Renzo Francescotti, divulgatore appassionato
Studioso ma soprattutto animatore culturale, la figura di Renzo Francescotti, il burbero intellettuale vicino al popolo.
“Giovedì prossimo dobbiamo andare a replicare la Cantada dei emigranti al teatro parrocchiale di Tezze Valsugana”. Noi, il Gruppo interpretativo Neruda, riunito per fare le prove, cominciammo a mugugnare. Dopo il lavoro, stanchi, nel buio dell’inverno, caricare chitarre e tamburi, guidare un’ora verso un paesino dove, se andava bene, avremmo cantato e recitato per una ventina di persone, e poi tornare in piena notte. Ma con Renzo non c’era discussione, aveva già deciso.
Andò come previsto. Ma dopo lo spettacolo un ragazzo del Circolo culturale di Tezze mi disse: ”Non sai com’è difficile per noi fare qualche iniziativa di animazione in paese. Non abbiamo soldi e non viene mai nessuno. Ma Renzo Francescotti non ci dice mai di no, e poi non dobbiamo pagarvi. Così un paio di cose all’anno riusciamo a farle”. Fu per me una lezione e mi vergognai del nostro mugugno.
Renzo Francescotti, morto a Trento all’età di 86 anni poche settimane fa, era soprattutto un animatore culturale. Insegnante, ricercatore, scrittore, poeta, critico letterario, si è sempre distinto per la sua costante militanza politica antifascista e di sinistra. I temi della democrazia, del lavoro, dell’attenzione agli ultimi, agli emarginati, ai diseredati della terra, hanno ispirato sempre le sue opere e il suo impegno. Fu tra l’altro consigliere comunale di Trento per il PCI, presidente della Pro Cultura, vicepresidente dell’ANPI del Trentino, ideò il concorso di poesia Alicante e la rassegna annuale Pavanello per giovani cantautori.
Il suo carattere, spigoloso e incline ad imporre il proprio punto di vista, rendeva spesso difficile confrontarsi con lui e talvolta gli alienava le simpatie dei suoi interlocutori. Ma la sua attività di ricerca storica e di produzione letteraria, di cui andava molto fiero, non è mai stata fine a se stessa o conclusa con la pubblicazione. Doveva servire alla divulgazione, alla formazione dell’opinione pubblica, al confronto e al dibattito nel contesto sociale e politico. In questa direzione l’aver dato vita, quando aveva meno di trent’anni, al Gruppo interpretativo Neruda, gli fornì uno strumento di proposta al pubblico dei temi a lui cari, che andava al di là della lettura individuale di un libro, ma produceva momenti di fruizione collettiva e di discussione nei teatri, nelle biblioteche, nelle sale pubbliche, con una particolare attenzione alle periferie.

Basta una ricerca on line per trovare facilmente gli elenchi delle opere di prosa, poesia e saggistica, pubblicati in oltre sessant’anni di attività, con riconoscimenti e recensioni anche a livello nazionale e qualche traduzione all’estero, tanto da fare di Francescotti una figura significativa nella cultura trentina.
Uno spazio rilevante della produzione di Francescotti è dedicato al dialetto trentino, di cui è stato cultore, riscoprendolo e difendendolo, anche polemicamente, da un uso che riteneva approssimativo o di pura valenza folkloristica. Riproponendolo come lingua viva, espressione importante delle radici storiche, linguistiche e culturali di un popolo. Sorprendeva, e riusciva a commuovere, la sua capacità di usarlo anche per esprimere temi e concetti filosofico-esistenziali o sentimentali ed affettivi con una sensibilità e una dolcezza che sembravano in contraddizione col suo carattere e i suoi modi spesso ruvidi, talvolta perfino scontrosi.
Un altro aspetto rilevante si riferisce alla capacità di far incontrare e dialogare linguaggi artistici diversi. Nell’allestimento delle serate animate dal Neruda, la prosa e la poesia diventavano teatro e recitazione, ma coinvolgevano anche la pittura e la musica. Sono molti i pittori trentini che hanno dipinto le scenografie che facevano da sfondo alle rappresentazioni e sono molti i musicisti trentini che hanno cantato e suonato in quel gruppo, ridando vita a vecchi canti popolari e talvolta anche producendo nuove composizioni.
Originale, e credo non molto praticata nel panorama musicale, l’idea, divenuta un marchio del Neruda, di scegliere alcune tra le poesie di Renzo e trasformarle, creando melodie e arrangiamenti nuovi, in canzoni.
Nel 2017 fu insignito dal sindaco di Trento dell’Aquila di San Venceslao.