Venghino, signori, venghino…
Apre il nuovo centro commerciale a Bolzano voluto da Benko. I danni collaterali.
Sui giornali locali hanno suonato tutte le trombe: il grande centro commerciale nei pressi di piazza Walther apre le sue porte. Doveva essere pronto in tre anni, un esempio di rapidità, in un comune lentissimo con le opere pubbliche. O almeno così era stato presentato. Nove anni dopo - dopo la pandemia, la falda d’acqua che salendo ha creato un lago nel mezzo del cantiere, i residui bellici, il crollo dell’impero di René Benko, l’acquisto da parte di un altro costruttore bavarese - il 15 ottobre solenne inaugurazione. La sera prima era stata la volta dei giornalisti; salvo uno, di salto.bz.it, non invitato perché si era permesso di scrivere anche delle critiche. Alla festa mancava l’iniziatore, René Benko, il magnate tirolese venuto “a miracol mostrare”, che è in prigione dal 24 gennaio. In vista del fallimento, dice l’accusa, ha messo via beni e soldi per sottrarli ai creditori.
Per facilitare il suo mega-progetto di cosiddetta riqualificazione, a suo tempo il comune di Bolzano volle addirittura una “legge Benko”. E un sindaco, prima di dare il via a un’istruttoria pubblica, di fatto poi ignorata, ha firmato un documento che dichiarava il progetto di “interesse pubblico”, senza darne prove né una valutazione di costi-benefici. E sarebbe stato effettivamente difficile, considerato che una grandissima parte dei pochi terreni disponibili furono messi a disposizione per questo progetto, in una città in cui non si costruiscono abitazioni per i residenti, e migliaia di persone giovani e non solo, se ne vanno ogni anno a vivere in luoghi dove ci si occupa dei bisogni della cittadinanza.
Benko trovò negli amministratori e politici largo favore nel programmare questo e altri interventi, sempre destinati a case di lusso. In fondo è uno che in pochi anni aveva acquistato il Karstadt, il KaDeWe e Galeria Kaufhof in Germania, Selfridges a Londra, l’Empire State Building a New York, Villa Ansaldi a Sirmione (i cui arredi sono stati messi all’asta a metà luglio 2025) e molto, molto altro. Ora di gran parte di tutto ciò è rimasto solo un cumulo di rovine.

Un destino che ha risparmiato Bolzano, che ha corso il rischio di rimanere con enormi cantieri non finiti. E un respiro di sollievo per chi si era impegnato per la realizzazione della “grande opera”.
Alla festa era presente anche Heinz Peter Hager, il braccio destro di Benko in Italia, e fino alla fine del 2024 curatore delle sue fondazioni private, nelle quali il procuratore anti-corruzione di Vienna sospetta siano stati nascosti beni e valori sottratti ai creditori. Anche se sembra difficile dimostrarlo.
Nei discorsi ufficiali dell’inaugurazione il nome dell’iniziatore non è stato fatto da nessuno. È stata una coincidenza imbarazzante, che proprio lo stesso giorno, il 15 ottobre, a Innsbruck, Benko sia stato condannato per bancarotta fraudolenta.
Una situazione difficile da districare per la Wiener Wirtschafts- und Korruptionsstaatsanwaltschaft, (WKStA), la procura per l’economia e l’anti-corruzione di Vienna, che indaga sul più grande crac avvenuto in Austria dal dopoguerra, in un’indagine in cui sono coinvolti anche altri Paesi, che in parte collaborano per chiarire i termini della vicenda e per scovare i soldi. Il rischio di andare avanti per dieci anni e più come avvenuto in passato in un altro scandalo, ha fatto sì che la WKStA abbia deciso di fare processi separati, andando in aula appena su un aspetto si siano concluse le indagini. A Innsbruck nel primo processo, solo una delle due accuse è stata riconosciuta dai giudici, e questo ha abbassato la pena inflitta a soli 2 anni, fra cui i nove mesi già scontati in custodia cautelare. Aveva rischiato fino a 10 anni.
