Benko, uno spettacolare naufragio
Il crollo del tycoon austriaco
La procura anticorruzione di Vienna WKStA ha arrestato René Benko. Un intrico di scatole cinesi, inganni, occultazioni, raggiri. L’ex impero dell’imprenditore austriaco è ridotto in rovina. La colpa è sua ma anche di quelli che l’hanno sostenuto, osannato, perché aveva tanti soldi. La città ne esce umiliata, per colpa di amministratori di ogni colore, facilmente convincibili, sordi e ciechi alle vere priorità dei cittadini.
Nel novembre del 2023 l’ex-impero di René Benko, magnate immobiliare, commerciale e mass-mediatico, ha fatto bancarotta. All’inizio del 2024, Benko ha dichiarato anche la sua insolvenza personale. Il fallimento più grande della storia in Austria, ma esteso anche ad altri paesi. Il Wall Street Journal parlò di “spettacolare crollo di un impero immobiliare da 30 miliardi di dollari”. Le procure di questi paesi collaborano da allora per sbrogliare la matassa dell’intrico di scatole cinesi. E cercano i soldi del crac del Gruppo Signa, e del carosello di soldi. In Germania (le procure di Monaco, e Berlino), Liechtenstein, e Vienna, si è lavorato su ipotesi di riciclaggio e corruzione. Secondo la rete tedesca Zdf, la Procura antimafia di Trento ha relazioni con loro, mentre il quotidiano austriaco Der Standard lo esclude.
Fin dall’inizio della sua ascesa, non era chiaro da dove provenissero i soldi di Benko, che nel 2014 ha comprato alcuni fra i più grandi centri commerciali e palazzi storici in Germania, Austria e Italia. È riuscito poi a ottenere denaro da importanti investitori, creando relazioni con politici di primo piano in Austria, primo fra tutti il segretario del partito popolare ÖVP e poi cancelliere Kurz, che dopo le sue dimissioni è diventato consulente nella Signa Holding di Benko.
Nel corso del 2024, sono seguiti i fallimenti. Anche i pezzi forti del gruppo crollano uno dopo l’altro e i progetti rimangono a metà: KaDeWe a Berlino, Alsterhaus ad Amburgo, Galeria a Berlino, Oberpollinger a Monaco di Baviera: alcuni giganti del commercio crollano per i prezzi d’affitto esorbitanti. L’orgogliosa Elbtower ad Amburgo rimane a metà, perché non si possono pagare le imprese costruttrici. Lo stesso vale per la Alte Akademie a Monaco, l’antico collegio dei Gesuiti, dove il progetto di Benko era stato contestato dalle istituzioni culturali, per la distruzione di arcate cinquecentesche.

I creditori calcolano di ottenere 13 miliardi dalla vendita degli immobili più prestigiosi. I curatori immobiliari pensano che i soldi del crac siano transitati nelle 4 fondazioni di famiglia. Infatti nonostante questo “naufragio spettacolare”, come l’ha definito Wolfgang Peschorn, capo della procura finanziaria di Vienna, il tenore di vita del magnate è rimasto sfarzoso, mentre Benko dichiarava 3.700 euro di reddito al mese. La villa a Igls, vicino a Innsbruck, chiamata Casa Bianca, che riceve dalla Fondazione “Laura” 238.500 euro, è stata perquisita, come anche l’appartamento di Vienna e lo “Chalet N” a Lech am Arlberg, su cui sono confluiti soldi del Covid. Le indagini finora sono rivolte alla Fondazione “Laura” e alla “IngBe”, intestate rispettivamente a una figlia e alla madre del magnate. Gli inquirenti sostengono che proprietario sia lo stesso Benko. Di tutte le fondazioni era curatore il braccio destro di Benko, il sudtirolese Heinz Peter Hager, che della “Laura” era anche presidente del Cda, ruolo da cui si è dimesso qualche settimana fa.
Le accuse.La Procura anticorruzione accusa Benko di avere falsificato una fattura e avere nascosto i suoi beni, per evitare che andassero a rimborsare i creditori. L’ex miliardario ha venduto beni di rilevante valore, fra cui un mega yacht, un jet privato, rispettivamente a 19 e 62 milioni, un prezzo inadeguato, causando un danno ai creditori, si afferma. Un quadro di Picasso, comprato per 18 milioni è stato venduto da Sotheby’s per meno di 11. Nella Fondazione Laura sono stati trovati anche molti oggetti di grande valore: armi, orologi, quadri. La villa Eden a Gardone sarebbe stata venduta dalla Signa Holding alla fondazione IngBe, in Liechtenstein, anche questa senza un corrispettivo adeguato, come sostengono i curatori fallimentari, riducendo il rimborso ai creditori.
