempre.

La battaglia di Brentonico è un monito al resto del territorio trentino: quello che sta succedendo sull’altopiano potrebbe accadere, domani, anche altrove, sulla spinta della migrazione verticale delle colture imposta dal surriscaldamento climatico. Brentonico, col sacrificio imposto al suo ambiente e al suo paesaggio, lancia l’allarme: il “land grabbing” è un fenomeno sconosciuto alle nostre latitudini e il quadro normativo, urbanistico e regolamentare, non ci protegge. Siamo fatalmente esposti.
Brentonico insegna anche, in modo eloquente, che di fronte all’inerzia e all’impotenza delle istituzioni l’unica carta da giocarsi in questi casi resta la reazione dal basso. Qui il quadro normativo è favorevole e mette in mano al cittadino gli strumenti per partecipare, spesso di fronte all’obtorto collo degli amministratori: petizioni, proposte, fino ai referendum. La gente di Brentonico, se non altro, ci sta provando. Vedremo se le istituzioni, quanto meno, riusciranno ad andare a traino.