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Il peggior candidato

Il responsabile del “marcio” in Comune candidato a Sindaco del PD. Quando la politica se ne infischia dei risultati e bada solo alle alleanze interne. Per fortuna sembrano all’opera alcuni anticorpi.

Alessandro Andreatta

E così il PD, dopo un percorso travagliato, per la carica di sindaco di Trento ha scelto il suo candidato: Alessandro Andreatta, vicesindaco con Pacher ed assessore all’Urbanistica. La cosa non sorprende, visti i precedenti e il clima nel maggior partito trentino. Eppure ci scandalizza. Perché, se c’è un amministratore che ha particolarmente demeritato, è stato proprio Andreatta.

Durante i nove anni del suo assessorato brani interi di città sono visibilmente peggiorati. Come abbiamo documentato nelle nostre inchieste sul "marcio in Comune" e come hanno certificato diverse sentenze della giustizia amministrativa, questo è avvenuto non a seguito di processi oscuri o incontrastabili, ma grazie alla fattiva opera degli Uffici comunali, che nascondevano nei cassetti le normative, non verificavano i progetti, autorizzavano tutta una serie di imbrogli. Andreatta ha avallato e coperto, finché ha potuto, queste prassi. Non solo: tutta la sua attività è stata improntata alla costante ricerca del favore all’immobiliarista di turno, naturalmente a scapito della vivibilità urbana. Da qui i "mostri" come quello del Cernidor o il "muro" della Cavit. O ancora altri pasticci, come il caso Auto In (che solo distratti commentatori possono liquidare come inesistente perché il tribunale ha assolto Andreatta dalla balzana accusa di truffa; quando il caso non era giudiziario, di truffa a un cittadino, ma politico, di pessima gestione del territorio e degli interessi pubblici).

Quando non ha favorito i grandi interessi, ha avviato (peraltro in accordo con le scalcinate opposizioni di centrodestra) una politica di stimolo ai piccoli interessi clientelari (vedi la variante per i privati), naturalmente a scapito della vivibilità complessiva. E’ stato inflessibile invece, quando erano in gioco gli interessi pubblici, o dei diseredati: per quanto pressato dalla legislazione provinciale, non ha individuato alcuna area per nuove costruzioni Itea, ogni area proposta aveva qualche difetto, era sempre in cerca dell’area perfetta, ovviamente non trovandola mai; mentre per far costruire i privati si faceva di tutto. Con un’ovvia conclusione: l’Itea gli appartamenti dovrà comprarli dagli immobiliaristi. E quando, recentemente, l’assessore provinciale all’edilizia pubblica Ugo Rossi (Patt) ha posto un termine ai Comuni recalcitranti a trovare le aree, subito Andreatta si è posto a capofila dei sindaci che si stracciano le vesti, in nome dell’autonomia dei Comuni e del ritornello "non c’è abbastanza tempo".

Di un tale individuo si decanta "la sensibilità verso il sociale". Ma per favore!

Claudio Bortolotti

Come si è potuti arrivare a una tale candidatura, non solo pessima, ma anche debole (i cittadini non sono allocchi)? Il punto di fondo è che nella vita interna del PD (come in genere negli altri partiti) i meriti o demeriti amministrativi valgono zero. Quel che conta sono le alleanze interne, le cordate, chi hai appoggiato e chi hai invece contrastato. Su questi temi ci sono fior di riunioni, mentre per valutare l’attività di governo non c’è mai tempo, in quanto non c’è interesse. Così nessuno ha mai detto una parola sull’attività di Margherita Cogo alla Cultura provinciale; o su quella di Lucia Maestri (anche lei candidata a sindaco, poi ritirata) alla Cultura cittadina; e Remo Andreolli è stato – meritatamente - silurato alle scorse elezioni non per la sua gestione della Sanità, di cui a nel partito ben poco ci si curava, ma per la sua gestione autocratica del partito stesso, di cui era segretario.

E’ in forza di queste dinamiche che è avanzata una candidatura altrimenti improponibile come quella di Andreatta. Perché, in un partito che se ne impippa di quello che fanno gli amministratori, un assessore pessimo vale come uno buono; e Andreatta, che da vicesindaco di Pacher è automaticamente diventato sindaco reggente quando questi è passato in Provincia, è diventato il "candidato naturale". Sostenuto "naturalmente" da Pacher, che in un siluramento del suo vice vedeva una sconfessione di se stesso. Ed appoggiato, per inerzia, dagli altri maggiorenti.

