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QT n. 16, 25 settembre 1999 Servizi

Marmolada, quasi una discarica privata

E intanto, fra Trento e Belluno, prosegue l’anacronistica disputa sui confini...

La Marmolada è la montagna-simbolo delle Dolomiti, non solo perché con le sue cime - Punta Penia e Punta Rocca - raggiunge le quote più elevate, ma per la complessità che questo insieme roccioso presenta. Ci si imbatte nella magnifica e imponente parete Sud, che porta scritte alcune pagine importanti dell’alpinismo degli anni ’50 e ’60, presenta una serie di sottogruppi estremamente diversificati per le suggestioni e le specificità scientifiche che offre, ospita l’ultimo vero ghiacciaio ancora presente nelle Dolomiti, è porta di collegamento fra le anime ladine del Bellunese e quelle trentine, è stata doloroso teatro della grande guerra, ospita una folta colonia di stambecchi che ormai la scavalcano in ogni ghiaione, su ogni picco roccioso.

La Marmolada, in una visione incontaminata.

Eppure proprio questa montagna non viene valorizzata per i valori storici, alpinistici, naturalistici e paesaggistici di cui è ricca, ma è invece diventata una sorta di proprietà privata di pochi soggetti che, in tempi anche brevi, sono riusciti a violarla e umiliarla con metodi spregiudicati e col consenso di tanti pubblici amministratori. Dopo molte proteste di singoli cittadini e degli alpinisti più sensibili, è stata l’associazione Mountain Wilderness il primo gruppo organizzato che ha sollevato il problema Marmolada nelle sue reali dimensioni.

La Marmolada, rifiuti abandonati.

Nelle estati 1988 e ’89, con due lunghi campi posti in valle di Franzedas e grazie all’aiuto di decine di volontari e l’intervento degli alpinisti Reinhold Messner, Alessandro Gogna e Maurizio Giordani, l’associazione raccolse centinaia di sacchi di immondizie sotto la parete Sud, con una spettacolare calata nei crepacci del ghiacciaio dimostrò la presenza di tonnellate di rifiuti (funi, plastiche, prodotti chimici, pattume d’ogni tipo) scaricati dalla società funiviaria nelle viscere del ghiaccio, denunciò l’abitudine della società di scaricare lungo le grandi vie della parete Sud oli esausti, fogne, carburanti. L’azione portò la magistratura bellunese a condannare la società funivie Tofana-Marmolada a risarcire la Provincia di Belluno dei danni subiti dalla collettività e a rispristinare la precedente situazione ambientale.

Da allora sono trascorsi altri anni e alla Marmolada sono state inferte altre ferite: in territorio trentino si sono cementificati scalini sulle pareti per permettere ai turisti di avvicinare comodamente il ghiacciaio; mentre il ghiacciaio si ritira, si è potenziato lo sci estivo, è arrivata l’umiliazione della partita a golf del luglio ’97 e la vergognosa pratica invernale dell’eliski permessa dalle autorità pubbliche bellunesi. Solo Mountain Wilderness e S.O.S. Dolomites sono state presenti nel difendere con continuità la montagna dall’avanzante barbarie di un turismo privo di etica e di cultura.

L’anno scorso Mountain Wilderness ha tentato una strada nuova, quella della diplomazia, scrivendo ai due sindaci di Canazei e di Rocca Pietore e ai presidenti delle due giunte provinciali per proporre di fare della Marmolada un laboratorio della riconciliazione dell’uomo con la natura. Veniva esposta la situazione di degrado della montagna, e si affermava ch’era venuto il momento di terminare l’inutile e dispendiosa contesa sui confini fra le due province, e di trovare un dialogo che permettesse un rilancio, anche turistico, della Marmolada.

Queste le proposte: - la pulizia integrale dei rifiuti della montagna e del ghiacciaio, con la cancellazione delle offese urbanistiche presenti; - la ristrutturazione dei percorsi della grande guerra e di alcuni rifugi; - lo studio del ghiacciaio e della sua situazione in merito all’arretramento e alla presenza di inquinanti, con il sostegno di competenze di livello universitario; - la creazione di un osservatorio d’alta quota dei problemi ambientali (non dimentichiamo che uno studio internazionale dimostra come sulle Dolomiti vi sia la presenza di un elevatissimo inquinamento radioattivo); - il rifacimento dell’impianto di Pian dei Fiacconi e dei primi due tronchi della funivia che sale da Malga Ciapela fino a Serauta, abbandonando il terzo tronco che porta in vetta.

