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La deportazione

Il rapimento dei bambini ucraini nei territori occupati dai russi e il loro annientamento culturale. Da Una Città, mensile di Forlì.

Daria Herasymchuk (a cura di Pietro Pontecorvo)

In tempo di guerra, i bambini sono spesso vittime: uccisi, feriti e comunque segnati dalla guerra. Per questo vanno ricordati i sette milioni e mezzo di bambini ucraini colpiti da questa guerra orribile. Qui vogliamo denunciare quello che i russi hanno fatto al popolo ucraino attraverso i nostri bambini. Parliamo di un genocidio, perché è questo che stanno facendo ai bambini ucraini. A partire dall’inizio dell’aggressione su larga scala della Federazione Russa, 2.367 bambini sono stati gravemente feriti. Circa il 3% di questi ha subìto un’amputazione e 684 sono rimasti uccisi. Questi sono solo i casi che conosciamo a partire dall’inizio dell’aggressione nel 2022 e si riferiscono alla situazione al 18 febbraio 2026.

Purtroppo dobbiamo registrare anche casi di violenza sessuale, già documentati in 23 casi, un numero che può sembrare contenuto, ma che non rappresenta la realtà nella sua interezza, perché riguarda le poche famiglie e i pochi bambini che hanno trovato il coraggio di raccontare. Dietro quei 23 casi ce ne sono molti altri che non conosceremo mai.

Questi fatti rappresentano solo una parte di un quadro più ampio, che ci permette di denunciare il programma sistematico messo in atto dalla Federazione Russa contro i bambini ucraini.

Il crimine più grave, però, è quello del rapimento e dell’indottrinamento di questi bambini: prova ulteriore dell’esistenza di una politica freddamente pianificata. Nella storia dell’umanità ci sono stati dei precedenti, ma ciò che accade in Ucraina è senza paragoni: non esiste nella storia recente un caso in cui il rapimento di bambini sia stato praticato in modo così massiccio e organizzato: la stessa Federazione russa ha dichiarato pubblicamente di aver portato via dall’Ucraina 744.000 bambini. Nessuno sa chi siano, da dove vengano, dove siano stati portati, perché la Federazione russa non ha fornito nessun elenco. Dobbiamo quindi prendere atto che probabilmente non sapremo mai i loro nomi. Tanto più che, da quando Putin e il suo commissario per i diritti dell’infanzia Maria Lvova-Belova hanno ricevuto i mandati di arresto dalla Corte Penale Internazionale per questo crimine, i russi hanno smesso di fornire qualsiasi dato su questi bambini. Ad oggi, l’Ucraina ha raccolto informazioni su quasi 20.000 casi di rapimento. Si tratta di una piccola quota rispetto al totale, ma di questi abbiamo i dati.

Va detto che oggi i russi non hanno più bisogno di rapire i bambini dai territori temporaneamente occupati; hanno talmente tanti modi per indottrinarli e per annientare l’identità ucraina. Perché è questo il loro obiettivo principale, e ora possono manipolarli direttamente nelle loro case. E ci sono quasi 2,6 milioni di bambini che vivono nei territori temporaneamente occupati.

Lo Yale Humanitarian Lab ha individuato 210 strutture in tutta la Federazione russa dove vengono portati questi bambini, organizzate con addestramento militare, dove cantano l’inno russo. Se avessimo contatti diretti con i bambini ucraini che vivono ancora nei territori temporaneamente occupati, o che sono stati trasferiti nel territorio della Russia, sarebbe più facile trovare un modo per riportarli a casa. Purtroppo non abbiamo questi contatti.

Possiamo parlare di quello che è successo loro solo sulla base delle testimonianze dei bambini che sono stati restituiti. Nell’ambito dell’iniziativa del Presidente dell’Ucraina, il piano “Bring Kids Back Ua”, siamo riusciti a far tornare a casa 2.003 bambini. È attraverso le loro storie che possiamo ricostruire quello che hanno passato.

Prima di tutto, c’è il divieto della lingua: non possono parlare ucraino, non possono leggere libri ucraini, non possono studiare secondo i programmi educativi ucraini, non hanno accesso ad alcuna informazione sulla storia ucraina. Devono parlare solo russo, seguire i programmi russi ed essere bravi russi. Il secondo obiettivo è la loro militarizzazione.

Le ricerche più recenti, incluse quelle dello Yale Humanitarian Research Laboratory, mostrano come la militarizzazione dei bambini ucraini nei territori occupati stia crescendo in modo allarmante. Quasi ogni settimana aprono nuove classi militarizzate, nuove filiali delle loro organizzazioni paramilitari, come la Yunarmiya, l’Organizzazione dei Primi e altre ancora. Stanno formando i futuri giannizzeri: bambini che verranno arruolati nell’esercito russo e che torneranno sulla propria terra come soldati del paese aggressore.

Un ulteriore crimine è la separazione e l’allontanamento forzato dei bambini dalle loro famiglie. Li portano via e li collocano altrove, anche presso famiglie russe, assegnando loro nuovi documenti, nuovi nomi e la cittadinanza russa.

La quarta componente è la violazione dei confini personali e dell’identità individuale. Con tecniche che vanno dalla spogliazione dei bambini davanti ad estranei, alla somministrazione di farmaci ed esami medici di natura psicologica. Quei farmaci, quegli esami, servono a distruggere la loro identità, a eliminare qualsiasi forma di personalità. Perché hanno bisogno di bambini docili e ubbidienti, integrati nel loro sistema.

