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QT n. 3, marzo 2026 Trentagiorni

Accoglienza migranti e volontariato

Il profumo dei fiori di calicantus riempie l’aria in questi giorni di febbraio e suona evidentemente per i nostri amministratori come un richiamo primaverile per chiudere definitivamente il dormitorio della Clarina. Se son fiori non può essere emergenza freddo. Come se a dormire sulle roste dell’Adige con 7 gradi e i topi fosse più dignitoso se accompagnato dal profumo che illude di primavera.

Come LiberaLaParola, scuola d’italiano per stranieri, abbiamo dato il nostro piccolo contributo come volontari per tenere aperto il dormitorio e renderlo il più accogliente possibile. Contributo piccolo non perché vi fosse una scarsa disponibilità da parte dei nostri insegnanti a trascorrere una notte con chi può per una volta evitare di trascorrerla all’addiaccio, ma perché, al contrario, la lista di persone disponibili è apparsa fin dall’inizio, e si è confermata nelle successive proroghe, lunghissima: dai “colleghi” della Penny Wirton a quelli della Scuola d’italiano S. Antonio, dai vigili del fuoco agli scout. Il tutto col coordinamento dei volontari della Croce Rossa. La necessità espressa dall’assessora Casonato di “preservare i volontari per non esaurirli e averli pronti nel momento dell’emergenza” è un timore infondato. E la grande risposta data dal volontariato lo dimostra.

Concordiamo invece sul fatto che occorrono professionisti e non volontari per gestire dormitori e centri di accoglienza.

Pertanto ribadiamo che noi ci saremo sempre nell’emergenza per evitare che anche solo una persona debba passare una notte in strada, assumendo un ruolo che non ci compete, smontando così fin dall'inizio un comodo alibi (“Non si trovano volontari e quindi non si aprono i dormitori”), ma rifiutando l’idea che la tutela della dignità umana possa essere una concessione e non un dovere civile della comunità. Chiediamo pertanto al Comune di Trento di porre in essere tutte le azioni possibili per programmare iin maniera strutturale un sistema che garantisca un riparo e il ripristino di un minimo di dignità a persone abbandonate nell'indigenza, anche a prescindere dal cinismo della Provincia..

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