Pinè: l’inquinamento che non si vuole vedere
I rilevamenti dell’APPA sul lago di Serraia nascosti in un cassetto. E così si va avanti come se niente fosse.
Da diversi anni si è scoperto che il lago Serraia di Baselga di Pinè è inquinato da rifiuti liquidi carichi di fosforo ed azoto, fertilizzanti, che percolano dalle coltivazioni in serra delle fragole e da altre coltivazioni che si affacciano alle sue sponde. Addirittura le acque del lago erano state utilizzate per ghiacciare, a loro carico, il primo anello di pattinaggio (oggi fortunatamente si è soprasseduto).
Già nel secolo scorso ci si era accorti del problema dell’eutrofizzazione, ossia di un’alterazione dell'equilibrio ecologico dell’ecosistema dovuta a un eccessivo arricchimento di nutrienti, principalmente azoto e fosforo, provocato da attività come agricoltura intensiva e scarichi reflui; con conseguente proliferazione abnorme di alghe, che riducendo l'ossigeno disponibile, provocano la morte di pesci e la perdita di biodiversità. Si era quindi cercato di eliminare nel lago di Serraia l’immissione di liquidi industriali fertilizzanti con un sistema di raccolta mediante vasche indipendenti dalle acque, con riciclo e recupero dei fertilizzanti residui.
Tutto a posto? No, il sistema costava troppo, aveva bisogno di troppa manutenzione e alla fine è stato abbandonato, né si è trovata una alternativa valida.
Invece, peggiorando la situazione, si sono introdotti nella coltivazione delle fragole, che arrivano tout court in tavola, anche dei prodotti medicali, pesticidi, per prevenire malattie delle fragole e prolungarne la conservazione, ed assieme alle acque industriali di risulta della concimazione, hanno cominciato ad arrivare, nella falda del lago della Serraia, anche i pesticidi.
Qualcuno se ne è accorto e l’Autorita’ nel 2023 ha disposto il divieto di balneazione. Si era a fine estate, non c’è stato clamore. Il che non vuol dire che le cose vadano bene, come rileva un’interrogazione del consigliere provinciale Filippo Degasperi dello scorso dicembre.
Degasperi allega i risultati, rielaborati in grafici e tabelle, dei rilevamenti effettuati dall’Agenzia Provinciale Protezione Ambiente nel lago di Serraia, nei punti in cui sversano i canali di scolo delle serre, come pure nel centro del lago.
Nella Tabella 1 sono riportati i valori di Azoto ammoniacale in uno di punti di prelievo (analoghi sono i risultati negli altri punti) nella 2 il Fosforo totale, nella 3 i Nitrati. La conclusione è che sono largamente superati sia i limiti di allarme per la vita acquatica, sia i valori soglia per la morte dei pesci.
Poi ci sono i fitofarmaci. I tecnici dell’APPA hanno monitorato i punti in cui arrivano gli affluenti con frequenze relativamente basse (7 volte nel 2022, 2 volte nel 2023, 3 volte nel 2024 e 2 volte nel 2025): orbene, ogni volta sono stati riscontrati, in valori superiori ai limiti ammessi, fitofarmaci in uso nelle serre.
Uno di essi, l’OrtoFenilFenolo, è stato trovato anche al centro del lago, con un valore due volte superiore al limite. E’ una sostanza tossica, che può provocare irritazione cutanea e danni agli occhi e alle vie respiratorie: non a caso più volte i bagnanti hanno segnalato fastidiose irritazioni.



Conclusioni
Dal punto di vista ambientale la situazione è molto grave. Si è lontanissimi dai limiti entro cui il lago, con il rimescolamento delle acque, può migliorare: si sta arrivando al punto di non ritorno, con il lago destinato a venire ricordato come un lago morto.
Anche la balneazione è a rischio, anzi è un rischio. Dovrebbero essere fatti studi più incisivi, ma dubitiamo che si facciano. Comunque anche i risultati degli studi attuali dovrebbero sollecitare pronti e drastici interventi.
Non basta: per via del pompaggio acque, da parte di Dolomiti Energia, dal lago Serraia al lago Piazze, si teme che si sviluppino alghe e si trasferiscano pesticidi. Ma la falda del lago delle Piazze alimenta l’acquedotto potabile della val di Cembra. Come pure le acque del lago Serraia si riversano, con il loro carico inquinante nel rio Silla, penetrando nella falda che – ricordiamolo – è porfirica e quindi non depura, eppure alimenta un acquedotto di Trento.
C’è dell’irresponsabilità da parte dell’Autorità nel non provvedere immediatamente all’intercettazione dei colaticci d’acqua industriale dell’area delle serre, come nel non imporre, immediatamente, almeno la pratica biologica (ossia senza pesticidi) nelle coltivazioni gravitanti sul lago e nel non dotare di controllo della presenza di pesticidi nell’acquedotto potabile della val di Cembra e dell’acquedotto industriale di Trento. Si sta superando davvero il limite, l’equilibrio tra la natura e le economie turistiche, agricole, industriali sembra rotto.
I termini per la risposta all’interrogazione del consigliere Degasperi sono scaduti il 10 gennaio. Per ora tutto tace
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Per chi volesse approfondire il tema dell’inquinamento dei laghi dell’altopiano di Pinè indico che www.comitatolaghi.org è il sito, presieduto dal dottor Claudio Joriatti, già sindaco di Baselga di Pinè e già dirigente della Fondazione Mach di San Michele all’Adige, che da anni raccoglie dati e proposte dei cittadini dell’altopiano finalizzate alla tutela ambientale dei due laghi, della Serraia e delle Piazze.
Il tema è stato trattato in precedenza anche nei seguenti numeri di QT: aprile 2021 (Ultima chiamata per il lago della Serraia), maggio 2022 (Un fitoparco per la Serraia)