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QT n. 12, dicembre 2025 Servizi

Olimpiadi: inchieste, ritardi, sprechi, arroganza.

Si rischia di ripetere la negativa esperienze delle olimpidi torinesi del 2006: debiti, danni ambientali, illusioni sociali.

A vent’anni dalle Olimpiadi di Torino 2006 la valle di Susa sta ancora soffrendo l’eredità negativa lasciata dall’evento. Il governo ha da poco stanziato 9 milioni di euro per la bonifica, e poi per l’abbattimento della pista di bob a Cesana e altri 5 milioni per abbattere i trampolini di Pragelato, devastati da incursioni vandaliche. A Sestriere non si riesce a vendere il villaggio olimpico nonostante tre gare, tutte deserte. Il villaggio di Bardonecchia è abbandonato. Sempre più inquietante l’inchiesta che coinvolge la società che avrebbe dovuto gestire le strutture diffuse in tutta la regione, come pure nella città di Torino. Sono ben 30 gli indagati, ai quali viene chiesto di risarcire un danno erariale di oltre 17 milioni, avendo abbandonato allo sfascio le diverse strutture.

Milano-Cortina 2026 seguirà quella deriva? Le premesse ci sono. Fin dal 2023 la magistratura milanese ha aperto un’indagine sulla gestione della Fondazione Milano-Cortina 2026. Non solo perché i costi stanno giornalmente lievitando, oltre agli 1,35 miliardi del 2019 (fino ad allora quasi tutti privati) si sono chiesti e ottenuti dal governo, in vari passaggi, 500 milioni, necessari per coprire deficit accumulati con una pessima e amicale gestione del presidente Giovanni Malagò: rimangono scoperti altri 150 milioni da coprire con ulteriori fondi, pubblici ovviamente.

L’inchiesta: la Fondazione

è ente di diritto pubblico o privato?

Riguardo il carattere privatistico della Fondazione 2026 Malagò trasuda sicurezza e risponde secco ai magistrati. Le attività della Fondazione, afferma, “non sono disciplinate da norme di diritto pubblico, ma privato… la Fondazione … opera sul mercato in condizioni di concorrenza e secondo criteri imprenditoriali”.

Il governo italiano non ne era proprio certo, se ha sentito l’urgenza, l’11 giugno 2024, di salvare Malagò e amici ricorrendo a un decreto legge che evidenzia il carattere solo privatistico della Fondazione, una sorta di interpretazione autentica della legge del 2020 sulle Olimpiadi.

Perché Meloni e il ministro alla sport Abodi erano preoccupati dell’inchiesta della magistratura, dell’indagine su assunzioni di dipendenti legati a alte cariche dello Stato (La Russa) o di dirigenti? Preoccupati perché diversi appalti erano stati affidati senza gara, in via diretta. Assunzioni temporanee e di lungo periodo senza concorsi. Il provvedimento governativo ha avuto l’effetto di decapitare l’intera inchiesta. I magistrati, e troppo pochi politici dell’opposizione, denunciano l’intervento del governo come arbitrario, perché sottrae l’ente all’applicazione delle norme di diritto pubblico, creando una zona franca ricca di assunzioni eccellenti e capace di distribuire favori a ditte amiche fin troppo legate al Cio, o a dirigenti. Si tratta di appalti per i servizi digitali (1,9 milioni), e di un’altra gara con appalto assegnato alla ben nota (almeno in Trentino) Deloitte Consulting.

Ritorniamo a pubblico o privato. Con osservazioni indiscutibili. I dirigenti della Fondazione sono di nomina pubblica; in caso di deficit, come sta accadendo, per la copertura dei buchi si accede a fondi pubblici. La Fondazione è stata istituita per realizzare un interesse pubblico di portata generale e non un interesse commerciale. Il tenace Giovanni Malagò insiste: “Noi siamo finanziati da Cio e sponsor... non c’è un solo euro di denaro pubblico”. Malagò, mente spudoratamente e sottolinea come “l’impostazione del bilancio è sostenuta con ricavi privati. Il Cio copre oltre il 40% del budget, poi ci sono introiti da sponsorizzazioni, marketing, biglietteria e merchandising”.

