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Siamo tutti nella stessa barca, la sinistra

Ultimamente su Qt sono stati numerosi e aspri gli interventi in "dialogo" sulla sinistra, di dirigenti e di militanti, del direttore Ettore Paris, e del più autorevole commentatore politico, Renato Ballardini. Forse il problema va oltre lo stato della sinistra: è in discussione lo stato della politica. E anche la funzione di questo giornale: a che serve leggerlo, e scriverci, farlo vivere insomma. A me l’articolo di Mauro Bondi su "donne e politica" è piaciuto pochino, né conosco il clima interno ai Democratici di sinistra che vanno al congresso, ma se avessi dovuto scrivere, a commento, le lettere scritte da Veronica Bridi, Mario Del Pero (Politica o maschilismo?), Michele Guarda (Congresso DS: vogliamo suicidarci?), avrei insieme restituito la tessera di quel partito, tale era il tanfo che ne emanava. Avrei cercato altrove ospitalità, ché sul mercato non mancano certo le sigle, e le sottosigle, disposte ad accogliere i volonterosi. Io sono un insegnante, e ho imparato, da giovane, secondo le parole di Freud, che la scuola deve fare qualcosa di più che evitare di spingere i giovani al suicidio, deve suscitare in loro l’interesse per la vita che si svolge fuori, nel mondo. Cioè, anche per la politica, che siamo noi, in quanto esistiamo al plurale, diceva Hannah Arendt. Che scoprano i giovani che il mondo ha bisogno, seriamente, di loro, e che loro hanno bisogno, sul serio, del mondo. Da afferrare con i ferri della sinistra, della destra e, incredibile a dirsi, del centro persino, secondo le loro scelte e sensibilità, disposti a dire e ad ascoltare, e a cambiare se lo ritengono.

Quali sono le idee in cui oggi crede il loro insegnante lo sanno, le ascoltano tutti i giorni, idee diverse da ieri e, chissà, da domani. Solo il razzismo e il fascismo sono paletti invalicabili, su cui l’insegnante non è disposto a transigere. Per il resto lo spettro è vastissimo, e i vari colori sono tutti accettabili, e belli, se li avvicini con sincerità, e un poco d’impegno. Anche il ragazzo razzista e fascista rimane un mio studente, sia chiaro, ma deve sperimentare, è successo talvolta in questi anni, che il suo insegnante sente il dovere di contrastarlo con qualche rudezza. Scrive anche il loro insegnante, qua e là, su QT innanzitutto, con questo spirito, e sapranno i lettori fin dove l’obiettivo è raggiunto.

A una partecipazione politica attiva non mi sento più adatto. Nel descriverla, la politica d’oggi, dobbiamo certo farlo senza pietà. Ma è di noi che parliamo, sempre, anche quando racconti, caro Ettore, le "malefatte" di Lorenzo Dellai e di Stefano Albergoni, della Margherita e dei DS, persino di Forza Italia e del Patt. Alla diagnosi sulla ferita si deve accompagnare, oltre la terapia, la compassione innanzitutto. C’è sempre qualcuno che in quei mondi ha messo con serietà la sua intelligenza e il suo impegno, o si sta interrogando se vale la pena di farlo, e ha il diritto di non vedere sbeffeggiata la sua ricerca. O preferiamo chi, qualunquisticamente, non pensa più a nulla, si accontenta delle sciocchezze televisive, o studia le strategie per arricchirsi? E’ possibile criticare, con durezza anche, le decisioni politiche che riteniamo sbagliate, senza che la politica appaia volgare o banale? Essere fuori ed essere dentro, essere noi stessi ed essere altri, è la sfida cui è chiamato chi di politica scrive. Si può scrivere che Stefano Albergoni si è rivelato un incapace, da segretario provinciale dei DS? Si può, argomentando la tesi, ma facendo sentire che quel fallimento non è solo suo, perché quella è anche una sconfitta di quei cittadini che nei valori della sinistra ancora credono e vi lavorano. Ed è una sconfitta anche di QT, che tre anni fa lo sostenne con convinzione, contro l’altro candidato d’allora, presentato come un rottame della politica. E su QT, per giunta, Albergoni ha scritto per anni, vi si è fatto le ossa, direi. E’ solo suo allora il fallimento, se questo c’è stato? Un conto è sparare su un individuo, un conto è raccontare una difficoltà che è di tutti. Diretto da lui, il partito si è dissolto, accusano in tanti: è come lagnarsi d’essere stati chiamati a vivere in quest’epoca storica. Tutte le settimane, su l’Espresso, qualcuno ripete che cacciati D’Alema e Veltroni, il problema della sinistra è bell’e risolto.

