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Il VIA libera all’inceneritore

“I cittadini stiano tranquilli - dicono Dellai e Pacher - sul progetto inceneritore veglia il VIA.” Ma la Valutazione d’Impatto Ambientale è stata calpestata e delegittimata. I retroscena e le conseguenze.

La conferenza stampa congiunta, del sindaco di Trento Pacher e del presidente della Giunta provinciale Dellai aveva un esplicito obiettivo: tranquillizzare. "Non sono venuto a dire nulla di nuovo, perché non c’è nulla di nuovo… Oltre agli inquinamenti da polveri, dovremo considerare quello da polveroni, come quello attuale… Non è possibile andare avanti così, con brandelli di perizie tecniche che appaiono sulla stampa, con mezze notizie che vengono fuori per vie traverse: i tecnici devono parlare solo ai committenti, e poi saranno questi, il presidente e il sindaco, a garantire l’informazione" - esternava Dellai con frequenti puntute durezze.

Le rotoballe a Ischia Podetti.

Il problema era quello ormai ricorrente dei rifiuti e del progettato inceneritore. Su cui da una parte si scontrano le preoccupazioni della popolazione, dall’altra la decisa volontà dell’amministrazione provinciale di andare avanti su una strada contestata: un inceneritore di notevoli dimensioni a Trento, in località Ischia Podetti. In questo quadro, la pubblicazione di una nota che elencava le imminenti scadenze tecnico-burocratiche cui il provvedimento dovrà sottostare, innescava una serie di - comprensibilissime – irritazioni, dovute alla sensazione sempre più forte che la Provincia (o meglio, il presidente Dellai) abbia già deciso per conto suo, e che i bei discorsi sugli studi di approfondimento e sul coinvolgimento del Comune di Trento siano solo fumo; il progetto inceneritore, forte delle centinaia di miliardi che smuove, vada avanti comunque.

Da qui la conferenza-stampa di sindaco e presidente. Tutto teso, il primo, a dire di non essere stato scavalcato, di non essere solo una pedina nelle mani del suo "leader" Dellai. Mentre quest’ultimo cercava – pur a muso duro – di scrollarsi di dosso l’immagine di quello che prende le decisioni per conto suo, magari per inconfessabili motivi (il grande business connesso al grande impianto). Il leit-motiv era: "Stiano tranquilli i cittadini, saranno i pareri tecnici a dirci quale impianto fare: sarà la Valutazione d’Impatto Ambientale a stabilirne le caratteristiche, la localizzazione, le dimensioni".

Insomma, il Comune di Trento dovrebbe sentirsi garantito e la popolazione dormire sonni tranquilli, perché una decisione delicata come quella dell’inceneritore passerà dall’Ufficio Via.

Ma la cosa è semplicemente grottesca: l’Ufficio Via proprio in questi giorni ha perso ogni credibilità. Per non contrastare la volontà politica (cioè gli interessi elettorali del presidente Dellai) si è giocato coerenza e dignità, rimangiandosi un parere precedentemente espresso senza nessuna motivazione, se non quella di non potere dire di no al potente presidente.

Stiamo parlando del caso Jumela, con cui la vicenda dell’inceneritore viene quindi ad intrecciarsi. Vediamola da vicino questa storia.

L’Ufficio Via già nel 1993 aveva espresso un duro giudizio negativo su un progetto, a dire il vero piuttosto approssimativo, di impianti a fune in Val Jumela.

La Val Jumela oggi, prima dello scempio avvallato dal VIA.

Ma il punto vero arriva nel 2000, quando all’ufficio arriva un progetto compiuto, sostenuto con convinzione non solo dagli impiantisti della società Buffaure, ma anche dalle pressioni politiche dell’Unione Autonomistica Ladina, che esplicitamente rivendica una sorta di voto di scambio, e rivela un patto elettorale perverso: noi abbiamo sostenuto la Margherita e Dellai alle ultime elezioni in cambio di un sì alla Jumela.

L’Ufficio Via invece boccia il progetto. E, proprio per la consapevolezza di muoversi in un terreno minato, la decisione viene motivata con un documento finale particolarmente approfondito, sintesi delle valutazioni delle varie strutture provinciali, urbanistica, forestale, paesaggio, turismo, con l’utilizzo anche dei recenti studi del Museo di Scienze Naturali e del Museo Civico di Rovereto.

Insomma, un piccolo saggio da manuale di come si prende con serietà una decisione tecnica, come riconosciuto generalmente (e anche da un ente terzo come il Tar, come vedremo).

