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Quando l'interesse pubblico è ignorato

Giovanni Windmann

L’articolo apparso su L’Adige relativo alla polemica che vede coinvolti il comune di Predaia e l’Asuc di Coredo pone ancora una volta la questione dell’interesse pubblico sacrificato a quello privato. La vicenda riguarda un'area boschiva gestita dall’Asuc di Coredo, quindi un bene collettivo che la stessa Asuc ha donato all’amministrazione con la clausola di realizzarvi un parco a disposizione del vicino asilo nido e che invece la giunta del comune di Predaia ha ceduto a una società di progettazione di Taio, che vi ha poi realizzato un investimento immobiliare costruendo tre unità abitative, peraltro con discutibili soluzioni architettoniche, impattanti e mal integrate col paesaggio.

La vicenda mi indigna, ma non mi sorprende. Infatti ad aprile dell’anno scorso questo giornale aveva già ospitato una mia lettera dove esponevo la questione della strozzatura di via Zambaroni a Coredo, Anche in quel caso denunciavo come per favorire un privato si fosse sacrificato l’interesse pubblico.

Non voglio perciò tornare sul problema, ma piuttosto illustrare ulteriori aspetti di quel caso, che – ricordo - riguardava l’autorizzazione concessa ad un privato da parte dell’amministrazione a realizzare un parcheggio su un’area adiacente alla strada comunale

Orbene, limitrofa al parcheggio privato vi è un’area pubblica di alcuni metri quadrati che catastalmente fa parte della strada. In varie occasioni nei mesi scorsi ho interloquito con la sindaca chiedendo se l’amministrazione avesse pensato ad una soluzione per quell’area, visto che dopo la realizzazione del parcheggio il privato ha pensato bene di occupare con veicoli propri o dei suoi ospiti anche quell’area, trasformandola di fatto in un ulteriore posto auto a quasi esclusivo beneficio proprio.

Proponevo quindi delle soluzioni, tra cui la realizzazione di un parcheggio pubblico a disco orario, che potrebbero utilizzare i clienti dei due esercizi commerciali situati nelle vicinanze.

La sindaca ancora a febbraio mi aveva informato che la giunta aveva deciso per questa soluzione, avendo ricevuto parere positivo da parte della polizia municipale; tale volontà me l’ha ribadita anche durante i successi incontri o scambi email che ho avuto con lei. La realizzazione del disco orario pareva imminente, e invece niente, mentre nel frattempo il privato continua a utilizzare l’area anche quando il parcheggio di sua proprietà è completamente libero, quasi come una provocazione.

Forse nel frattempo costui si è fatto valere e così non si vuole ostacolare o danneggiare i suoi interessi?

Forse si sta studiando il modo per alienare l’area, in modo da permettergli di fare corpo unico col parcheggio già realizzato? Sono domande lecite, che ho posto anche alla prima cittadina nella mia ultima mail risalente a qualche settimana fa, domande alle quali non ha risposto.

Lo scorso autunno sempre il privato in questione aveva presentato una col (comunicazione opere libere) intendendo realizzare una pergola fotovoltaica a parziale copertura dei posti auto, manufatto in palese contrasto con le normative vigenti in tema di sicurezza della viabilità e soprattutto per quanto riguarda il rispetto delle fasce di sicurezza, senza contare il conflitto di interesse costituito dal fatto che il progettista è anche figlio della proprietaria committente.

Anche in questo caso per la giunta comunale, che ha dato parere favorevole, e per l’attuale responsabile dell’ufficio tecnico, da me interpellato in due occasioni, nulla ostava alla realizzazione dell’opera. Così a febbraio ho inoltrato un esposto circostanziato alla Procura della repubblica al fine di impedire la realizzazione del manufatto. In sostanza ho fatto valere due principi del diritto romano, ovvero quello della publica utilitas e quello dell’actio popularis, agendo cioè a tutela dell’interesse collettivo contro quello privato.

Il mio esposto ha avuto conseguenze, infatti ha bloccato la realizzazione della pergola fotovoltaica. Ma quanti cittadini per far valere i propri diritti di proprietari confinanti o, come in questo caso, per tutelare il bene pubblico sono disposti ad esporsi in prima persona - pagandone sotto tutti i punti di vista le conseguenze - quando le amministrazioni si rivelano compiacenti verso le pressioni di potenti affaristi o gruppi di interesse? In questa vicenda mi indigna più la colpevole passività dell’amministrazione che la disinvolta intraprendenza del privato, che agisce per il proprio tornaconto personale.

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