In Sudtirolo
Come non pensare che il metodo Benko sia stato applicato anche in Sudtirolo? Individuare terreni o edifici, poco o non usati, inventare una campagna che li definisce degradati, attraverso mass media compiacenti; poi riuscire a far cambiare le norme urbanistiche, farsi aiutare da amministratori ingenui o distratti per un referendum farlocco, senza vere informazioni. Poi la dichiarazione di interesse pubblico (per costruire poi case di lusso), e ignorare ogni voce contraria. Così è nato il Waltherpark.
Di seguito alcuni brani di articoli apparsi in passato su questa rubrica di QT
Ottobre 2015: “L’eredità avvelenata del sindaco dimissionario di Bolzano”.
“Il sindaco di Bolzano se n’è andato alle 17 del 24 settembre. Il consiglio comunale lo aspettava per discutere una mozione di sfiducia verso lui e la sua giunta, perché dopo tre mesi dalle elezioni la maggioranza non si era ancora accordata sulle deleghe agli assessori. Lui ha firmato le dimissioni e poi si è recato a fare la vendemmia nel vigneto di Castel Roncolo.
Un’ora prima di uscire però ha compiuto un atto che contraddice le motivazioni addotte nelle interviste dei giorni seguenti: ha convocato la Conferenza dei servizi per riesaminare il cosiddetto Piano di riqualificazione urbanistica, il progetto Benko, riconfermandone i componenti, compreso il presidente, che peraltro era decaduto, in quanto nominato da lui. Il progetto Benko era già stato bocciato dal Consiglio comunale in una drammatica seduta alla fine di luglio.
Luigi Spagnolli era stato rieletto in maggio per la terza volta. Non c’erano state primarie e anche la Svp l’aveva subito appoggiato. Pochi sono andati a votare, ciononostante non è stato eletto al primo turno. Nel secondo sono andati a votare ancora meno cittadini. Un’inerzia che proviene dalla convinzione di inutilità. Nelle liste di maggioranza c’erano 7 candidati benkiani, ma tutti sono stati bocciati e anche l’assessora all’urbanistica uscente, di quelle che ‘bisogna rimettere in moto questa città’, è stata eletta per un soffio. Nella campagna elettorale si era parlato molto di questo progetto, che per Bolzano significa(va) un cambiamento epocale.
Riassumendo: le pesanti e argomentate obiezioni di carattere economico, sociale, ambientale, e perfino storico-culturale, di studiosi indipendenti all’ipotesi di un grande centro commerciale con relativo grande parcheggio e 150 appartamenti di lusso in pieno centro storico, esposte nel corso di un’Istruttoria pubblica nel gennaio scorso, non hanno avuto alcuna contro argomentazione di merito da parte della giunta comunale. La popolazione, per quanto disinformata dalla stampa, ha capito e ha punito i sostenitori del progetto. Il consiglio comunale eletto, due mesi dopo, lo ha bocciato. Però il sindaco, già in quell’occasione, dopo avere dichiarato di essere anch’egli contrario, ha votato invece a favore”.
Febbraio 2015: “La prima volta dell’istruttoria pubblica”
“Nel regolamento di partecipazione del Comune di Bolzano è prevista la “istruttoria pubblica, ‘uno strumento di partecipazione dei cittadini per meglio identificare l’interesse pubblico da perseguire con successivo atto dell’amministrazione’. Non si tratta di una audizione: il regolamento prevede che l’atto amministrativo debba “tenere conto degli esiti dell’istruttoria pubblica” e debba ‘contenere la motivazione dell’eventuale scostamento’.
Il comune di Bolzano poco più di un anno fa ha proposto la riqualificazione di un’area situata fra il centro storico e la stazione ferroviaria senza stabilirne i criteri. Un marketing frenetico e una parte della stampa locale hanno portato avanti la proposta arrivata da un finanziere austriaco, che ha promesso ”regali” alla città, avendo in cambio mano libera per realizzare uno shopping Mall con parcheggi interrati e 150 alloggi lussuosi […]. Anche grazie a una normativa chiamata ‘lex Benko’. Qualche parere: ‘L’hanno chiamato Kaufhaus, grande magazzino, però la tipologia è altro’ (arch. H.Pump Uhlmann). ‘Un grande magazzino presenta le merci, un centro commerciale presenta non le merci contenute, ma sé stesso’ (arch. L. Brugger), ‘simula e sostituisce la struttura esistente della città’, con la quale non stabilisce relazioni.
