Una storia attuale
“La coscienza di Zeno”
Tra i grandi romanzi del Novecento, “La coscienza di Zeno” anticipa le nevrosi dell'uomo contemporaneo, pieno di contraddizioni, dibattuto tra l'apparenza e la sostanza, tra l'auto-realizzazione e il quieto vivere, tra le convenzioni borghesi e la trasgressione. E nell'interpretazione di Alessandro Haber, che ha portato in scena il protagonista del romanzo di Italo Svevo nell'allestimento del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia al Teatro Sociale, c'è una perfetta identificazione dell'attore con Zeno Cosini. Lo ripete del resto lo stesso attore nelle tante presentazioni che hanno accompagnato lo spettacolo messo in scena per la regia di Paolo Valerio in occasione del centenario della pubblicazione del romanzo nel 2023 e che continua le repliche riscuotendo sempre un grande successo. Le doti istrioniche di Haber sono indiscutibili e lo spettacolo regge soprattutto grazie al suo carisma, ma anche gli altri attori, ben nove, sono all'altezza e reggono bene il confronto. Lo spettacolo si svolge con il dialogo continuo tra Zeno/Haber e gli altri personaggi del romanzo: Haber è Zeno da vecchio che ricorda la sua vita, chiamando in causa di volta in volta i protagonisti dei momenti salienti: il padre, le sorelle Malfenti, Guido Speier, l'amante Carla.

L'adattamento di Monica Codena e Paolo Valerio è fedele, segue il flusso di coscienza del romanzo, nato dal suggerimento dello psichiatra a Zeno di scrivere perché guarisse dalle sue nevrosi, con in più l'espediente di presentare i due protagonisti, Zeno vecchio (come detto, Haber) e giovane, interpretato da Francesco Godina, per mettere a confronto le due facce di un individuo in perenne conflitto con se stesso. Il dialogo tra i due evidenzia quello che avrebbe voluto essere e quello che è diventato, senza mai dare dei giudizi di valore, perché Zeno è l'uomo qualunque, che sceglie di non scegliere, di affidarsi al caso. La sua malattia deriva dalla incapacità di prendersi delle responsabilità, di avere un obiettivo o di appassionarsi a qualcuno o qualcosa. Sta qui la grande attualità di un romanzo di cent'anni fa, nel descrivere le difficoltà dell'individuo ad accettare una vita fatta di ipocrisie, di non scelte, di non detti.
La narrazione è scandita da una scenografia che alterna gli interni di una casa borghese con le vedute di Trieste, proiettata su tre pareti nel centro delle quali troneggia un oblò che è anche schermo su cui proporre di volta in volta i primi piani dei personaggi, chiari di luna e orizzonti marini. Le scene sono suggestive e immergono lo spettatore in un'atmosfera in bianco e nero (sia le immagini che i costumi di Marta Crisolini Malatesta sono in bianco, nero e grigio) come dentro un film muto dove i passaggi narrativi avvengono con un movimento di sedie e passi di danza degli attori.
Haber si definisce un burattinaio che fa rivivere gli episodi cruciali della vita: nell'incontro che si è tenuto allo spazio Foyer del Sociale dopo la prima replica del 12 febbraio ha sottolineato come lui sia entrato nel personaggio: “Sento che fa parte di me. – ha detto – La sua immaturità, la sua mediocrità, ma anche la sua ironia sono anche le mie. Ho cercato di creare così qualcosa di diverso dal testo originale, inserendo nello spettacolo anche due episodi che riguardano il rapporto con mio padre e un'amicizia nata con un compagno di scuola quando vivevo a Tel Aviv”. Il passaggio che più affascina l'attore, ha confessato, è la conclusione dello spettacolo che coincide con quella del romanzo: un'inquietante previsione di un futuro segnato da “un'esplosione enorme che nessuno udrà, con la terra ritornata alla forma di nebulosa che errerà nei cieli priva di parassiti e malattie”. L'esplosione, immagina Svevo, sarà provocata da “un uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, che ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere al massimo”. Un monito all'umanità, che Svevo vedeva proiettata sempre più alla creazione di ordigni per progredire, ma che da questi ordigni potrà essere distrutta. Monito tuttora di sconvolgente attualità.