A dire il vero, c’erano delle candidature alternative. Una delle quali fortissima, il difensore civico Donata Borgonovo che, popolare in città e provincia per le sue denunce delle distorsioni della politica, sicuramente avrebbe vinto in carrozza primarie ed elezioni. Ma era una candidatura fuori dagli schemi, osteggiata da Dellai: i maggiorenti del PD le hanno creato il vuoto intorno, un clima di ostilità implicita, finché la Borgonovo, fiutata l’aria, si ritirava. Entrava in campo allora Nicola Salvati, che da consigliere comunale aveva denunciato le nefandezze urbanistiche di Andreatta; subito Pacher reagiva, invitandolo attraverso un articolo di giornale a "fare un passo indietro" (ma che primarie sono quelle in cui è il segretario del partito ad ammettere i concorrenti?), e il resto del PD lo trattava con condiscendenza, da vecchio pazzo, anche se lui, in un giorno, raccoglieva a proprio sostegno 600 firme, di cittadini stomacati dall’urbanistica di Andreatta e dalle manfrine partitocratiche. E così il PD arrivava, segando i candidati non ortodossi, con un proprio candidato unico alle primarie di coalizione, che gli altri partiti avevano finalmente accettato.

Fotocopia della delibera con cui la Regione stabilisce l’indennità a Margherita Cogo. Nell’immagine sopra l’originale, con l’indicazione della somma di 28.040 euro; in quella sottostante, la copia inoltrata dalla Cogo ai Ds, con la cifra, da lei circolettata, ridotta a 8.040 euro, a seguito della sparizione del 2.

A completare il quadro c’è il caso Margherita Cogo. Sulla consigliera noi abbiamo espresso pesanti dubbi, quando da assessora provinciale alla Cultura non solo espletava in maniera discutibile il suo compito, ma affidava con troppa disinvoltura incarichi agli amici. In questi giorni sono riemerse le documentazioni di una vicenda di alcuni anni or sono, che qui rendiamo pubbliche. Si tratta delle dichiarazioni rese dai consiglieri DS sugli emolumenti ricevuti, sui quali il partito opera delle trattenute. Siccome il tesoriere dei DS aveva delle perplessità sulla dichiarazione della Cogo, l’assessora faxava al partito la delibera della Regione sulla corresponsione dell’indennità di fine mandato. Solo che la delibera autentica (vedi foto) indica un valore di 28.040 euro, quella inviata ai DS dall’Assessorato alla Cultura, un valore di 8.040 euro: un 2 si è perso per strada, al suo posto c’è uno spazio bianco. Ovviamente la Cogo voleva pagare la trattenuta sugli 8.000 euro, non sui 28.000.

Al partito però si accorgevano dell’inghippo e investivano del caso il Consiglio dei Garanti. Lei, una settimana prima della riunione, provvedeva, con confuse giustificazioni, a saldare quanto effettivamente dovuto, e i Garanti, pur "stigmatizzando la vicenda... ed esprimendo forti dubbi e perplessità" chiudevano la partita.

Contenti i DS, contenti tutti. Ma è il caso di nominare ancora assessore, cioè affidare le casse pubbliche, a una persona che si comporta in questa maniera?

Abbiamo presentato quest’insieme di fatti e valutazioni a diverse personalità del Partito Democratico. Anzitutto al nuovo segretario Maurizio Agostini, che ci risponde in un’intervista a pagina 18.

Gli altri interlocutori – in particolare i consiglieri provinciali Sara Ferrari, Bruno Dorigatti e Mattia Civico - difendono debolmente Andreatta, di cui non si sognano di sposare la politica urbanistica, ma ritengono che essa, anche e soprattutto per le (nostre) denunce, sia cambiata, come dimostrerebbe la revisione degli indici di edificabilità in collina (che di fatto ha accolto molti dei nostri rilievi, ma che Andreatta ha stiracchiato e non ha ancora fatto definitivamente approvare). D’altra parte Andreatta avrebbe una "sensibilità sociale" che, se non si riscontra nel permettere l’edilizia popolare, si vedrebbe riflessa nell’operato complessivo della Giunta Pacher, nella disponibilità alle microaree per i nomadi, nell’ostilità ai rovinosi maxi-progetti provinciali di trasferimento delle scuole superiori all’ex-Italcementi (un favore di Dellai alla cooperazione e all’amico Schelfi, aggiungiamo noi).

Sulla Cogo il discorso non verte sui fatti contestati. C’è una sorta di scurdammoce ’o passato in favore di una valutazione positiva del presente: "A differenza della scorsa legislatura, siamo un gruppo unito, che propone, che ha iniziato a incidere. Margherita Cogo, in questo contesto, sta svolgendo un ruolo positivo".

Intanto la politica va avanti: la debolezza della candidatura Andreatta ha dato spazio ad altre candidature, soprattutto a quella di Claudio Bortolotti, inizialmente proposto da Dellai, ma poi distaccatosi dall’ingombrante anche se autorevole sponsorizzazione. L’ingegnere della Provincia, una vita professionale al servizio dell’ente pubblico, tra risultati positivi e altri più discutibili, efficiente e decisionista, storicamente vicino alla sinistra e al sindacato ma non troppo, è una candidatura forte. Che ha attratto personalità dello stesso PD, a iniziare da Dorigatti, la Chiodi, Ianeselli.

In parallelo la nuova segreteria di Agostini si guarda bene dal fare muro attorno al candidato di partito, e anzi teorizza la massima apertura.

Vedremo se questi fatti saranno i sintomi di un’inversione di tendenza, rispetto a una politica che ormai ci sembrava molto vicina al fondo.