Secondo Robert Kert, docente di diritto penale-economico di Vienna, in questo primo processo si tratta di cose di calibro relativamente piccolo e che è facile chiarire. “Per il resto, del carosello di truffe sarà più complicato e le indagini dureranno più a lungo”.
La Holding Signa per molti anni non ha presentato il suoi bilanci, preferendo pagare sanzioni e multe piuttosto che renderli pubblici. Il professor Kert ritiene che le leggi dovrebbero essere modificate, perché non si ripeta il fatto che chi non presenta i bilanci non venga punito. Nel riferire la condanna di Benko, i giornali sudtirolesi hanno messo in rilievo il suo aspetto: “Il carcere l’ha segnato”, “Stanco e abbattuto”, mentre lo Spiegel, contro cui Benko aveva in passato perso una denuncia SLAPP, ha scritto che Benko “sembra non rendersi conto della realtà”. “Benko è un lottatore”, ha citato al Tageszeitung il difensore del magnate austriaco, che finora non ha presentato ricorso e che ha commentato il risultato dicendo di avere “un occhio che piange e uno che ride”.
Nel frattempo gli inquirenti hanno trovato in casa di parenti del magnate una cassaforte comprata il giorno prima della dichiarazione di insolvenza, con dentro orologi e anelli di grandissimo valore e denaro contante.
Bolzano: chi compra e chi protesta
A Bolzano intanto si festeggia. I commercianti aspettano i pullman di turisti per il mercatino, le cui baracche si sono espanse anche vicino al mega-negozio, lungo il residuo giardino della stazione.
Ci si chiede se faranno acquisti nel nuovo negozio o in piazza Walther o sotto i Portici. Nei primi giorni di apertura a vedere il negozio sono andati migliaia di residenti. Molti prima pensavano che fosse un Outlet come al Brennero.
Il giorno dopo l’inaugurazione, una quarantina di persone in bicicletta hanno girato intorno al nuovo edificio lanciando volantini critici contro il consumismo e la mancanza di abitazioni accessibili in città.

Grandi polemiche ci sono state intorno alla viabilità. Con indignazione si è appreso che nell’accordo fra la giunta (precedente) e il proprietario del mega-centro si prevedeva anche che gli autobus non arrivassero più alla stazione, ma si fermassero davanti alla porta del negozio.
Gli autobus numero 3 e 5, che portano nella parte più popolosa di Bolzano, in effetti si fermano ancora lì davanti. Alla stazione, anziani, pendolari, disabili, persone con valigie pesanti, famiglie con bambini devono andarci a piedi, con pioggia, neve e le ardenti temperature estive. Il nuovo sindaco ha cercato di rimediare, ma finora senza successo.
Anche la cultura ha avuto la sua parte nella vicenda Benko &Co., con uno spettacolo teatrale notevole proprio nei giorni dell’apertura del Centro commerciale.
Calle Fuhr, regista teatrale germanico, ha portato il suo spettacolo o, meglio, racconto, come dice lui, “Ascesa e caduta del signor Renè Benko” a Merano, dopo rappresentazioni a Vienna, e in diverse città tedesche. Si tratta di teatro di ricerca, attuato in questo caso insieme alla piattaforma austriaca di giornalismo d’inchiesta, “Dossier”. Fuhr ha raccontato la vicenda del magnate tirolese con notizie nuove e accurate, in modo chiaro, concentrandosi soprattutto sul come si sia arrivati alle dimensioni spaventose della bancarotta: stretti legami con alti esponenti politici austriaci, fra cui ben due Cancellieri della Repubblica austriaca. E il fatto che i membri del Consiglio di vigilanza (organo di controllo delle imprese secondo la legge austriaca) della Holding Signa erano al contempo consulenti della stessa impresa, incassando altissimi compensi. Si ricorda anche come la Signa di Benko per il Covid incassò dallo stato milioni di aiuti, pensati come ristori per i dipendenti, ma li versò in una filiale (Elisabeth) e licenziò i due terzi dei dipendenti.
Grande successo e soddisfazione del pubblico per i chiarimenti e il modello di teatro che unisce arte e giornalismo d’inchiesta.