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McNamara alla corte di Russia

“The Great” su Netflix

Dimenticate le serie in costume solenni e reverenziali, come “The Crown”, dove il passato viene osservato con rispetto. “The Great” (tre stagioni disponibili su Netflix), scritto da Tony McNamara (penna di “La Favorita” e “Povere Creature!”), rompe gli schemi grazie alla sua ironica irriverenza. In questo modo l’ambientazione nella Russia del ‘700, alla corte di Pietro III e Caterina, diventa pop, ricca di situazioni esilaranti e grottesche, con un linguaggio tagliente e ironico. D’altronde, è la sigla iniziale della serie ad avvertire il pubblico sul tipo di riscrittura del passato: “an occasionally true story” (“una storia occasionalmente vera”) è la scritta che compare sotto al titolo. McNamara non ha intenzione di essere fedele e accurato, ma di distorcere la Storia per ridarle vitalità.

La serie si apre con l’arrivo in Russia della giovane Caterina, che viene presentata inizialmente come ingenua e idealista. Ben presto, però, la ragazza si rende conto che il matrimonio con Pietro non è una favola come si aspettava e man mano che conosce i modi crudeli ed eccessivi della corte e del marito, Caterina cambia rotta. Il suo obiettivo è quello di diventare imperatrice di Russia al posto di Pietro, modernizzando un Paese allo sbaraglio, tentando di manipolare la corte con i suoi stessi metodi.

L’interpretazione del personaggio è affidata a Elle Fanning, che è in grado di mostrare le mille sfaccettature e contraddizioni di Caterina, capace di essere crudele e calcolatrice e romantica e idealista al tempo stesso. Irresistibile è la chimica con Nicholas Hoult, il volto di Pietro, un imperatore infantile, volubile ma al contempo affascinante e mai intenzionalmente cattivo. Per questo motivo è difficile non empatizzare con lui, perché non viene mai messo al pari di un mostro, anzi, spesso è in grado di mostrare una fragilità inaspettata. La loro relazione è centrale e i due sono agli antipodi: da una parte lei rappresenta la ragione e le idee illuministiche, dall’altra lui resiste al cambiamento con una battuta oscena alla volta. Questa dinamica, accompagnata da una serie di bizzarri personaggi secondari, dà vita a un insieme di circostanze molto divertenti, che mescolano l’assurdo, il brutale e l’ironico. È solo verso la fine della terza stagione che le cose purtroppo cambiano, ma non posso rivelare altro per evitare di incappare in spoiler.

Oltre ai dialoghi e alle situazioni, l’irriverenza verso l’accuratezza storica viene sottolineata anche dalle scenografie che ritraggono l’opulenza del palazzo e dai costumi che spesso hanno colori sgargianti decisamente eccessivi per l’epoca. Ma è proprio questa la bellezza della serie: la sua capacità di distinguersi dai period drama grazie ad un tono sopra le righe, ma che non sfugge mai di mano.

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