Nella primavera del 2000, lo strappo della Giunta Dellai, che per la prima volta nella storia della Provincia Autonoma, se ne infischia del Via, ne disattende il parere e dà l’okay agli impianti. E’ l’irrisione del lavoro tecnico in nome del voto di scambio.

Gli ambientalisti si appellano al Tar, che sconfessa la Giunta. E ne valuta le argomentazioni per il sì, come inconsistenti, assolutamente non in grado di contrapporsi alle argomentate valutazioni dell’ufficio Via.

Dopo il giudizio del Tar, arrampicandosi sugli specchi, la Società Buffaure presenta un nuovo progetto, (redatto dall’architetto Sergio Nicolini, dell’entourage affaristico di Dellai, da questi a suo tempo nominato come assessore esterno all’urbanistica nel comune di Trento, e in questi giorni consulente dello speculatore Pietro Tosolini nelle sue trattative contro il Comune sull’area ex-Sordomuti). Il progetto ricalca quello cassato, con modifiche tecniche marginali: una riduzione degli sbancamenti e uno spostamento di qualche decina di metri del tracciato. E non si capisce come un progetto bocciato in base a considerazioni globali, di sostenibilità economica, ambientale, di significato per il turismo della valle, possa essere adesso approvato solo perché si sposta qualche metro cubo in meno.

Il Comitato si ritrova a pronunciarsi, in una situazione assolutamente inedita: per la prima volta conoscendo preventivamente ed esplicitamente gli orientamenti della Giunta Provinciale.

C’è un parziale turn over fra i membri provinciali del Comitato: si sostituiscono le personalità più indipendenti con altre più legate alla politica (ad esempio il dott. Nicolini, più volte espressosi per la coerenza e indipendenza del Comitato, con il dott. Paolino, tra i fondatori della Margherita). Negli ultimi giorni i funzionari più vicini al presidente esercitano pressioni su quelli di cui non si conosce l’orientamento: "Siamo tutti a favore, non vorrai essere tu l’unico…"

La riunione è surreale. Viene letta una lettera del membro assente prof. Federico Spantigati (nominato dalla Giunta come esperto giuridico amministrativo) che esprime un duro parere, con motivazioni giuridiche, sul fatto che il Comitato possa capovolgere le proprie decisioni, in assenza di sostanziali novità nel progetto. Prende la parola la presidente, dott. Paola Matonti, per contestare la lettera di Spantigati; intervengono i rappresentanti esterni (il prof. Diamantini per l’Università, e l’ing. Marco Frenez per gli ambientalisti) che ribadiscono il parere contrario già espresso due anni prima. Nessuno parla a favore del progetto. Ma poi, al momento del voto, il risultato: tutti gli 11 funzionari provinciali a favore, i rappresentanti esterni contro, con l’astensione pilatesca – Parigi val ben una messa - del direttore del Museo di Scienze Naturali, dott. Michele Lanzinger, in attesa che Dellai gli approvi il progetto multimiliardario del Centro della Scienza.

E’ il crollo dell’autonomia di valutazione della struttura tecnica. Si paga un prezzo altissimo: cade la credibilità della pubblica amministrazione come parte terza rispetto ai conflitti in gioco.

"Il Via da cane da guardia è diventato un cagnolino da passeggio" - commenta con amaro sarcasmo il consigliere provinciale Vincenzo Passerini (Rete-Ds).

"Nella burocrazia in effetti c’è sempre stata una porzione cortigiana, ossequiente al principe di turno – ricorda Walter Micheli, che da assessore all’Ambiente fu il padre del Via - Ma c’è sempre stata anche, ed è stata una fortuna per il Trentino, una porzione rilevante di struttura autonoma, quelli che si usa definire ‘i fedeli servitori dello Stato’ non influenzabili dalle pressioni politiche, anche se venivano dalla propria parte".

Si racconta di Mario Malossini, allora super-assessore al turismo, che chiedeva al dirigente del Servizio foreste la deroga per abbattere tre abeti a Campiglio, in deroga alle deliberazioni assunte dal Comitato tecnico forestale, "Per tre pezi…!" sosteneva. "Anca per uno, assessor" - fu la risposta del dirigente. A significare che le delibere tecniche dovevano essere rispettate, punto e basta. E così fu.

Questa cultura Dellai l’ha travolta.

"Ormai il Via dovremmo chiamarlo Vip, Valutazione d’Impatto Politico: si è visto come i condizionamenti politici portino a giudizi privi di qualsiasi connotazione tecnico-professionale" - afferma Giorgio Rigo, presidente di Italia Nostra.

"Le conseguenze di questo stravolgimento coinvolgono il progetto dell’inceneritore - aggiunge Micheli - A questo punto che credibilità ha il parere del Via? E non è un’ipocrisia far finta di crederci ancora?"

