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Patentini falsi

… e il disastro della politica del bilinguismo in Sudtirolo.

Verso la fine di settembre del 2025, due mediche, un’anestesista e una di medicina intensiva, sono state licenziate dall’Azienda Sanitaria, dopo che si è scoperto che la certificazione del loro bilinguismo era un falso. La scuola di lingue di un piccolo paesino del Baden-Württenberg, che apparentemente aveva rilasciato il risultato di un esame, ha negato di conoscere il documento che le era stato mandato per conferma. Non si trattava di un caso isolato. Da allora la Procura e la Guardia di Finanza stanno indagando sulle certificazioni. Sembra che le falsificazioni siano di diverso tipo e di diversa origine.

Il Presidente della giunta provinciale ha annunciato che si insedierà una Task Force “per elaborare un sistema di controllo delle certificazioni”. La vicenda sta sollevando grande indignazione. Ben pochi giustificano chi ha barato, tanto meno lo fanno coloro che hanno studiato e faticato per conquistarsi il famoso “patentino”. Però dal Presidente, oltre allo sdegno per il comportamento illecito, ci si aspetterebbe qualcosa di più: una riflessione sulla condizione di una provincia che dopo 34 anni dalla chiusura del “Pacchetto” che le ha dato poteri e competenze, non riesce a far crescere cittadini e cittadine realmente bilingui. Con amarezza si deve ammettere che nonostante abbia usato la parola “convivenza”, per Arno Kompatscher, come già per Luis Durnwalder, la convivenza non è un obiettivo. Come si fa a convivere se non si conosce la lingua dell’altro?

Inoltre ci si aspetterebbe dal Presidente una rassicurazione di fronte alla profonda preoccupazione della popolazione per una Sanità pubblica già in condizioni difficili, e all’incapacità della politica di adempiere al proprio compito di fare in modo che medici e infermieri siano aiutati a imparare le lingue. (Ma tanto ci sono le cliniche private e, almeno chi può, verrà curato).

In Sudtirolo, per accedere all’impiego pubblico, secondo un decreto del 1976, in attuazione del nuovo Statuto d’Autonomia, oltre alla dichiarazione di appartenenza a uno dei gruppi linguistici ammessi, si deve ottemperare al requisito del bilinguismo. Questo garantisce alla popolazione di avere cure sanitarie e risposte nella propria lingua negli uffici pubblici. Si può fare il “patentino” di bilinguismo o di trilinguismo superando gli esami appositi. Oppure si possono fare gli esami riconosciuti presso scuole accreditate, come il Goethe Institut e la Società Dante Alighieri. L’ufficio provinciale esamina circa 2.500 certificati ogni anno.

La carenza di personale, diffusa in tutta Italia, ma qui aggravata dall’ostacolo del bilinguismo, aveva spinto la Provincia a permettere l’assunzione di medici e infermieri per un periodo di 3 anni, prolungati a 5 al tempo del Coronavirus, e poi tornati a 3. Una soluzione per permettere di studiare la seconda lingua. Al termine, si fanno gli esami e, ottenuto il patentino, il contratto diventa a tempo indeterminato.

Per molti non è facile superare l’esame di bilinguismo, che per i laureati è il livello C1. E qualcuno (ma quanti?) ha preso una scorciatoia, aiutato da produttori di certificati falsi.

L’Ufficio bilinguismo, che li esamina e riconosce, ha avuto dei sospetti. Nei mesi scorsi, più persone sono state scoperte. A metà aprile erano 22 fra medici e infermieri. Sono stati individuati anche due vigili urbani di Bolzano e diversi altri, anche figure apicali, in vari uffici pubblici e anche fra le forze dell’ordine. Coloro che erano stati assunti in base a certificazioni false sono stati licenziati, dovranno rispondere di falso e saranno esclusi a vita dall’impiego pubblico. È stata coinvolta anche la Corte dei Conti, che dovrebbe decidere per i rimborsi.

Da quanto si sa, fra loro ci sono anche sudtirolesi, soprattutto di lingua italiana, persone quindi che hanno studiato tedesco e italiano per molti anni. Il che solleva dubbi sull’efficacia dell’insegnamento della seconda lingua e sulla volontà della politica di occuparsene seriamente.

Dalla Guardia di Finanza è filtrato che si stanno valutando per ora 300 casi sospetti, ma già si parla della punta di un iceberg. Nel frattempo è stato posto agli arresti domiciliari un impiegato dell’ospedale di Bolzano che pare abbia venduto 40 falsi certificati, al costo di 4.000 o 5.000 euro ciascuno.

Secondo il Barometro Linguistico pubblicato dall’ASTAT (l'istituto statistico ufficiale della provincia di Bolzano), nel 2025 il bilinguismo come requisito della qualità nei servizi pubblici è visto con favore dalla popolazione (64%, in aumento rispetto al 52% del 2014). Però la preoccupazione per i servizi pubblici e specialmente per il Servizio sanitario pubblico è grande. Il sistema delle convenzioni con i privati e la spinta di una parte della politica alla privatizzazione ha messo in difficoltà la Sanità pubblica.