È possibile vedere le prove di questi fatti nei video presenti sul portale “Children of War”, dove le testimonianze sono disponibili anche in lingua inglese. Lì troverete le storie personali di questi bambini: quello che hanno vissuto, quello che i russi hanno fatto loro.

Posso fare qualche esempio: Vladyslav Rudenko, al quale i russi hanno somministrato farmaci psicotropi; Ilya Matviyenko, che nonostante una grave ferita alla gamba e il ricovero in terapia intensiva, era costretto a ricevere lezioni di lingua russa; Kira Badinska e Sasha Kovalchuk, ai quali non è stata data la possibilità di chiamare le loro nonne: il padre di Kira era stato ucciso e Sasha era stato separato con la forza dalla madre, senza sapere ancora dove si trovasse. Entrambi erano in ospedale, eppure non potevano nemmeno usare un telefono. E poi ci sono Vitalik, della regione di Kherson, e Vlad, della regione di Zaporizhzhia, entrambi tenuti in prigionia russa. Vlad vi è rimasto per quasi novanta giorni.

L’Ucraina ha cercato di utilizzare i meccanismi esistenti per la protezione dei bambini, ma nessun sistema internazionale ha funzionato per aiutarci a salvarli. È per questo che il presidente Zelensky ha creato un ombrello sotto cui riunire ogni tipo di organizzazione nazionale e internazionale, istituzioni di altri paesi, enti governativi, ong, chiunque sia impegnato per riportare a casa i bambini ucraini. È per questo che è nato “Bring Kids Back Ua”.

Qui non parliamo solo del ritorno, ma anche della reintegrazione e della riabilitazione. Nell’ambito di questa iniziativa è stata sviluppata una coalizione internazionale specifica per il ritorno dei bambini ucraini, che conta attualmente 43 membri. Paesi diversi, guidati dall’Ucraina e dal Canada; anche l’Unione europea e il Consiglio d’Europa ne fanno parte.

Come ho detto, non stiamo parlando solo del ritorno fisico dei bambini, ma dell’intero processo: occorre trovare questi bambini nei territori russi e in quelli temporaneamente occupati, identificarli, riportarli a casa, ricongiungerli con le famiglie, supportarne la riabilitazione fisica e psicologica e, infine, accompagnarne la reintegrazione nella società.

Non posso essere molto dettagliata su come avvengono i ritorni, per ragioni di sicurezza. Non possiamo, ad esempio, riportare altri bambini con le stesse modalità usate in precedenza. Ogni caso è una missione di salvataggio sviluppata specificamente per quella situazione, con una gamma molto ampia di partner coinvolti. Le ong giocano un ruolo fondamentale, perché hanno più margine di manovra rispetto agli enti governativi.

Dobbiamo capire che anche quando sappiamo esattamente dove si trova un bambino e abbiamo dei familiari pronti ad accoglierlo, questo non garantisce il successo della missione. La Federazione russa crea continuamente nuove condizioni e nuovi ostacoli. Arriva persino a dire alle famiglie ucraine: “Non vi restituiremo vostro figlio. Venite in Russia, prendete i passaporti russi, ottenete la cittadinanza, vivete qui con i vostri figli”. Altrimenti, niente.

Un’altra delle condizioni poste alla riunificazione è un interrogatorio condotto dai servizi di sicurezza russi sui familiari che vengono a riprendere i bambini. Abbiamo raccolto storie tragiche. Una nonna si era recata in Russia per ricongiungersi con le sue due nipoti. Avevamo già preparato la documentazione necessaria. Ma durante le dieci ore di interrogatorio da parte dei servizi di sicurezza russi, la signora è morta. Oggi abbiamo la possibilità di riportare solo la più piccola delle due bambine. La più grande è ancora in Russia e non sappiamo dove si trovi.

La Russia ha un complice, la Bielorussia. Molto spesso quando le famiglie vogliono andare in Russia per riprendere i loro figli, devono passare per la Bielorussia. Anche i bambini rapiti devono attraversarla. Ci sono diverse informazioni sul coinvolgimento della Bielorussia in questi processi. Chiunque può trovare, ad esempio, informazioni sul coinvolgimento della Croce Rossa bielorussa nei cosiddetti “programmi di riabilitazione” per i bambini ucraini. Purtroppo nessuno sa dove finiscano questi bambini dopo tali programmi.

Ogni membro della coalizione “Bring Kids Back Ua”decide autonomamente come contribuire all’intero processo: c’è chi fornisce supporto per i ritorni, chi per la verifica, chi per la riabilitazione e la reintegrazione. Ciascun paese membro sceglie come supportare il processo di ritorno dei bambini, e le attività da svolgere vengono discusse nelle riunioni periodiche della coalizione, co-presiedute dall’Ucraina e dal Canada.

Siamo profondamente grati ad ogni membro della coalizione e ad ogni paese che sta compiendo passi concreti per sostenerci. Ma abbiamo bisogno che si faccia di più.

Vi rinnovo l’invito ad ascoltare le voci dei bambini ucraini, accessibili sul portale “Children of War”. È fondamentale che queste voci vengano ascoltate. I russi hanno fatto tutto quello che potevano per rubarle. Dobbiamo restituire a questi bambini la possibilità di parlare. Vi prego di diffondere i materiali del portale “Children of War” così da dare a tutti la possibilità di sentire le voci dei nostri bambini.

* * *

Daria Herasymchuk è Consigliera e Commissaria del Presidente dell’Ucraina per i Diritti dell’infanzia e la riabilitazione dei minori.

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