Si trattava di un vero e proprio piano territoriale che offriva risposte sia alle esigenze di tutela ambientale della montagna, sia alle esigenze di sviluppo turistico, con attenzione particolare all’economia più debole, quella che gravita sul versante bellunese.

A questa proposta nessuno ha risposto: un fatto grave che dimostra come sulla Marmolada pesino ben altri appetiti. Da parte trentina le voci più aggressive pretendono il collegamento di Pian dei Fiacconi con Porta Vescovo (una follia), mentre da parte bellunese si vuole collegare Pian dei Fiacconi a Punta Rocca, e Malga Ciapela a Passo S. Pellegrino attraverso la Val di Franzedas e Forca Rossa.

E’ dentro questa progettualità che si deve leggere il duro confronto giudiziario che Belluno mantiene sulla questione dei confini e l’impossibilità di aver avviato, dopo vent’anni, un percorso di dialogo: nessun’altra nobiltà, nessun’altra motivazione.

Vista la latitanza degli interlocutori pubblici, quest’estate Mountain Wilderness è ritornata in Marmolada, ha ispezionato la montagna e ha presentato alle Procure della Repubblica di Trento e di Belluno un nuovo dettagliato esposto-denuncia, descrivendo la diffusione dei rifiuti, la presenza di depositi di materiali della società funiviaria sui ghiaioni, l’uso continuato dei crepacci quali discariche, le omissioni continue dei due sindaci su questa situazione di degrado.

Nel Trentino ha risposto solo l’assessore verde Berasi, dimostrando di non conoscere minimamente il problema. L’assessore all’ambiente afferma che il Cai e la Sat stanno avviando un’azione di monitoraggio della situazione dei rifiuti in Marmolada; non volendo informarsi preventivamente presso le associazioni ambientaliste, non sa che Sat e Cai Veneto si sono incontrati nell’aprile di quest’anno a Bassano grazie a Mountain Wilderness; che dalle promesse emerse in quell’incontro sono rimaste solo parole, e che, a differenza della Sat, il Cai, sull’argomento, preferirebbe mantenere un religioso e colpevole silenzio.

Nel Veneto, attraverso le parole del sindaco di Rocca Pietore, le reazioni sono state invece violente, tutte rivolte contro gli ambientalisti. Si nega una situazione pesante sul tema dei rifiuti affermando che si tratta di legni della prima guerra mondiale, si ritiene di non dover prendere alcuna lezione dai "tedeschi" trentini e altoatesini, si difendono a spada tratta eliski e società funiviarie, si afferma infine che dei volontari stanno già ripulendo la montagna (unica affermazione che risponde al vero).

Al momento, questa è la situazione: la denuncia è stata l’unico modo possibile per costringere il Cai a riprendere le iniziative promesse da tempo, per fare uscire dall’immobilismo le istituzioni pubbliche, i comuni di Rocca Pietore e Canazei, ma anche la Provincia di Trento, finora colpevolmente assente da ogni trattativa costruttiva con Belluno e pubblicamente impegnata solo nella disputa sui confini.

E’ auspicabile che la giunta Dellai riesca a fare un salto di qualità, ad avere uno scatto di orgoglio e a riprendere una collaborazione che garantisce sì lo sviluppo alle popolazioni che vivono sotto il fascino delle pareti della Marmolada, con particolare attenzione alle esigenze di Rocca Pietore, ma recuperando anche la montagna al suo unico vero ruolo, quello di regina delle Dolomiti, ovviamente di regina pulita.

Fra pochi mesi riprenderanno i voli degli elicotteri, su Punta Rocca saranno ancora portate centinaia di persone che ben poco comprendono della complessità delle nostre montagne; in Parlamento, intanto, la legge è stata bloccata da una cordata di parlamentari guidati dal deputato valdostano Craveri, presidente degli amici della montagna, che trova alleati anche dentro i vertici del Cai.

Andiamo dunque incontro a un misero inverno per la Marmolada: un nuovo anno di offese rivolte ad alpinisti e sciatori, un anno che consoliderà la vittoria del turismo e della cultura dell’aggressione, un anno durante il quale il ghiacciaio continuerà a conservare fra le sue pareti tonnellate di funi e scarichi abusivi. E questo nonostante una condanna già emessa dalla magistratura.

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