Arno Kompatscher

Se la grande maggioranza delle persone considera positivamente l’obbligo di bilinguismo, molto meno stimato è l’attuale modo di accertarlo.

In un interessante intervento sul giornale Alto Adige, Licia Brion, che fa parte della Commissione che fa gli esami di bilinguismo, con riferimento allo studio dell’ASTAT scrive: “L’assenso verso la certificazione formale obbligatoria si limita al 29% nei gruppi tedesco e ladino e al 18% in quello italiano, e tende a diminuire al crescere del livello di istruzione. Il 63 % degli italiani percepisce inoltre l’esame come mediamente più difficile rispetto agli altri gruppi linguistici, anche in presenza di titoli di studio universitari”.

Come “addetta ai lavori” osserva inoltre che ”le certificazioni nel format attuale, sono descritte come anacronistiche o inadeguate a valutare le conoscenze linguistiche oppure come un limite obsoleto alla libera circolazione dei cittadini in Europa” Un giudizio che cresce con il livello dell’istruzione, fra persone che conoscono bene l’inglese e fra le persone mistilingui.

Il 56% degli intervistati, secondo lo studio dell’ASTAT, ritiene che la carenza del personale medico sia il problema principale e che la proporzionale o il patentino di bilinguismo non dovrebbero essere ostacoli all’assunzione di medici competenti anche se stranieri o non bilingui.

Dall’altro lato però, alla domanda “Ritiene fondamentale poter spiegare i propri sintomi e ricevere diagnosi nella propria lingua madre?”, l’85% risponde che ciò è necessario per sentirsi sicuri e compresi. Dunque i problemi da risolvere sono due: migliorare l’insegnamento delle lingue e innovare il sistema della valutazione delle conoscenze linguistiche.

A questo proposito la professoressa Brion, che condanna la falsificazione (e il malcostume), pone domande cruciali: “Dobbiamo chiederci se il nostro modello di certificazione sia uno strumento di selezione efficace o se invece rischi di essere un ostacolo all’efficienza della pubblica amministrazione... Mi chiedo se non sia il caso di individuare delle strategie nuove, affinché la carenza cronica di personale nei servizi pubblici e il rigore nell’accertamento delle competenze linguistiche non risultino due aspetti tra loro inconciliabili”. E propone di “cambiare prospettiva per pensare ad una riforma del sistema locale delle Certificazioni che, in linea con il Quadro Comune di Riferimento Europeo per le Lingue, crei un sistema di valutazione delle competenze mirato a compiti professionali specifici piuttosto che a generici standard teorici”. E rivolge un appello: “Serve un investimento di risorse in ricerca, innovazione e sburocratizzazione delle procedure, che renda l’attestato di bilinguismo non una strozzatura del sistema ma un supporto qualificante per il servizio pubblico... Il rischio è una migrazione forzata verso il settore privato, dove anche nei servizi sociali e sanitari è presente personale che arriva da tutte le parti del mondo e la competenza linguistica si forma e si misura sul campo nel concreto esercizio delle funzioni”.

Purtroppo, dopo la chiusura del “Pacchetto” del 1992 che ha dotato la Provincia di poteri e competenze, la maggioranza politica non ha mai messo gli strumenti della convivenza, e la formazione dei cittadini e delle cittadine del nuovo Sudtirolo fra le priorità. I figli delle classi borghesi e la maggioranza dei figli dei politici non hanno mai avuto difficoltà a diventare bilingui. Invece per le persone che non possono mandare i figli e le figlie a Firenze a imparare l’italiano o a Vienna o Berlino a studiare il tedesco, sono state inventate nel tempo mille difficoltà, limiti, muri fisici, orari diversi delle scuole e perfino divieti di incontrarsi. I tanti insegnanti hanno fatto cose meravigliose, ma è mancata una convinzione a livello politico.

Il Sudtirolo è un territorio bilingue, chi viene qui si aspetta che tutti siano bilingui ”nativi”, senza fatica. Ma non è così, anche se il numero delle persone che conoscono entrambe le lingue crescono. In Lussemburgo i bambini imparano 6 lingue e non hanno problemi di identità, come qui si favoleggiava da parte dei vecchi assessori alla cultura. Eppure un paio di mesi fa abbiamo assistito attoniti al retrogrado tentativo di alcuni esponenti Svp di boicottare il progetto della nuova scuola di via Bari a Bolzano, in cui nello stesso edificio saranno presenti scuole di lingua diversa. Motivo: attacco all’identità. Tentativo fallito, per fortuna, ma che ci riporta indietro di decenni. Se ci aggiungiamo la recente svolta estremista degli Schützen e le manifestazioni di Casa Pound per la remigrazione, o gli esami di lingua ai bambini di 3-4 anni per accedere alla scuola per l’infanzia, c’è di che preoccuparsi.

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