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QT n. 4, 24 febbraio 2007 Servizi

Perché Ruini potrebbe vincere ancora

Perché è molto difficile che la legge sui “Dico” venga approvata. Anche se i sondaggi dicono che è vista con favore dalla popolazione.

E’ bastata l’approvazione in Consiglio dei ministri del disegno di legge governativo sui diritti e doveri delle coppie di fatto, ribattezzato “Dico” ad aprire un nuovo fronte polemico tra il centrosinistra e la Chiesa cattolica italiana, uno scontro di intensità maggiore di quello intorno al referendum sulla fecondazione assistita di un anno e mezzo fa. Stavolta però i problemi e le posizioni in campo sono sostanzialmente diversi: i quesiti referendari inerivano ad argomenti importanti ma comunque troppo complessi o riguardanti in fondo troppo pochi cittadini per interessare il grande pubblico; inoltre il cosiddetto fronte cattolico era molto compatto sulla scelta astensionista (che accomunava Rutelli e Casini), tranne l’eccezione prodiana rimasta comunque isolata.

Una riunione della CEI

Oggi il tema coinvolge molte più persone: quella delle convivenze di fatto è una realtà entrata nel costume italiano e la necessità di una loro regolamentazione è condivisa dalla maggior parte dei cittadini credenti e non. Inoltre, pur dopo un faticoso compromesso, i cattolici dell’Unione, tranne il “tattico” Mastella, si sono ritrovati sulle posizioni del governo. Tutto bene allora? I “Dico” hanno la possibilità di diventare legge dello Stato?

Negli scorsi giorni diversi segnali suggerivano il contrario: le prese di posizione di tutta la gerarchia cattolica erano vibranti e continue, parti della maggioranza governativa sembravano traballare, anche i laici di opposizione si adeguavano tranquillamente sulla scelta anti-Dico e pure tre senatori a vita si schieravano per il no. Oggi sembra tutto più complesso, sia per un passo falso di Ruini e per la reazione di settori del mondo cattolico, sia per l’accorta azione politica di Prodi, sostenuto, almeno su questo punto, da sondaggi favorevoli. Ciò considerato, è tuttavia ancora più probabile che il provvedimento venga affossato nella palude del Senato. Vediamo di comprendere il perché esaminando due fronti diversi ma intrecciati, quello ecclesiale e quello politico.

La Chiesa. E’ chiaro a tutti che dopo l’ascesa al soglio pontificio di Joseph Ratzinger l’agenda della Chiesa è profondamente mutata rispetto ai lunghi anni di Giovanni Paolo II. Sappiamo quanto il Papa polacco fosse intransigente sui temi morali, ma ricordiamo anche un suo approccio più universale e meno interventista sulla politica italiana.

L’incontro del 19 febbraio fra Prodi e il card. Tarcisio Bertone

Forte della vigorosa proposta dottrinale di Benedetto XVI sui cosiddetti “valori non negoziabili” (valori inerenti alla vita e alla famiglia che per la Chiesa non sono tanto verità di fede, quanto verità oggettive di una morale “naturale”) e confortato da un comune sentire con il pontefice in merito a fare dell’Italia il laboratorio di una rinascita cattolica, il cardinal Ruini probabilmente voleva far giungere a compimento il suo progetto culturale-politico lanciato quasi 15 anni fa.

L’attacco frontale ai volgarmente detti “cattolici di sinistra” con l’annuncio di un documento impegnativo se non vincolante per i parlamentari cattolici, voleva segnare per il cardinale, come solennemente ha dichiarato il quotidiano dei vescovi Avvenire, “uno spartiacque che inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana”. Ma l’annunciato provvedimento, quasi un’arma-fine-mondo, un Armagheddon contro i nuovi Gog e Magog (alias Prodi e Partito Democratico) si è rivelato un boomerang per Ruini: è scoppiato il dissenso cattolico italiano in sonno da una decina d’anni e giuristi e politici cattolici di indubbia autorità hanno denunciato la possibilità di scardinamento dell’impianto concordatario, un Concordato che il fronte laico vorrebbe abolire.

Nei giorni scorsi il fuoco della polemica si è affievolito, l