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Un lavoro visionario e creativo “Re Lear è morto a Mosca”

Ci sono voluti due anni per allestire la pièce teatrale “Re Lear è morto a Mosca” , prodotta da Isola del Teatro, Campo Teatrale e Teatro dell'Elfo che sta girando l'Italia da due stagioni e che è tuttora richiesta, grazie al successo e ai premi ottenuti (il premio “Theatrical Mass 2023”, selezionato dal bando “Ura Residenze artistiche 2022) approdata a Pergine il 19 novembre.

La compagnia di undici attori e del regista César Brie ha vissuto nella residenza all'Isola del Teatro nell'Alta Val Tidone, costruendo uno spettacolo che fa della ricerca sul senso del teatro la sua ragione d'essere. Sono diversi i piani narrativi messi in scena dal regista, dalla tragica storia del teatro Goset e dei suoi protagonisti Solomon Michoels e Veniamin Zuskin, alla loro idea di teatro nato durante il fermento culturale della Rivoluzione russa, alla denuncia di ogni tentativo di imbrigliare la creatività artistica. La vicenda ambientata dagli anni della “rivoluzione nascente” a quelli delle purghe staliniane vuole ridare dignità agli artisti che furono giustiziati sotto il regime sovietico e che in gran parte vennero dimenticati. Tredici le scene: la prima è quella del funerale di Solomon Nichoels, fondatore con il regista Alexis Granovskij del Teatro Ebraico di Stato nel 1928 (Goset), ucciso dal regime perché non più funzionale alla visione del realismo sovietico. Nichoels, affiancato dal suo allievo Zuskin, si proponeva di fare un teatro popolare, fortemente radicato nella tradizione ebraica, ma anche aperto alla sperimentazione: non a caso tra i suoi collaboratori ci fu anche Marc Chagall. Agli allestimenti in yiddish il Goset alternava testi classici, come il “Re Lear”, rivisto con una vena ironica. Nonostante la grandissima popolarità di Nichoels e il suo coinvolgimento nel Comitato Ebraico Antifascista per sostenere lo sforzo bellico, nel dopoguerra scatta il pugno di ferro di un regime che non ha più bisogno di dimostrare la sua liberalità nei confronti degli ebrei.

Tornando al funerale di Nichoels, capiamo che l'attore è stato assassinato, anche se si simula un incidente e gli si rende omaggio. Le successive scene raccontano come Solomon e Veniamin si conobbero, entrano in scena Chagall, la famiglia di Zuskin, l'incontro tra quest'ultimo e la sua futura moglie Eda, la rappresentazione di Re Lear e via via fino al tragico epilogo.

Ma non si pensi che lo spettacolo sia un dramma, tutt'altro. Fedeli all'idea di un teatro corale e creativo, Brie e i suoi attori allestiscono un lavoro visionario, con qualche concessione alla satira feroce quando mettono in scena Stalin, Beria e Molotov che progettano le purghe nei confronti non solo degli oppositori, ma anche di chi nella rivoluzione aveva creduto.

“Re Lear è morto a Mosca”

Stupisce la perfetta macchina scenica che adotta soluzioni originali nel trasformare una scala in un tavolo di lavoro per la macchina da scrivere o nelle sbarre della prigione dove Zuskin passerà gli ultimi quattro anni di vita. D'effetto anche anche le figure di capre volanti, di mucche verdi, di violinisti sul tetto ispirati a Chagall. Alle spalle c'è un lavoro complesso, nel quale tutti gli attori, come ha spiegato al termine dello spettacolo il regista, hanno partecipato con i loro contributi e le loro esperienze, “un insegnamento che è esso stesso atto di creazione – ha affermato Brie – un luogo e un tempo nei quali gli allievi e i maestri mettono in discussione il proprio sapere e i propri progetti; una trasmissione creativa che riguarda diversi aspetti dell'atto teatrale”. È stato Antonio Attisani, scrittore e docente, a fare conoscere a César Brie la vicenda del Goset, attraverso il testo “Solomon Nichoels e Veniamin Suskin – Vite parallele nell'arte e nella morte” e da qui è nato l'innamoramento per gli artisti ebrei che sfidarono le convenzioni e la censura staliniane. “Ci siamo chiesti – ha spiegato Brie - qual era l'idea di teatro per noi e ci siamo risposti che volevamo far volare gli attori”. Così come gli attori, nelle loro danze e nelle loro acrobazie, sembrano proprio volare e regalano al pubblico un messaggio di leggerezza e speranza.

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