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“Le ferite delle donne”

Vera Slepoj, Le ferite delle donne. Mondadori, Milano, 2002, pp. 215, euro 14,80.

E adesso parliamo di donne. Sì, perché proprio di quest’argomento la psicoterapeuta Vera Slepoj, presidente della Federazione italiana psicologi, ci parla nel suo ultimo lavoro: "Le ferite delle donne".

L'autrice, Vera Slepoj.

Il libro esamina sinteticamente i diversi aspetti dell’identità femminile e si dipana in un gradevole impasto di memoria fra passato e presente. Una lettura senza dubbio piacevole, anche per lo stile scorrevole dell’autrice, che riesce ad imprimere alla narrazione un andamento molto fluido.

Il titolo ci svela la vena intimista di questo saggio che analizza i sentimenti più reconditi, le situazioni di vulnerabilità e fragilità dell’universo femminile, facendone affiorare le sofferenze ma anche la sua vera natura; il tutto alla luce delle più importanti teorie psicoanalitiche.

Parlare di ferite delle donne sembra obsoleto in un momento di piena espressione della soggettività femminile sempre più svincolata dal ruolo di maternage nella sfera privata per assumere funzioni pubbliche, un tempo appannaggio del mondo maschile.

Donne in prima linea dunque, realizzate e consapevoli dei loro bisogni. Ma è davvero così? L’autrice indaga con un certo nitore di pensiero e ci apre un varco nell’interiorità femminile: scopriamo donne che si sentono molto spesso spaesate, insicure, inadeguate nel cimentarsi nei vari ruoli.

Ed è per comprendere questi vissuti che Vera Slepoj ci propone un tuffo nel passato attraverso un viaggio fra antropologia e storia in cui vengono a galla numerosi retaggi culturali. Le donne, infatti, custodiscono dentro di sé, "in quel contenitore, chiamato da Jung ‘inconscio collettivo’, dove la memoria della storia umana è depositata in simboli e archetipi, le ferite del passato, di una cultura che per secoli ha svalutato il femminile."

Nel ripercorrere le tracce di questa memoria incontriamo donne dalle identità mutevoli, sfaccettate: da creatura carnale, seducente e pericolosa descritta nella Genesi, ad essere istintivo relegato alla sfera naturale e procreativa ed ancora strega o musa ispiratrice. Un mondo femminile "senza voce", quello di ieri, in cui si muovono figure oblative prive di una soggettività pienamente espressa.

Ma l’autrice ci offre anche un ritratto delle donne d’oggi, che ben lontane dal modello del passato sono immerse in un collettivo i cui i retaggi culturali non sono del tutto sradicati e sopravvivono differenze di socializzazione in base al genere. Non è forse vero che certe espressioni di rabbia o aggressività nell’ambiente esterno sono spesso meno tollerate nella donna, anzi vissute dalla stessa con senso di colpa, perché contrastano con l’immagine femminile sempre accondiscendente e passiva?

Un’identità fragile, senz’altro, quella della donna moderna, che oscilla fra il rifiuto dei modelli tradizionali e la ricerca di nuove figure nelle quali identificarsi, ma con una marcia in più rispetto al passato: la consapevolezza del valore della propria specificità, la trasformazione delle proprie "debolezze"in punti di forza. Un contatto più intimo con la femminilità che ha condotto le donne a dar voce alla loro diversità riscoprendo una soggettività autonoma e non più derivata dall’emulazione del mondo maschile.

Ed è proprio su questa nuova presa di coscienza che l’autrice si sofferma svelando i frutti di questo cambiamento: un fiorire di sentimenti emergenti che testimoniano l’acquisizione di una maggior stima in se stesse." Non è un caso che oggi le donne, quando si rivolgono ad un professionista, scelgano sempre più volentieri donne medico, avvocato, psicologo… A parità di fiducia professionale, hanno l’impressione di sentirsi più capite dal proprio sesso".

Una complicità fra donne, che incoraggia anche la difesa dei loro diritti, con un senso d’ingiustizia e di rabbia più esplicitati di fronte ad episodi di discriminazione o molestie prima taciuti e subiti. Un mondo femminile che esce allo scoperto e di cui la Slepoj mette a fuoco i vari conflitti, ad esempio in ambito professionale: ove coesistono da un lato il desiderio di misurarsi nelle proprie capacità e limiti, dall’altro le troppe imposizioni di ruolo, che pesano sulla donna nel tentativo di conciliare vita pubblica e privata. Tutto ciò condito da politiche del lavoro ancora insufficienti e da un coinvolgimento maschile nel ménage familiare che, sebbene più intenso rispetto al passato, mantiene spesso funzioni di "supporto".

Il libro, dagli intenti divulgativi, delinea un’identità femminile in un percorso di transizione che è appena iniziato e deve coinvolgere i livelli profondi della soggettività d’entrambi i sessi. Solo nella revisione comune, infatti, il concetto di parità può tradursi in comportamenti concreti e generalizzati.