EGATO, ossia l’arroganza istituzionale
Per imporre l’inceneritore, la giunta Fugatti calpesta competenze e dignità degli enti periferici
Da qualche mese è in corso la discussione, tutta politica, sulla costituzione di un organismo di diritto pubblico denominato EGATO Trentino, orientato alla gestione del ciclo dei rifiuti urbani in provincia di Trento. Soggetto previsto a livello nazionale, ma con ampi spazi organizzativi demandati a Regioni e Province autonome.
Nel merito la Provincia (l’assessore Mario Tonina) nell’agosto 2023 ha approvato una norma provinciale specifica, ma talmente generica e fumosa da non definire un indirizzo sulle modalità di costituzione e organizzazione di questo strumento, fissandone solo l’obiettivo generale: decidere sia sulla chiusura del ciclo (l’eterna questione inceneritore si, inceneritore no), sia sulla gestione delle raccolte differenziate. La legge, presentata in Consiglio delle Autonomie Locali in piena estate, con i sindaci in ferie, è stata approvata con leggerezza, nonostante le sue ambiguità.
Attualmente la competenza sulle raccolte differenziate spetta, pur nel rispetto degli obiettivi stabiliti dal Piano provinciale, ai Comuni/Comunità di Valle. Un modello policentrico, fondato sulle competenze dei Comuni, gestito in modo associato attraverso le Comunità, dove è stato fondamentale il ruolo di vicinanza degli amministratori locali. Questo modello, peraltro non omogeneo in tutto il Trentino anche per le notevoli differenze territoriali, ha permesso in pochi anni alla Provincia di Trento di ridurre drasticamente il rifiuto indifferenziato e di arrivare verso l’80% e oltre. Un risultato talmente importante – ed anche inaspettato – da rendere problematica la costruzione di un inceneritore da soli 100.000 tonnellate di rifiuti, e difatti ne è andata deserta la gara d’appalto.

I territori protagonisti di questa evoluzione sono cresciuti attraverso l’autogoverno, superando errori, accumulando competenze. In molti casi si è implementata la raccolta porta a porta, si è attuata la tariffa puntuale a misura, si sono creati modelli sostenibili sia come qualità del servizio che come sostenibilità dei costi. Si è così raggiunto un buon equilibrio generale.
È interessante notare che, nonostante gli allarmi lanciati dall’Assessora Zanotelli sui costi dello smaltimento dei rifiuti, le tariffe alle famiglie e alle imprese approvate dai Comuni sono tra le più basse d’Italia. Non solo: la tariffa di Trento città - senza inceneritore - è molto più bassa della tariffa di Bolzano, che ha l’inceneritore e, guarda caso, una raccolta differenziata a valori molto più bassi. E dunque?
In una situazione di questo tipo, che nonostante ancora presenti differenze organizzative tra territori conferma la bontà di un sistema, cosa si vuole fare con la costituzione di EGATO?

La risposta sta nella convenzione (superficialmente) firmata dal CAL e dalla Pat, dove si toglie ai Comuni la determinazione delle tariffe a imprese e famiglie per trasferirla a un Molok provinciale. Anche se in EGATO i Comuni saranno rappresentati in modo indiretto da un rappresentante per Comunità di valle, perderanno la loro autonomia nel nome di una centralizzazione, standardizzazione, efficientamento, modernizzazione. Alla faccia del principio di sussidiarietà e alla sbandierata necessità di investire sui territori anche periferici per combattere lo spopolamento!
E non solo le tariffe, ma anche la scelta del gestore e le modalità di raccolta diverranno competenze centralizzate in EGATO Trentino. Naturalmente i sostenitori di Egato rispondono che esso è composto dai Comuni e soprattutto che la legge Tonina prevede, per valorizzare i territori, la possibilità di un’articolazione di EGATO in sub ambiti. Ma questi sono oggetti misteriosi, la convenzione non ne prevede la dimensione territoriale, le competenze e neppure l’obbligatorietà della costituzione.
L'opposizione
Quindi alcuni Comuni, prima di portare in Consiglio comunale l’approvazione di questa proposta, hanno cominciato ad avere dei dubbi, accresciuti giorno dopo giorno da altri elementi, ad iniziare dalla mancanza di uno Statuto che di EGATO regoli il funzionamento, come pure alcune disposizioni così chiaramente illegittime da far correre l’Assessora Zanotelli a depositare un disegno di legge per sanare ex post tutta una serie di pasticci.
Di fronte alle critiche e alle riserve dei segretari comunali, che in molte realtà hanno dato pareri negativi o condizionati, l’Assessora Zanotelli ha prontamente intimato ai Comuni di approvare la Convenzione in tutti i Consigli Comunali entro il 6 febbraio, dimezzando i tempi ordinari, con un emendamento alla finanziaria al grido “O fate come dico io, o vi commissario”.
Nonostante ciò, non tutti hanno aderito al gentile invito e molti hanno aderito obtorto collo, grazie alle capacità di persuasione della giunta provinciale, che si è mossa sul territorio in modo pesante per convincere i riluttanti.

Nonostante ciò, un 20% dei Comuni trentini non hanno ancora aderito o hanno votato esplicitamente contro, evidenziando comunque che il problema non è la costituzione di EGATO Trentino, ma se lo si fa prevedendo garanzie sulle competenze territoriali, sulle modalità di funzionamento, e soprattutto sulla linea strategica di una Provincia che, su temi importanti per la vita quotidiana dei cittadini, accentra le competenze togliendole alle valli.
Ma serviva tutto questo? Non si poteva prendere il buon modello centrato su Comuni e Comunità di Valle e correggerlo, magari assumendo come riferimento i territori che hanno saputo meglio organizzarsi? Non si potevano definire i sub ambiti in legge o almeno determinare i criteri prima e in modo trasparente, come attribuirne per legge le funzioni, al fine di mantenere sui territori competenze e prossimità d’azione?
Il Trentino dell’autogoverno e dell’autonomia è oggi più fragile. Si auspica che i Comuni che hanno avuto un sussulto di dignità nell’opporsi a questo modo arrogante di affrontare le questioni sappiano rappresentare le loro buone ragioni e le difendano. Nel nome di un confronto aperto e democratico e di una visione della montagna non solo come meta turistica, ma come luogo dove poterci vivere sviluppando competenze e funzioni.