Lo smentiscono i provvedimenti governativi, anche recenti. Nella sola gestione dell’evento (non la costruzione delle opere) lo Stato si è impegnato a oggi con cifre importanti: 328 milioni stanziati nel giugno 2025, a cui si aggiungono i fondi accantonati da Stato e Regioni, 192 milioni di euro tesi a risarcire il Cio in caso di mancato svolgimento delle Olimpiadi, eventuali deficit di bilancio saranno coperti da Regioni eProvince autonome, si sta provvedendo, con soldi pubblici, a una copertura assicurativa imposta dal Cio per le opere non concluse o in caso di danni. Si è inventato un commissario straordinario governativo per assorbire le nuove risorse offerte alle paralimpiadi. Non solo: fra i 14 dirigenti della Fondazione vi sono rappresentanti eletti dal governo, dalle Regioni e Province autonome, dai Comuni di Milano e Cortina. Senza trascurare che l’evento olimpico rappresenta un interesse generale del nostro paese: non solo nell’immagine, ma anche e specialmente per le opere che sosterranno l’evento.

La reazione dei magistrati milanesi

A novembre 2025 si è aperto uno spiraglio rivolto alla ricerca di trasparenza. La gip milanese Patrizia Nobile ha sottoposto alla Consulta una valutazione di incostituzionalità del decreto legge con cui Giorgia Meloni aveva decretato il carattere privato della Fondazione Milano-Cortina 2026. Nell’atto si sostiene che tale decreto depotenzia la tutela penale, crea una irragionevole zona franca per i dipendenti del Comitato organizzatore, portandoli a godere di una sostanziale immunità. Nel concreto il provvedimento del governo ha portato all’archiviazione dell’inchiesta sulle assunzioni dirette e sulle gare d’appalto. A detta dei magistrati di Milano il decreto legge - “è irrazionale, incongruo e contraddittorio”, visto che non vi è “alcuna plausibile giustificazione, se non quella del tutto arbitraria di aggirare surrettiziamente le disposizioni comunitarie, per non applicare alla Fondazione lo statuto di disciplina proprio dell’organismo di diritto pubblico… a sostanziale natura di un ente che per la missione istituzionale di cui è investito, in nulla si differenzia rispetto a ogni altro organismo di diritto pubblico essendo la stessa costituita per il soddisfacimento delle esigenze di carattere generale”. Si è dunque in presenza di “un deterioramento dell’interesse pubblico, avvantaggiando l’aggiuntiva di opere premiali”. A questo punto non rimane che attendere la pronuncia della Consulta, la Corte Costituzionale è portata a fare chiarezza.

Ritardi, costi, assenza di trasparenza

Insomma, si sono accumulati ritardi, incredibili aumenti dei costi delle opere, decine di varianti in corso d’opera, trasparenza negata. Eppure i media italiani ci presentano l’evento privo di criticità, e il tema sociale della montagna abbandonata e privata di servizi viene accuratamente evitato. La grande informazione attinge in modo acritico ai comunicati di Fondazione o di Simico (Società Infrastrutture Milano Cortina, la Spa responsabile della realizzazione delle opere connesse ai Giochi). Le opere - si afferma - saranno tutte terminate, i costi sono in equilibrio con quanto prospettato, si sta preparando un figurone internazionale. Per venire subito smentiti da Le Monde, o dalla stampa tedesca, svedese, austriaca, ceca. Si tratta di testate che vogliono vederci chiaro e vanno a intervistare i diversi comitati nelle valli e a Milano. Il quadro che emerge è invaso da ombre.

Le opere, gestite dalla progettazione fino al collaudo da Simico, questa certamente società pubblica, sono quasi tutte approvate in assenza di Vas (Valutazione ambientale strategica) o di Via (Valutazione d’impatto ambientale), perché ritenute strutture di interesse pubblico. Lo Stato e le Regioni vi investono oltre 4 miliardi. Al momento il costo delle Olimpiadi peserà sull’intera collettività nazionale oltre i 6 miliardi di euro.

Per chiarezza va detto che diverse opere non sono nemmeno iniziate, alcune sono appena in fase progettuale. Non è un caso che Simico abbia ottenuto per legge governativa la proroga della propria scadenza dal previsto 31 dicembre 2026 al 31 dicembre 2033. Come accaduto a Torino, un bilancio reale su costi, realizzazioni e fallimenti delle olimpiadi delle Alpi orientali 2026 lo si potrà leggere solo dopo anni dall’evento. Al momento, su 94 opere abbiamo dati certi solo su 21: di queste 19 hanno avuto aumenti di costi importanti, solo due costano meno del previsto (dati Simico, 13.11.25). Altro non si riesce a sapere: se la Regione Lombardia ha risposto alla richiesta di accesso agli atti, il Comune di Milano rimane fuorilegge, non risponde. Eppure è appena stato condannato dal TAR lombardo a pagare la società editrice Altreconomia per aver rifiutato i dati (richiesta che il dirigente aveva definito generica, seppure identica a quella avanzata in Regione).

Parliamo di organizzazione.

