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QT n. 2, febbraio 2025 Servizi

A22, un’asta ricca di ombre

Rimarrà nelle nostre mani il controllo di un corridoio strategico? Io speriamo che me la cavo…

Esultano i presidenti delle Province autonome di Bolzano e Trento dopo che il governo, all’ultimo squillo utile della sveglia - ore 20.30 del 31 dicembre - ha dato il via al bando per la gara del rinnovo della concessione della gestione dell’Autostrada del Brennero. Già questo traguardo giunto allo scadere dei termini dovrebbe portare a delle riflessioni più pacate.

Si tratta di una decisione che non scontenta i privati, li mantiene protagonisti, negli incassi e nell’imporre decisioni su investimenti costosi e impattanti. Con il solo 14,62% del pacchetto azionario hanno costretto per dieci anni i diversi governi a prorogare i termini della scadenza della concessione, evitando così di costituire una società in house, la sola forma societaria che l’UE accetti in assenza di gara pubblica.

Si è brindato troppo in fretta, ma ugualmente esultano i presidenti e quanti hanno lavorato per evitare che i privati vendessero le loro esigue ma strategiche quote.Ma il percorso della gara non sembra essere poi così garantito. Se, come sostengono Fugatti e Kompatscher, il diritto di prelazione, cui si ricorrerebbe nel caso in cui una impresa estranea alla attuale gestione vincesse la gara, fosse garantito dalla legislazione nazionale, il governo non avrebbe atteso l’ultima ora utile per firmare il bando, bensì, sicuro del successo, avrebbe agito ben prima.

I dubbi sulla positività dell’evento sono quindi fondati, anche perché la prelazione non sembra compatibile con i principi del diritto europeo, e le regole sulla libera concorrenza e il trattamento di parità dovuto a tutti i concorrenti.

In Veneto come in Friuli Venezia Giulia vi sono società che gestiscono autostrade in house con contratti di 30 anni. Da noi, complici sicuramente i governi delle due Province sterzati a destra, si è evitato questo percorso, preferendo il solito project financing.

L’appalto è ricco, un piatto corposo che distribuirà appalti e dividendi per decenni. Si prevedono in 50 anni (la durata della concessione, un’eternità) oltre 31 miliardi di entrate. Sono elencati investimenti importanti in strutture anche esterne all’ambito autostradale, opere che superano i 9 miliardi. Si contribuirà al rimborso allo Stato degli extraprofitti accumulati e delle rate del fondo ferrovia del valore complessivo di oltre un miliardo di euro. È compresa l’ideazione e realizzazione di un corridoio pomposamente definito “green”, nonostante non si trovi traccia di investimenti tesi a garantire la salute delle popolazioni attraversate dall’autostrada. Infatti A22 sostiene il marchio green con il fatto di arrivare a costruire la terza corsia. Oppure con l’investimento nell’idrogeno, combustibile ad oggi, specie per i veicoli leggeri, che presenta non poche criticità, anche nella sua produzione (consumo energetico, se non proveniente da fonti rinnovabili, che molti tecnici sostengono ancora inaccettabile).

Non c’è dubbio che nell’insieme del bando di gara vi siano aspetti positivi; ma ad oggi l’Unione Europea non ha dato il via libera ai contenuti del bando. Rimane comunque forte il rischio di ricorsi; eppure non va dimenticato che il mancato acquisto delle quote dei privati (a un valore da essi ritenuto inadeguato) è stato giustificato col timore di tali ricorsi, che ora puntualmente si ripresentano, a evidenziare un percorso incerto e pasticciato.

In A22 c’è la consegna del silenzio, come documentano i giornalisti regionali. Anche questo passaggio di scarsa trasparenza non rassicura, non aiuta a dissipare le ombre. Perché, ricordiamolo, se vincesse un soggetto esterno, di profilo internazionale, e noi non risultassimo coperti dal diritto di prelazione, perderemmo il controllo su un bene pubblico strategico non solo per l’economia trentina, ma per quella italiana: su Autobrennero transita il 33%delle merci che provengono e vanno oltralpe.

In attesa che l’Unione Europea si pronunci, non resta che osservare gli sviluppi, sperando non risultino fasulli i sorrisi rassicuranti manifestati dalla direzione di A22, dal ministro Salvini e dai due presidenti autonomisti.

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