Il sindaco ha dichiarato il progetto ‘di interesse pubblico’, in totale assenza di valutazioni economico-finanziarie. Sono state presentate subito le 500 firme necessarie perché il Comune mettesse in moto gli strumenti di partecipazione. In gennaio ha avuto luogo l’istruttoria pubblica e in apertura della prima seduta i politici e i funzionari comunali hanno illustrato gli aspetti urbanistici e le sistemazioni del parco che volevano cementificare. Poi si sono alzati e se ne sono andati. Per le tre seduta previste, si sono iscritti a parlare in 47. Architetti, urbanisti, docenti universitari autori di studi e ricerche specifiche hanno spiegato che cosa sarà costruito e hanno portato esempi di Shopping Mall in città simili a Bolzano.
Andreas Gottlieb Hempel, architetto e urbanista, a lungo presidente della Camera degli architetti tedeschi, ha esordito: ‘Un colosso in questa posizione provocherà una catastrofe urbanistica’. Più relatori hanno messo in discussione la correttezza delle definizioni, fatte dal Comune, di ‘riqualificazione’.
L’arch. Michael Schlauch ha proposto alcuni criteri che permettono di valutare l’utilità della realizzazione di uno shopping mall. 1. Una valorizzazione del centro storico? Gli studi dimostrano che in presenza di un centro commerciale, la frequenza dei passanti nei dintorni diminuisce, il fatturato si riduce, i negozi chiudono, il prezzo degli immobili crolla. La zona si svuota e degrada. 2. Flussi di clienti dall’esterno della città? Bolzano ha già un dato molto alto di attrazione dai centri vicini e un’ulteriore offerta danneggerebbe il resto della provincia. 3. Un aumento complessivo dei posti di lavoro? Tutti gli studi hanno dimostrato che i centri commerciali drenano l’occupazione svuotando i centri storici, ma comunque l’occupazione complessiva diminuisce del 7.5% nelle città grandi e del 10% in quelle con meno di 500.000 abitanti.
Ma non è solo una questione di numeri. Alcuni interventi si sono soffermati sullo spostamento dell’orientamento nella città. La sistemazione viabilistica concordata col comune ne sposta le direttrici di accesso, rimaste le stesse anche negli ampliamenti di fine '800 (urbanista Sebastian Altmann). Neppure il fascismo ha messo in dubbio le direzioni di accesso al centro storico, ha detto Andreas Pizzinini, rappresentante dell’Heimatschutzverein….
Holger Pump-Uhlmann di Braunschweig, urbanista, autore di ricerche e pubblicazioni per l’Istituto germanico per l‘Urbanistica, si è meravigliato dell’assenza in sala degli amministratori della città, per i quali l’istruttoria è stata fatta, e ha riassunto così i compiti dell’urbanistica comunale: ‘Le città hanno la competenza della pianificazione e sono responsabili per la qualità del risultato. Hanno la responsabilità dello sviluppo della città nel suo complesso, non solo per la riuscita di un progetto singolo. Una complessiva partecipazione dell’opinione pubblica è necessaria dal punto di vista della città e dei suoi cittadini’.
Pump-Uhlmann … non riesce a credere che il Comune abbia organizzato l’istruttoria (costata 10.000 euro) e che i politici comunali si sottraggano al dovere di ascoltare le considerazioni della cittadinanza e di riflettere sulle considerazioni dei loro esperti.
Ma anche noi cittadini siamo indignati. [...] È incredibile l’arroganza con cui i politici comunali di Bolzano hanno affrontato questa occasione di confronto con la cittadinanza, non rispettando con la loro assenza, il regolamento di partecipazione da loro stessi approvato. [...] Loro non hanno bisogno di ascoltare, perché hanno già deciso in base a considerazioni che nulla hanno a che fare col fine pratico del l'urbanistica pubblica, che è di ‘dettare le norme per l'organizzazione e il funzionamento di una vita urbana che sia a un tempo bella, sana, comoda ed economica’ (L. Piccinato).
Fu un architetto viennese, Gruen, ha ricordato David Calas del Politecnico di Vienna, a inventare cinquant’anni fa i centri commerciali per le città americane di piccole e medie dimensioni che non possedevano, a differenza delle città europee, i centri storici e i passage, destinati agli acquisti. Oggi perfino in USA i centri commerciali chiudono. E in Europa e nei Paesi emergenti dell’est europeo sono chiusi o in crisi. Bolzano ha resistito a lungo e ora che il modello economico sta crollando, costruisce un centro commerciale.