Abbiamo rivolto questa domanda allo stesso Dellai.

"Io ho sempre pienamente rispettato le delibere degli organi tecnici. Solo in un caso me ne sono discostato…"

Appunto. Quello della Jumela…

"Ma l’ho fatto apertamente, senza esercitare pressioni, bensì andando in Giunta a portare avanti la mia valutazione".

E il Tar le ha dato torto. E quando il progetto è ritornato al Via, l’ufficio si è rimangiato le precedenti posizioni, allineandosi alle sue. Che credibilità può oggi avere presso il cittadino?

"Il progetto presentato era diverso, quindi anche il giudizio poteva legittimamente essere diverso. In quanto a quelli che dicono (qui la stilettata è rivolta a Passerini e Micheli, n.d.r.) che in Provincia il Via non è un organo indipendente, sono evidentemente loro a non essere usi a rispettare l’indipendenza degli uffici".

Insomma per il Presidente il caso Jumela non rappresenta alcun problema. E ripropone l’Ufficio Via come garante per il cittadino ansioso della salubrità della prossima megastruttura: "Noi non ci attendiamo dal Via solo un si o un no. Ma anche le indicazioni sul tipo di soluzione tecnologica da adottare".

Il fatto è che finora si sono succedute giornate di studio, audizioni di decine di cattedrattici venuti a Trento da ogni università d’Italia, viaggi di consiglieri a visitare altri impianti nel resto d’Italia, e "tutto questo con un risultato: l’impianto di incenerimento, come previsto dalla Sit-Asm e dalla Giunta Provinciale, è una soluzione dispendiosa, vecchia, poco sicura, inadeguata - ribatte Giorgio Rigo - Eppure è quel progetto l’unico in campo, che va inesorabilmente avanti".

In questo contesto, affidarsi alla Via, che senso ha?

Che senso ha, come fa il Comune di Trento, dire che si aspettano altri studi?

"Siamo anche noi perplessi, perché vediamo la Provincia andare a tutta forza verso la soluzione inceneritore - ci dice Dario Pedrotti, della Rete Lilliput - Noi puntiamo a un tavolo di discussione prima della decisione del Via. E ad interpellare e coinvolgere direttamente l’Università. La quale finora ha avuto un ruolo di basso profilo, non portando alcun contributo culturale. Vorremmo che si invertisse questa tendenza".

"Anch’io penso che non è dal Via che ci possiamo sentire garantiti - ci dice Andrea Pugliese, di Legambiente - Anche perché la valutazione verrà fatta sulle ipotesi fornite dalla Provincia. E l’ipotesi è il maxi-impianto; sappiamo che non verranno nemmeno sfiorate alternative più razionali e di sistema, come una serie di piccoli bioessiccatori, uno per comprensorio, e poi solo per il residuo un unico inceneritore".

Le associazioni ambientaliste hanno puntato a un rapporto col Comune di Trento, collaborando nella campagna d’informazione sulla raccolta differenziata (fino a mettere i loghi delle associazioni assieme a quello del Comune): "E’ stata una collaborazione vera - affermano sia Pedrotti che Pugliese - che dovrebbe avere effetti anche sull’impianto: più raccolta differenziata vuol dire infatti meno materiale da bruciare. E noi puntiamo su un rapporto coll Comune anche per ridimensionare l’inceneritore".

Più scettico Rigo: "Mah, la coppia Dellai-Grisenti ha da tempo deciso tutto, e io vedo che si va imperterriti su quella strada. Il sindaco Pacher e il suo vice Andreatta lo sanno, ma fanno finta di non saperlo, e fungono consapevolmente da paraventi".

Chi ha fatto le spese del rapporto Provincia-Comune sul tema, è stato il delegato ai rifiuti Luigi Merler, dimessosi perché tagliato fuori dai momenti decisionali: "Non sono d’accordo - dice - che il ruolo del Comune sia quello di acquisire gli atti che benignamente vengono trasmessi dalla Provincia. Il suo ruolo è partecipare alle decisioni, non subirle".

Comunque Merler vede la partita ancora aperta, sia pur parzialmente: "L’importante è che il Via metta i paletti: le caratteristiche che deve avere l’impianto per essere compatibile con Ischia Podetti. Poi ci sarà una gara europea, cui potranno partecipare diverse società, proponendo svariate soluzioni tecnologiche. In questo quadro il Comune deve partecipare più attivamente ai vari passaggi, in cui si stabilisca il pre-trattamento, il tipo e il dimensionamento dell’impianto".

Il giorno dopo averci detto queste parole, Luigi Merler, reduce da un colloquio col sindaco, ha confermato le sue dimissioni.