Ettore Paris di Lorenzo Dellai è critico acceso, ed è critico acceso della sinistra che lo sostiene, e sprezzante verso quel poveretto che una volta l’ha chiamato "il nostro leader". Nel merito sono spesso critiche condivisibili, ma il modo diffonde impotenza e rinuncia, perché fa sentire tutti quelli che hanno portato un sassolino degli imbecilli. Possibile che il voto, e l’impegno di tanti, non abbia ottenuto nulla di nulla? Persino la scelta, apprezzata, di Gianni Bonvicini alla presidenza dell’Itc, è attribuita alla fortuna, e non appare, dopo le novantanove sbagliate, la centesima giusta, che ti fa sospirare: il mio voto non è stato del tutto inutile e ingenuo. Convincere dei trentini a segnare sulla scheda la Margherita, disposta a dialogare, digrignando certo i suoi denti, con la sinistra, invece che votare per gli uomini di Berlusconi o di Tretter, o per le innumerevoli sigle di centro, o starsene a casa, non è un’operazione di cui mi vergogno, io che per la Margherita non ho poi votato. E chiedo a QT di dirmi, in qualche occasione almeno, per pietà se non altro, che non sono diventato politicamente un perfetto cretino.

Anche a me la politica riesce sempre più miste- riosa, quella nazionale e quella locale. Mette i brividi il tentativo di avvicinare alla polis un ragazzo di oggi, quando senti le parole che si scambiano alla Tv e sui giornali i leader politici che pur sono alleati, di quella compagnia che hai votato con qualche speranza. Si stanno preparando, ci stiamo preparando, alla sconfitta. Non meritate, non meritiamo, di governare l’Italia. Eppure che, al posto di Berlinguer, la scuola finisca fra poco nelle mani di D’Onofrio, o di Pera, o della Poli Bortone, mi preoccupa alquanto, e vorrei portare il mio mattone a difesa, in attesa di quel giorno fatidico. A Trento avrei preferito a Molinari il Passerini, e non perché condividessi tutto ciò che faceva. Che insegnante, che testa pensante sarei se mi andasse bene tutto ciò che fanno l’assessore e il ministro? E’ che l’alternativa passata, e futura, sarebbero i Valduga, i Manuali, i Panizza, che non sono demoni, ma che rappresentano quel pezzo di società che inneggia alla scuola privata, all’identità trentina più chiusa, per la quale la laicità è un disvalore. E sederebbero accanto a Moser per il quale i musei, togliendo risorse al cemento e al catrame, sono la causa degli incidenti stradali. Neanche immagina l’uomo che una figura, un colore, una linea, ti possono ridare la voglia di vivere, e quindi il desiderio di togliere il piede dall’acceleratore dell’auto.

Che argomenti son questi - dirà Ettore Paris - per dire il tuo dissenso sui miei articoli che parlano di Querce e Margherite, e sui loro rapporti che a me paiono stretti in modo eccessivo? Ti racconterò un episodio, che è anch’esso un frammento di storia di questo Trentino, come i perfidi Dellai ed Albergoni. In occasione delle elezioni provinciali, lo scorso anno, la Comunità di S.Francesco Saverio di Trento invitò due candidati a discutere. Vennero Massimo Giordani dei DS, e Gabriella Zanini de La Margherita. Penso che i più, fra i trenta presenti, abbiano votato per l’uno o per l’altro dei due gruppi politici. L’ascolto era attento, e le domande fitte, quando i due analizzavano i problemi e convergevano sulle soluzioni; c’erano invece fastidio e insofferenza quando insistevano sull’identità della propria forza politica, e dicevano le ragioni di voto a favore dell’una o dell’altra. Saranno stati anche ingenui quei cittadini, e saranno forse oggi delusi, ma è di loro che parla il direttore, quando stronca Dellai ed Albergoni sulle pagine di QT. Al di sotto della "perfidia" dei leader, io vedo oggi una difficoltà vera a governare una società che si va sempre più frammentando in una miriade di interessi separati e contrapposti.

Quando la Repubblica elenca i sindacati dei ferrovieri, non basta un paragrafo tanto sono cresciuti di numero, e questo vale anche per i medici e per gli insegnanti. E i più, fra chi lavora in questi settori, non si riconosce in nessuno. "Tu bada ai fatti tuoi, ché tutti costoro gridano ognuno pel suo interesse" - è l’educazione civica di padron ‘Ntoni al nipote nel romanzo de "I Malavoglia". E a Roncafort, nell’assemblea raccontata con vivacità da Ugo Bosetti, suscitano scandalo gli assessori, appena eletti, lì presenti a rappresentare la città e il sottoscritto, quando dicono che non sono infinite le risorse a disposizione. C’è una frazione, da Mattarello a Martignano, da Ravina a Cognola, o un quartiere, la Bolghera dove io abito, che non pensano di essere stati maltrattati a vantaggio di altri? O una categoria, dai commercianti agli insegnanti, dai piloti ai… funzionari della Banca d’Italia? Tutti accumuliamo rifiuti, nessuno li vuole fra i piedi, ma chi accetta la discarica o l’inceneritore nei propri paraggi? Ai cittadini di Roncafort i treni merci sembrano troppi e ossessivi, e noi sappiamo che sono invece pochissimi per fare dell’Italia un paese moderno e un po’ più pulito. Il male, caro Ettore, è secondo me molto profondo, e l’imprecare contro i politici è uno sport troppo facile che non mi appassiona. Ma ho fiducia che sia possibile uscirne, seppure non in tempi brevissimi. A chi vuole parlare QT? A quei lettori che dicono: questo sì che gliele canta senza paura? Ma poi non muovono un dito: e leggono poco anche, ne sono convinto.