Sui territori ci saranno 18 mila volontari da gestire, di cui ben 1800 in Trentino, dove si tengono solamente due specialità. Solo adesso ci si accorge che in Alto Adige servono altre 230 camere per la polizia, in albergo. Si è avviato l’appalto del valore di 2,78 milioni di euro, per 40 giorni, ogni camera di poliziotto costerà a noi contribuenti 12.100 euro, oltre 300 euro il giorno. Questo per l’Alto Adige; moltiplichiamo le cifre per gli altri quattro territori, inseriamo protezione civile, personale sanitario. In Trentino Fugatti, alle prese con lo stesso problema altoatesino, aveva pensato di ripristinare l’attività dell’albergo Panorama di Sardagna (proprietaria dello stabile è la Provincia), un edificio da anni portato al degrado. Anche il bellunese, la città di Milano e la Valtellina non se la passano meglio. E stiamo parlando di spese relative al solo al tema sicurezza.

Poi c’è il capitolo infrastrutture. L’efficiente Sudtirolo prevede di terminare le opere stradali, circonvallazioni e rotatorie, tra il 2026 e il 2028. La bretella ferroviaria di Riga è slittata da autunno 2025 al 2027, con un balzo in avanti anche dei costi, ormai prossimi ai 230 milioni di euro. Analoga situazione per il Trentino. In Lombardia e Veneto diverse opere stradali sono per lo più alla fase progettuale (circonvallazioni di Cortina e Longarone, quasi un miliardo il costo), come del resto le circonvallazioni in Valtellina, Tirano, Sondrio, Vercurago. Se va bene, verranno terminate per il 2030, ma per alcune sta già scritto che saranno concluse solo nel 2033 (Longarone, Vercurago).

Vediamo ora un solo esempio che dimostra con quale efficienza l’ente pubblico sostenga imprese private. Il palazzo di Santa Giulia, PalItalia a Milano - voluto da società private come Evd Milan che fa parte del gruppo internazionale Evinteam, ospiterà le gare di hockey - doveva costare 170 milioni, ora siamo a oltre 200. Al momento la società ha presentato allo Stato extracosti per 86 milioni, il governo ha concesso 51 milioni. Altri costi per decine di milioni quali oneri di urbanizzazione e ulteriori opere legate all’accessibilità saranno a carico del Comune di Milano e Regione Lombardia.

In questa situazione il Cio (Comitato olimpico internazionale) per nulla rassicurato dalla campagna stampa italiana e dal governo, teme che delle gare possano saltare. E chiede che sulle opere sia stipulata un’assicurazione per ottenere un’adeguata copertura economica nel caso in cui gli eventi non possano essere realizzati.

Il fatto è che si prevede (lo dice la Corte dei Conti) che le strutture sportive potranno funzionare anche se in parte incomplete. I giudici spiegano che la consegna sarà solo provvisoria: finite le gare, le opere saranno riconsegnate alle imprese per finire i lavori.

Allegria!!

Eppure non finisce qui. Si profila un ulteriore carrozzone voluto dall’Italia (unica concorrente internazionale), riguarda le Olimpiadi giovanili Dolomiti-Valtellina 2028. L’evento è utile per sostenere una presunta legacy delle opere più impattanti e costose. Per ora siamo alla caccia alla poltrona: sempre attivo Giovanni Malagò, che rischia di rimanere disoccupato a fine Olimpiadi. Ma è lotta feroce fra ex atleti: il canoista Antonio Rossi, numero uno della Federcanoa, vicino alla Lega è in lotta con la fondista Manuela Di Centa sostenuta dal ministro Abodi in quota Fratelli d’Italia. Si tratta di un conflitto che impone anche all’organizzazione delle olimpiadi giovanili ritardi: il Comitato organizzatore doveva essere varato nel giugno 2025, ma anche la successiva proroga è ora scaduta. Le Olimpiadi giovanili costeranno 65 milioni, 20 provenienti dal Cio e altri costi sostenuti da Stato e Regioni. Ma il governo ha nominato un commissario straordinario, ricco di 328 milioni: si tratta dell’amministratore delegato di Simico Fabio Massimo Saldini, uomo di fiducia di Salvini; di quella cifra spropositata potrà fare quello che vuole: rimane aperta la possibilità che siano risorse destinate a ripianare i diffusi extracosti delle opere olimpiche.

Anche il Trentino, infine, affronta innumerevoli sofferenze, dovute alla miriade di ritardi. Parliamo delle 30 opere previste, interventi per “adattare il territorio all’accessibilità delle opere olimpiche”. Opere stradali, piste ciclabili, (dall’Altopiano di Pinè verso Cembra), parcheggi, raccordi. Opere definite di legacy dai membri della Fondazione Milano Cortina trentina: rimarranno al servizio del territorio si afferma. Lo si verificherà nei prossimi mesi.

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